Dalla travolgente De Stefano alla rinata Boso per finire con la più riflessiva Quadrino: tre ritratti della stagione fantastica dell’Aglianese
Alle porte del sogno l’Aglianese ha provato a bussare, ma dall’altra parte l’esperienza ha risposto che non c’era posto. Qualcuno ha scrollato le spalle, un po’ di dispiacere è balenato, ma non ci sono stati drammi. La bellissima stagione 2021-22 ha portato le ragazze di coach Guidi fino alla finalissima per l’accesso alla B2, capitolando soltanto all’ultima curva contro il fortissimo Arnopolis.
E dato che non è giusto celebrare soltanto i trionfi, abbiamo voluto dare spazio a tre protagoniste della stagione neroverde, a partire dall’opposto Alessia De Stefano.

Partiamo dal tuo post su Instagram in cui hai definito l’Aglianese una torta costruita da zero mentre le altre squadre erano “già infornate”. Alla fine chiedere la ciliegina era troppo, no?
«Ci ho pensato un po’ a scriverlo. Noi siamo arrivate ad un livello molto alto rispetto ad un obiettivo che ci eravamo date a settembre. Sarebbe stata bella la promozione, ma era un traguardo forse troppo ambizioso per noi e sono rimasta contenta pur avendo perso la finale. Se guardi il percorso che ci siamo conquistate è comunque da applausi. Certo, una finale contro Calenzano e Arezzo sarebbe stata forse più ad armi pari…»
«Per tante motivazioni» continua Alessia « come anche quelle legate al Covid. Se infatti io sono stata fortunata ed ho avuto un percorso regolare, altre tra infortuni e positività hanno avuto dei momenti di alti e bassi. Nonostante questo dopo il girone d’andata difficoltoso nel ritorno abbiamo vinto anche contro squadre che partivano un gradino sopra come Pescia e Quarrata. Da lì si è instaurato un meccanismo che ci ha portato ogni gara a fare meglio della gara precedente, nonostante in tanti dubitassero di noi e non volevano ammettere il nostro cammino».
Infatti lo striscione “La fortuna con il tempo diventa classe” e la maglietta “Non vi sentiamo” sono state due tappe stuzzicanti della vostra stagione

«Il primo striscione è dovuto a qualche frase di troppo uscita da alcuni addetti ai lavori di altre squadre. Probabilmente il nostro cammino nel girone di ritorno sembrava fosse soltanto fortuna, ma quando vinci tante gare e arrivi a giocarti la finale per andare in B2 probabilmente è qualcos’altro che abbiamo semplicemente chiamato classe…»
«La maglia invece è dedicata al match contro Empoli dove nel match d’andata senza libero e palleggiatore perdemmo. A fine gara le giocatrici pubblicarono sui social la foto con la scritta “Non vi sento” senza che ci fossero state scaramucce. Noi abbiamo aspettato il nostro momento e per il match di ritorno avevo preparato la maglietta. “Sai mai che si vinca…” Così è stato e alla fine l’ho indossata ed è nata la polemica, innescata un girone prima da loro!»

Un po’ di cattiveria e di malizia che fanno sempre bene…
«Sì esatto, è anche questo che ha tenuto insieme la squadra. Nei match tosti ci è servita. Contro Pisa eravamo tese perché era la nostra prima gara play-off e sapevamo che loro erano molto forti. Risultato? Le abbiamo “distrutte” sotto il punto di vista emotivo. Non erano abituate a perdere e non hanno retto il confronto di testa».
Proprio dal punto di vista emotivo, durante tutta la stagione è stata evidente la sinergia con Boso
«Io e Giulia siamo molto legate fuori, ma ancora di più in campo. Abbiamo la stessa energia e la stessa grinta e cerchiamo di dare alla squadra qualcosa di più dal punto di vista della vitalità. Pur non avendola mai avuta in squadra, mi sono trovata anche pallavolisticamente molto bene, creando una stagione mostruosa sotto il piano dell’intesa».
Proprio la centrale Giulia Boso prende la parola approfondendo il rapporto con Alessia
«Lei è come me! Mi son trovata da Dio perché vedevo la cattiveria nei suoi occhi, la solita voglia di urlare e di far casino. Entrambe urliamo tantissimo, ti gasa parecchio specialmente quando ti capita l’azione bella. In lei ho trovato il mio braccio destro perché quando faccio un gran punto guardo lei e la soddisfazione è doppia. Inoltre l’urlo e la cattiveria che abbiamo mettono sicurezza alla squadra che sicuramente può girare meglio con della foga in più nel motore».

E vi lasciate andare anche a delle esultanze non banali…
«Per niente! Tra gli urli verso il pubblico quando magari ci arriva qualche parolina di troppo agli abbracci esagerati anche in momenti tranquilli della gara. Se si va a rivedere il primo punto contro Castelfiorentino esultiamo come se fosse stato quello decisivo. Nell’ultimo contro Quarrata nei play-off mi ha preso in braccio per esultare e dalla trance agonistica il giorno dopo pensava che l’avessi presa in braccio io!».
Ma questa tua grinta dov’è nata?
«Eh, dobbiamo andare tanto indietro nel tempo, ai tempi del giovanile. Il merito è tutto di coach Beatrice Beconi che mi ha cambiato il carattere obbligandomi a dare l’anima in ogni gara. I primi anni con coach Guidi come allenatore c’era sintonia sul carattere, ma non avevo la connessione avuta quest’anno. Inoltre quest’anno ho tirato fuori una grinta e una cattiveria mai avute prima. Perché ? Forse un fatto liberatorio dopo qualche anno difficile».

