Dal prossimo fine settimana al via il trekking primaverile alla scoperta delle nostre montagne
Arrivati all’Abetone, potrete in pochi minuti assaporare i primi gusti della primavera. Partendo dal castello di Monfestino potrete, infatti, addentrarvi nella meravigliosa valle del Rio Bucamante, alla scoperta delle cascate nascoste nel folto di boschi di carpino e cerri e della leggenda che dà il curioso nome a questo luogo.
L’appennino tosco-emiliano è costellato di tante piccole perle, spesso sconosciute perché al di fuori dei grandi circuiti turistici. Ed anche noi che ci viviamo accanto a volte le “snobbiamo” per mete più sofisticate e non ci rendiamo conto di quanto ci stiamo perdendo.
Vicino all’Abetone potrete osservare le cascate del Rio Bucamante (il nome pare derivare da una leggenda di una giovane coppia di amanti) si trovano nascoste in un fitto bosco di latifoglie e si possono raggiungere a piedi scendendo da Monfestino oppure, come nel nostro caso, risalendo da Granarolo, località comodamente raggiungibili in automobile. Una volta raggiunte le rovine fascinose del settecentesco edificio di Serola di Sotto, si abbandona la carrareccia e s’imbocca, verso il solco vallivo adiacente, un sentiero che attraversa un campo di farfaraccio ed altre piante igrofile e ben presto si raggiunge la base della prima cascata.
Le cascate sono impostate in corrispondenza d’alcune discontinuità litologiche, che caratterizzano il versante. La più imponente è quella basale ed ha un’altezza di circa 18 m.
Risalendo verso monte il torrente, si arriva ad un secondo gradino nel versante, responsabile della formazione d’altre due cascate, con un’altezza complessiva di 12 m circa.
In corrispondenza delle cascate, nell’alveo affiorano alcuni grossi strati rocciosi più resistenti, calcareo marnosi, del Flysch di Monte Cassio (Campaniano sup.- Maastrichtiano), che in questa zona sono disposti secondo giacitura a reggipoggio. La presenza di un sistema di faglie e fratture trasversali alla valle ha, inoltre, contribuito all’erosione non omogenea del versante ed alla formazione di salti nel profilo del Rio Bucamante.
Le acque del Rio sono particolarmente ricche di bicarbonato di calcio; conseguentemente alla natura delle rocce che esso attraversa. L’abbondante quantità di questo sale disciolto nell’acqua provoca, in corrispondenza delle cascate, la formazione di concrezioni e di “drappi” travertino. L’acqua che alimenta il torrente non deriva da sorgenti o gruppi di sorgenti ben individualizzate, ma l’incisione valliva del piccolo corso d’acqua rappresenta una linea di drenaggio diretta della falda acquifera, che s’immagazzina nei detriti di versante e all’interno dello stesso flysch, in questa zona intensamente fratturato: questo serbatoio, che mai si prosciuga completamente, costituisce una modesta risorsa idrica della “placca” di Serramazzoni, assai povera priva di sorgenti perenni.
Il trekking si terrà il 2 Aprile, da oggi sono aperte le iscrizioni.



