Il capitano del Pistoia Basket, Gianluca Della Rosa, ha toccato quota 150 presenze con la maglia biancorossa. Il racconto della sua avventura
Si sarebbe meritato un’altra festa per le sue 150 presenze ufficiali in biancorosso. Gli scatenati giovanotti di Cento gliel’hanno un po’ rovinata e ora venerdì Gianluca Della Rosa cercherà il riscatto insieme a questa bella Pistoia operaia di cui lui è indubbiamente l’emblema. Riaccendere i sogni, ripartire, non arrendersi e non nascondersi mai, mettere la faccia nei momenti difficili, è il filo che rilega le pagine del libro cuore che lui sta scrivendo con il biancorosso da anni. Un libro che ruota intorno a un sogno realizzato com’è giocare in serie A1 per la squadra della tua città, quella per cui tifi da bambino, quella che ammiri dopo ogni allenamento con le giovanili. Una squadra di cui magari diventi anche capitano.
Detta così la storia di Gianluca, la zanzara biancorossa, l’eroe della classe operaia dei nostri canestri, Bostick di ogni spogliatoio, capoclasse della scanzonata squadra di un prof sui generis come Nicola Brienza, uno di quelli che ti spinge a succhiare il midollo della vita, a cogliere sempre l’attimo fuggente, può sembrare una favola. E della favola c’è anche quel tocco di polverina magica che porta con sé l’incontro con un mago del basket, anzi uno sciamano, un santone come il Diablo Esposito che a poco più di 21 anni lo lancia in A1 a campionato in corso, in una stagione iniziata da disoccupato. E così, dopo l’infortunio di Tommaso Laquintana, il 9 dicembre 2017 l’aggregato Gianluca Della Rosa diventa l’aiuto regista di un certo Ronnie Moore.
Roba da film americano, da sogno americano, da ultimi che saranno i primi. Ma l’incantesimo finisce qui. E prima e dopo il sogno, c’è la vita da vivere come canta il Liga da quelle campagne non lontane da Cento, tra la via Emilia e il West dove i sogni di rock‘n roll si annaffiano di Lambrusco e popcorn. Da qui in poi a questo ragazzino esile dal cuore grande, un combattente della prima ora, grinta a tratti commovente, umiltà esagerata, non verrà regalato più nulla. E questo lo sa anche babbo Stefano che scherzando con quell’ironia schietta che non tradisce le origini livornesi, lo definisce “il raccomandato”. In pubblico schiva le interviste su Gianluca, come in campo faceva con gli avversari da ex play della Maltinti che 35 anni fa esatti ad Arese portò per la prima volta Pistoia in serie A. Eppure chissà come deve essere orgoglioso dei suoi ragazzi. Gianluca come Tommaso, il capitano e l’assistente coach, entrambi profeti in patria, protagonisti di quella squadra per cui si sono sgolati in curva da ragazzi, per cui in questi anni sono stati più in palestra che a casa. E Gianluca, che forse per qualcuno incredibilmente è ancora il figlio del dirigente, del presidente dell’Academy, più che un capitano è un vero e proprio ambasciatore a tutto campo del Pistoia Basket fuori dal PalaCarrara
In questi anni, lo abbiamo visto dividersi anche tra due o tre camp estivi, testimonial e paciere delle mille fazioni dei baskettari di casa nostra. Non ha mai detto di no ad una serata pubblica o a un invito nelle scuole. Il suo esempio, il suo essere capitano tra la gente, vale più di mille campagne di marketing. Eppure dopo cinque anni tra A1 e A2 Gianluca non ha mai perso il senso della realtà, continua a lavorare come chi il campo se l’è sempre sudato, come chi conosce potenzialità e limiti di una vita da mediano. Ma su quelle spalle esili si è caricato di tutto. Spesso è sembrato farlo da solo, come quando lo abbiamo incontrato proprio ad un camp di ragazzi nell’estate del 2020 a spiegare l’autoretrocessione ai bambini. Un brutto colpo ai sogni, senza però riuscire a cancellarli. Eppure in quel sogno poi interrotto dalla pandemia, quanto ci avevano creduto lui e i ragazzi di Michele Carrea. Rialzarsi non deve essere stato facile, come dopo la stagione precedente, quella in cui la fascia di capitano più che accarezzarlo, gli cade sul braccio come un macigno dopo la fuga di Dom Johnson che lascia la barca alla deriva. Solo la penalizzazione di Torino cancella la retrocessione di fatto, ma non le notti insonni, i mal di pancia del più giovane capitano della serie A1. Ancora una volta lui, Gianluca, a metterci la faccia e le lacrime scusandosi di fronte alla curva.
Della, faccia pulita che unisce come piacerebbe molto al presidente Roberto Maltinti. Della che probabilmente aveva giurato da bambino che se un giorno fosse diventato capitano della sua Pistoia in A1, l’avrebbe servita nella buona e nella cattiva sorte. Della, che nelle giovanili serviva caramelle a un certo Davide Moretti, uno dei volti dei miracolosi playoff scudetto di Pesaro. Della, lanciato da Enzino Esposito. Della, a cui Fiorello Toppo e Giacomo Galanda hanno lasciato l’eredità di capitano coraggioso. Della, il compagno di squadra che tutti vorrebbero avere. C’è chi in provincia si sente una super star per molto meno. Della, che da due anni gioca con Sacca, il suo idolo delle giovanili di cui ha ripercorso le tappe. Campioni della porta accanto, amici nostri, in campo si portano una città che sembra stanca anche di sognare. Ma sono sempre i sogni a dare forma al mondo. E allora sogna ragazzo sogna, sogna Gianluca che il tuo sogno sarà sempre il nostro.