Raccontaci
«In due anni tra il 2017 e il 2019 sono andata incontro a due infortuni pesanti come la rottura del tendine rotuleo prima e il “poker” crociato, menisco, collaterale e piatto tibiale poi. Pensavo di essere “finita” come giocatrice, ma la mia forza di volontà e un numero incredibile di ore di fisioterapia mi hanno fatto tornare ad essere una giocatrice. Neanche gli addetti ai lavori credevano più in me e arrivare ora, tre anni dopo, a sentirmi dire di esser rientrata meglio di prima è una soddisfazione enorme. Per me è stata la stagione del riscatto!».
Un riscatto vissuto appieno dopo la sosta per Covid
«Siamo ripartite ottave a febbraio con già i calcoli di dover fare i play-out. Invece in due mesi abbiamo recuperato 4 posizioni e togliendo Calenzano e Punto Sport abbiamo fatto i punti con tutti. Non solo. Sono arrivate anche delle nette vittorie per 3-0 e 3-1 che ci mancavano nel girone d’andata. Cos’era cambiato? Era stata solo una questione di allenamenti e di orgoglio nostro. Sono cascati meno palloni, siamo migliorate negli allenamenti e abbiamo iniziato veramente a giocare di squadra»
Anche la banda vicecapitano Sofia Quadrino ritiene proprio la gara contro Punto Sport lo snodo della stagione
«Da partita gara in poi con la prima vittoria si creò un meccanismo di entusiasmo. La vittoria del sabato ci portava col “gas” ad allenarci in settimana e a vincere anche la gara successiva. Non sembravamo più la squadra di inizio stagione» ammette Sofia. «L’obiettivo iniziale era la salvezza, ma passo dopo passo abbiamo vinto a Quarrata, a Pescia e a Castelfiorentino dove ci siamo prese i play-off. Da lì in poi siamo andate avanti a dritto senza ascoltare ciò che arrivava da fuori, rendendo tutto ovattato, anche la mancata conferma di Federico come allenatore».
Un allenatore che te ormai conosci da una vita
«Mi ha formata come giocatrice, a lui devo tantissimo. Ho iniziato a giocare in prima squadra che ero molto piccola e vincemmo sempre con la maglia dell’Aglianese i play-off per andare in serie C. Anche quell’anno non eravamo tra le favorite, ma riuscimmo a prendere tutto ciò che Federico ci trasmise. Da quella stagione ad oggi ne è passata di acqua sotto i ponti e sono maturata tanto come giocatrice nell’approcciare la partita».

In che modo?
«Prima infatti nelle giovanili eravamo una squadra molto più forte delle nostre coetanee e vincere sempre non ci infondeva adrenalina. Con il passaggio in prima squadra affronti avversari al tuo pari e cambia l’approccio, diventi insicura e impaurita. Il muro si alza, gli attacchi sono più forti e ti chiedi se sei veramente in grado. Lui ha creduto tanto in me e mi ha portato a ricredermi anche in un momento di difficoltà personale».
«Federico poi» continua Sofia «è una persona che studia tantissimo l’avversario. Anche dopo la finale d’andata persa a Stia ci siamo messi subito a studiare il ritorno su come poterlo affrontare in casa. All’andata non avevamo trovato nessun rimedio mentre al ritorno noi abbiamo fatto il possibile. Grande merito va a loro che grazie all’esperienza sono state brave a non farsi coinvolgere emotivamente».
La prossima stagione senza coach Guidi come sarà?
«Strana sicuramente perché io, Miriam Fasola e Costanza Bartolini ormai lo conosciamo da una vita. Crediamo però di aver già assorbito il suo concetto di pallavolo e quindi di poter “camminare” anche da sole. Siamo un gruppo solidissimo, senza stravolgimenti un coach nuovo ci potrà dare soltanto degli stimoli in più».

Cosa che più o meno pensa anche De Stefano:
«Con lui si era creata una sintonia unica dato che siamo molto passionali in partita e in allenamento. Basta vedere le nostre esultanze a fine gara dove siamo spiritati. Da dove ripartiremo? Credo ci serva una figura più di grinta che di tecnica…» conferma Alessia.
Proprio come Boso
«Solo quando è caduto l’ultimo pallone ci siamo rese conto che era finito tutto e che rientreremo in palestra a giugno con un altro coach. Penso che questa squadra abbia presto tantissimo caratterialmente da Fede dato che è il settimo giocatore in campo. Il nuovo allenatore? Dovrà riuscire a mantenere l’unità di squadra, non facendo tanto leva sui singoli. Altrimenti si potrebbe disintegrare anche la squadra a livello caratteriale» ammette Giulia.
Una squadra che ha già dimostrato in questa stagione di saper andare oltre i pronostici, i singoli e le squadre costruite per vincere. Una squadra che la prossima stagione potrà dimostrare di avere un briciolo di esperienza in più.



