Pistoia verso Scafati, dove ritroverà l’ex Ed Daniel. Guido Meini ricorda l’annata d’oro 2013/14, con tanto di aneddoto legato a “Eddy”
Comincia dalla Campania la fase a orologio del Pistoia Basket, che sabato farà visita alla Givova Scafati, testa di serie del girone rosso. Tra i gialloblù di Alessandro Rossi, giovane coach in estate accostato per qualche giorno anche alla GTG, diversi elementi di spessore per la categoria. Sia gli italiani, tra i confermati Rossato e Cucci e i nuovi ed esperti De Laurentiis, Ikangi, Raucci, Monaldi e Ambrosin (questi ultimi due reduci dalle promozioni in A con Napoli e Tortona), ma anche gli americani. Il funambolico e razzente Rotnei Clarke, e sotto le plance una vecchia conoscenza biancorossa come Edward Daniel, che sta viaggiando a quasi 11 punti e 8 rimbalzi di media. Fu proprio dal PalaCarrara che il lungo classe ’90 nativo di Birmingham (Alabama) cominciò la propria carriera senior proseguita poi tra Italia, Israele, Francia e Grecia.
Appena tornata nella massima serie con la gloriosa promozione del 2013, la Pistoia di Paolo Moretti dà il benvenuto a cinque USA. Brad Wanamaker, Kyle Gibson, Deron Washington, Jajuan Johnson ed Ed Daniel, in uscita dal College di Murray St. (Kentucky). In prima fila ad accoglierli, i tre italiani confermati dall’anno precedente: capitan Gek Galanda, Riky Cortese e Guido Meini. Il resto è storia. Dopo un avvio di campionato in salita, la GTG si trasforma in lieta sorpresa e mina vagante di quella serie A, agguantando da neopromossa i playoff, dove perde lottando alla pari con l’Olimpia Milano poi campione d’Italia. A riportarci a quell’annata d’oro e ai momenti condivisi con “Eddy”, proprio una colonna portante di quella squadra come Guido Meini.
LA STAGIONE 2013/14 E L’ANEDDOTO DEL RIPOSINO
«Anche se molto eterogeneo nelle caratteristiche dei singoli, quello lì era un gruppo molto unito – apre Guido Meini -. Nonostante la diversità anche anagrafica con me e Gek (Galanda, nda) che eravamo i più stagionati – ironizza – ci frequentavamo molto anche fuori dal campo. Di questo va dato merito anche all’attuale e allora sponsor Giorgio Tesi Group, che ha messo a disposizione gli spazi e la mensa che rendevano possibili i momenti di condivisione anche tra le famiglie. In quei momenti lì si è cementato un gruppo molto variegato ma molto unito» ribadisce l’attuale ds della Gema Montecatini in C Gold.
«Eddy si presentò come giocatore sui generis – passa all’ex compagno Daniel – come tutta la squadra. Giocava da cinque ma era più piccolo del quattro (201 cm, nda) ma ci stava alla grande perché eravamo una squadra particolare. Come stile di gioco, non chiaramente come livello, giocavamo quasi più da college o NBA che in modo europeo. Fu merito di Paolo (Moretti, nda) e dello staff che plasmarono l’impianto del nostro gioco sulle caratteristiche dei ragazzi. Eddy lo ricordo come ragazzo molto divertente e solare – racconta “Guido il pistoiese” -. All’inizio un po’ indolente perché magari non abituato a certi ritmi, poi invece si ambientò benissimo. Come tutti fece una stagione incredibile».
Indelebili i risultati, indelebili gli aneddoti. «L’immagine più divertente che ho di lui resta quella di un giovedì della settimana di allenamenti non stop messa in piedi da Paolo – introduce riferendosi alle difficoltà di inizio campionato – dove tra l’allenamento della mattina e quello del pomeriggio restavamo a riposare al palazzetto. Uscii dallo spogliatoio dove dormivo sul lettino di Vinicio Vignali per affacciarmi sul campo, in quei giorni – precisa Meini – era un po’ come alzarsi da letto e affacciarsi in salotto, e vidi questa cesta di capelli incastrata nei gradoni. Si era messo a dormire sdraiato tra una fila e l’altra delle seggioline del PalaCarrara».
Al posto della cesta afro adesso Daniel sfoggia un’acconciatura rasta che ben si addice al suo essere tarantolato in campo. Benché non sia esploso come ad esempio Wanamaker, l’ex Varese, Cremona e Fortitudo Bologna resta un giocatore di alto profilo, specialmente per l’A2. «È un giocatore con caratteristiche particolari – aggiunge da intenditore il dirigente e bandiera rossoblù – quindi non adatto a tutti ma assolutamente efficace. Perciò era semplice capire che avrebbe fatto la sua bella carriera. Poi come per tutti gli atleti – chiude – ci sono delle sliding doors che spesso e volentieri si rivelano determinanti».
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