Le prime parole di Matej Radunic, rinforzo degli Herons. La nuova maglia dopo l’esperienza in Ucraina: «Sono venuto via appena in tempo»
Matej Radunic è a Montecatini da domenica. Ha ammirato i suoi nuovi compagni degli Herons dilagare al PalaTerme con la Virtus Siena, ha superato le visite mediche e da qualche giorno è a disposizione di coach Barsotti per gli allenamenti, in attesa del probabile esordio di sabato sera a Castelfiorentino. Centro croato classe ’96, alto 212 cm e dalle indiscusse qualità, sulle sue tracce c’era anche Gema. Così tanto per aggiungere un po’ di pepe alla rivalità già di per sé incandescente, con il secondo derby del 10 aprile sempre più vicino. Il nativo di Pola è arrivato come colpo a sorpresa di MTVB, capace in pochi giorni di assicurarsi l’unico rinforzo possibile per osare un ulteriore salto di qualità.
Ossia un dominatore d’area in grado di tenere testa a Rasio, sontuoso lungo argentino dei cugini rossoblù. Il gigante d’Istria si è presentato tramite alcuni video postati sui social dagli Herons. La sua è una presentazione inedita e insolita. I temi caldi non si limitano infatti all’approdo alla corte di coach Barsotti, alle impressioni e alle aspirazioni sulla sua nuova maglia. Questo perché Matej è reduce da un’esperienza di sei mesi in Ucraina, nel massimo campionato. E ha vissuto dall’interno il climax di tensione militare sfociato nell’invasione russa. Un argomento delicato, doloroso, di cui però il ragazzone si è sentito di parlare, parallelamente alla sua nuova avventura cestistica.
LA PERMANENZA A MYKOLAÏV E LA CORSA CONTRO IL TEMPO
Per Matej, in Italia dal 2018 con tre campionati di C Gold vinti su quattro partecipazioni e due precampionati in serie A (con Reggio Emilia nel 2020 e Tortona nel 2021), quest’estate l’Ucraina si è manifestata come importante occasione di crescita. Un’altra partecipazione in una massima serie internazionale, dopo quelle in patria con lo Škrljevo, valeva come discreto step di carriera. Il suo club, MBC Mykolaïv, lottava sul fondo della classifica ma lui si stava mettendo in mostra, viaggiando a 11 punti e 5 rimbalzi di media. Poi però, col passare dei mesi, la permanenza nel Paese del grano e del cielo si è rivelata sempre più pericolosa.
«Sono venuto via dall’Ucraina il 26 febbraio, il giorno dopo la guerra è arrivata a Mykolaïv – apre il giovane – e ora la città è ogni giorno sotto l’attacco delle bombe. Non so davvero come sia possibile che nel 2022 succedano cose così brutte come questa guerra» commenta incredulo. La città dove giocava e abitava è crivellata dalle bombe russe e al contempo difesa dai resistenti, compreso il governatore dell’oblast’ (regione) Vitaly Kim. «Tanti i miei amici e compagni ucraini sono passati dal palazzetto alla guerra. Hanno preso i kalashnikov e sono andati a combattere e a difendere la città. Sono sempre in contatto con loro – aggiunge – quando ci parlo mi viene sempre da piangere».
Un inferno dal quale Radunic è riuscito a fuggire appena in tempo. «Mi ha chiamato il mio procuratore dicendomi di prendere tutte le mie cose e salire sul primo aereo per uscire dall’Ucraina, perché in 24 o 48 ore sarebbe peggiorata la situazione. Erano le 17, dovevo fare due ore di macchina per arrivare all’aeroporto di Odessa. L’ultimo volo era alle 21 e 50. Ho fatto una corsa, chiamato il taxi e preso l’areo per Istanbul. Il giorno dopo sono arrivate le prime bombe a Mykolaïv. Se non avessi preso l’aereo quella sera – riflette a posteriori – non so come sarei uscito dall’Ucraina. Perché poi si è chiuso tutto, a pensarci fa veramente male» esterna sincero il 26enne.
LA NUOVA AVVENTURA AGLI HERONS
La new entry indosserà la maglia numero 41, divenuta celebre grazie a Dirk Nowitzki. Ma visto che la nazionalità è la solita, i tifosi più storici sognano che il nuovo acquisto faccia loro rivivere anche un briciolo delle emozioni evocate dal “console” Andro Knego, tra i protagonisti della Panapesca Montecatini che salì per la prima volta in A1 a fine anni ’80. Per finire il giro di stelle comete, nei vittoriosi trascorsi tricolore qualcuno ha accostato lo stile di gioco tecnico di Radunic a quello del centro serbo NBA Nikola Jokic, seppur chiaramente in scala ridotta. «Sono contento di essere a Montecatini, città molto famosa per la pallacanestro. Sono arrivato qua per fare il meglio possibile per me, per tutta la squadra e i tifosi degli Herons Montecatini» chiarisce subito Radunic.
«Avevo deciso di non firmare più in serie C ma poi ho cambiato idea quando venuto via dall’Ucraina – a fine febbraio – mi ha chiamato il presidente Andrea Luchi, spiegandomi questo progetto così professionale». Dopo aver fatto la fortuna di Juvi Cremona, College Borgomanero, Chiusi (stagione interrotta dalla pandemia) e Fortitudo Roma, a Montecatini cercherà di non rovinarsi la media. «Ho inziato a giocare a 10 anni – racconta riavvolgendo il nastro all’infanzia Matej – mio padre è stato giocatore dell’ex Jugoplastika (storico club di Spalato). Ha giocato con Kukoč e Rađa, tra i giocatori più importanti in Europa. Il mio primo sport è stato il calcio, facevo il portiere. Poi mi hanno detto tutti di giocare a basket per l’altezza – spiega il nuovo airone – e iniziando mi è piaciuto subito. Sono contento di averlo fatto».
Di basket Radunic ne ha vissuto tanto. Ma quel che ha visto nei primi allenamenti con la nuova squadra sembra averlo impressionato. «Ho fatto precampionati con Reggio Emilia e Tortona in serie A, posso dire che nei nostri allenamenti si corre di più della serie A. È una pallacanestro non di C1 e neanche di B. Il nostro allenatore mi piace molto – riferendosi a coach Federico Barsotti – mi ricorda i primi allenatori che mi hanno insegnato, è sempre arrabbiato (sorride, nda). Con lui si può crescere molto. Anche la squadra mi piace tantissimo. Siamo tutti giovani, ognuno sa qual è il proprio ruolo. Speriamo di fare il miglior risultato possibile – ribadisce il pivot in odore di debutto – che è il motivo per cui sono arrivato. Servirà una grande chimica, dovremo funzionare sia dentro che fuori dal palazzetto, come amici».



