Mister Mangialardi racconta la cavalcata del suo Quarrata Olimpia

Il Quarrata vola in Seconda Categoria, il tecnico Mangialardi spiega i segreti del successo e svela i momenti decisivi di un annata magica

In una stagione praticamente perfetta, conclusa con la promozione in Seconda Categoria, Massimiliano Mangialardi ha vissuto da assoluto protagonista la cavalcata che ha portato il suo Quarrata Olimpia ad imporsi nel girone A di Terza Categoria. Il mister è stato uno dei maggiori artefici della grande stagione dei suoi, e ci ha raccontato dall’interno quello che è stato l’anno d’oro dei quarratini.

UNA VITTORIA DI SQUADRA

Mister, com’è stato raggiungere la Seconda Categoria?

«Personalmente sono stato quello più sereno di tutti -inizia Mangialardi-, qualcuno mi ha addirittura fatto notare che probabilmente non festeggiavo abbastanza. In realtà ero più che convinto, fin dall’inizio, che avremmo potuto raggiungere l’obiettivo, e per questo devo dare grande merito ai ragazzi. Sono loro i veri eroi. Ad inizio anno la dirigenza ci aveva chiesto di divertirci e di essere d’esempio per i bambini del settore giovanile. Abbiamo cominciato la stagione con questi presupposti, senza porci nessun limite. Si è venuta a creare una grande famiglia, che vive di un mix perfetto tra giovani di belle speranze e giocatori esperti. I legame che ci unisce ha portato il Quarrata a fare qualcosa che probabilmente era oltre le nostre più rosee aspettative».

Qual è stato il segreto del vostro successo?

«Il segreto di tutto è la società, che è di un livello altissimo, al top nella provincia e non solo. A partire dal presidente, fino ad arrivare ai custodi, sono tutte persone appassionate e coinvolte. Fanno un lavoro dietro le quinte, che però è fondamentale. La dirigenza ci ha sempre supportati, anche nei momenti più difficili. Dalle cene post allenamento alle divise lavate e stirate ogni giorno, sono tutte cose che in queste categorie mancano e che la dirigenza non ci ha fatto mai mancare, i dettagli fanno la differenza. Altro elemento fondamentale -continua il mister- è stato Antonino Santoro, il nostro preparatore atletico. La sua competenza e preparazione ci ha permesso di arrivare ai mesi decisivi nel miglior stato di forma possibile, superiore a quello delle altre concorrenti. Nonostante tutte le difficoltà legate al Covid è riuscito a preparare al meglio la squadra, i successi di febbraio e marzo sono merito suo».

LA RINASCITA

Cos’è successo dopo quell’avvio shock?

«Nelle prime quattro partite non abbiamo fatto neanche un punto, le quattro sconfitte iniziali ci avevano dato un duro colpo, pur essendo consapevoli di quello che eravamo in grado di fare. Infatti, nonostante i risultati mancassero, le prestazioni erano state ottime. Paradossalmente la partita che ci ha fatto svoltare l’annata è stata la prima sconfitta veramente meritata, e cioè il 3-1 contro il Tobbiana. Arrivammo al match delusi e scarichi mentalmente, non ci fu partita in quell’occasione. Da lì, però, qualcosa è cambiato. La serenità che ci ha trasmesso la società è stata determinante, ci ha fatto sentire a nostro agio. Facemmo una riunione per ristabilire la calma, da lì non abbiamo più perso».

Oltre alle prime partite, c’è stato qualche altro momento buio?

«Il momento più difficile è stato proprio alla rifinitura pre finale play off, in cui quattro titolatissimi hanno alzato bandiera bianca. Praticamente ci siamo ritrovati, alle porte della partita più importante dell’anno, senza alcuni elementi fondamentali. Ma ancora una volta -spiega il tecnico- la grande forza di questa squadra si è rivela essere il gruppo. Spesso e volentieri le seconde linee sono state decisive, e la stessa cosa è accaduta anche in finale. Coloro che non avrebbero dovuto giocare hanno disputato una partita perfetta, portandoci in Seconda Categoria».

Eravate primi in classifica quando il P.S.C. vinse il ricorso con lo Sporting Casini, come la prendeste?

«Quando arrivò la notizia del ricorso vinto dal Prato Social Club non perdemmo la calma. Mancava una partita al termine della stagione e battei tanto sull’aspetto mentale. Dissi ai miei ragazzi che se avessimo vinto la finale play off sarebbe stato come aver vinto il campionato. Non ho permesso a nessuno di farsi prendere dalla tristezza per il primato perso. Sul campo siamo quelli che hanno fatto più punti, per cui non c’era niente di cui rimanere tristi. Anzi, lo stimolo era ancora maggiore. Per me è come se lo scudetto lo avessimo vinto noi, abbiamo dimostrato di essere i migliori».

FINALE E NUOVO INIZIO

Come avete vissuto la finalissima contro la Ferruccia?

«Abbiamo avuto molto tempo per preparare la sfida con la Ferruccia, e direi che l’abbiamo sfruttato al meglio. In più sapevamo di avere due risultati su tre a disposizione. I 120 minuti che ci hanno consegnato la Seconda Categoria sono stati come me li aspettavo. La Ferruccia ha avuto più possesso palla, ma noi abbiamo creato più occasioni. La nostra difesa granitica ci ha permesso di non rischiare praticamente nulla. Secondo me la squadra del presidente Coppini era la più tosta da battere -ammette Mangialardi-. Per noi è stato un derby sentito e affrontarli in finale non è stato facile. Sinceramente avrei voluto evitare loro e lo Sporting Casini, altra squadra tostissima. Paradossalmente, secondo me, il Prato Social Club sarebbe stata più facile da affrontare in una finale play off. A livello tattico anche nelle due sfide di campionato non ci hanno dato grandi problemi».

Come vede la prossima stagione?

«Pe programmare la prossima stagione abbiamo già fissato un appuntamento a breve. Sicuramente l’obiettivo è quello di far bene anche in Seconda Categoria, e per questo cercheremo anche qualche rinforzo sul mercato. Certamente il gruppo di quest’anno verrà confermato. Non sarà facile -conclude Mangialardi-, perché ovviamente il livello si alzerà notevolmente, ma siamo pronti».  

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