Il ricordo di Luca Silvestrin attraverso le parole dell’amico Franco Vitucci

Approfittando della lettura del libro “L’impresa indimenticabile. Reyer ’95- ’96, la squadra che battè il suo destino”, la nostra Elisa Pacini ricorda il compianto Luca Silvestrin

The Last Dance of glorious Reyer Venezia. L’ultimo ballo della gloriosa Reyer Venezia. Suonerebbe anche bene come titolo di una serie tv. “In molti mi hanno detto che in America su questa storia un film ce l’avrebbero già fatto” dice Frank Vitucci che insieme al suo e nostro indimenticato amico Luca Silvestrin, su quella favola, su “quella impresa sportiva e molto umana” ci hanno scritto un libro. “L’impresa indimenticabile. Reyer ’95- ’96, la squadra che battè il suo destino” (Edizioni Toletta) è uscito alla fine della scorsa estate. Intriso di lacrime non solo per l’emozione forte che le pagine regalano a tutti gli appassionati di quel basket, di quello sport “romantico” dal finale sospeso, in cui soldi e fama erano solo parte di una storia che il campo poteva ancora stravolgere, di equilibri riscritti come nel caso di quella Reyer, da una squadra più forte del fallimento societario in atto. Da una città che la spingeva, dalla voglia dell’impresa, dall’aspirazione al sogno che nello sport come nella vita è il sale di tutto. Il libro che ripercorre l’ultima stagione della Reyer Venezia prima che il crac dei conti la spingesse in C2 dopo la promozione in A1,  è uscito con pagine squalcite e scosse dalla commozione. Perché il nostro leone di San Marco preferito, quel gigante buono quanto indomito nelle sfide di gomiti sotto canestro che Pistoia conosce bene, dal 21 agosto scorso ci manca tantissimo.

E’ quasi un anno e non sembra vero che il pivot dell’Olimpia, spinta solo pochi anni prima di quell’impresa a casa, all’altrettanto indimenticabile prima volta in A1, non ci sia più. Quante discese in Toscana seguendo l’ascesa del Pistoia Basket, contemporanea all’esplosione della potenza che è diventata la Reyer di patron Brugnaro. “Il mio cuore è diviso a metà” ci ha detto tante volte Luca Silvestrin, ormai dedito al suo lavoro in banca, alla sua bellissima famiglia ma sempre col cuore a spicchi. Tanti gli inviti raccolti per aiutare la società biancorossa in perenne stato di rilancio, con Robertone Maltinti ebbro di gioia quando vedeva i campioni di ieri a tifare i ragazzi di oggi. Nelle lunghe domeniche del lockdown, si era pure collegato dal Veneto, per giocare almeno con i ricordi nelle dirette di PistoiaSport, insieme ad un altro mito anche lui passato pure dalla Reyer, come Ron Rowan. Sarebbe stato maledettamente bello parlare con lui di questo libro che Frank Vitucci sta portando in giro per l’Italia anche nel ricordo di Luca. “Lui teneva molto a Pistoia– ci dice emozionato il coach di Brindisi, da più di 25 anni sulle panchine di serie A1, un coltiva talenti alle cui cure è ora affinata la crescita di Joonas Riismaa – ne parlava spesso e anche in questo libro è citata seppur in modo volante. Lo diceva sempre Luca: Pistoia era il suo posto preferito dopo Venezia, c’era qualcosa di speciale che lo legava alla città”.

Si ferma il coach, trattiene per un attimo l’emozione che potrebbe esplodere parlando di quell’amico “esemplare”, portato via in poco tempo da un male terribile che ha piegato anche una roccia come lui. Si erano visti il primo luglio dell’anno scorso a Venezia, per mettere a punto le ultime cose di un libro nato dopo il lockdown. Quelle infinite giornate in cui Silvestrin e Vitucci si erano sentiti spesso. “Ogni tanto venivano fuori degli aneddoti di quell’anno- dice- lui poi si ricordava anche quelli più particolari e li sapeva raccontare bene. Allora ci siamo detti che bisognava raccoglierli e abbiamo raccontato quell’ impresa indimenticabile ma molto umana da vari punti di vista. Quello del giornalista, del tifoso, del capitano che in questo caso era più grande dell’allenatore. Io sono del ‘63, lui del ‘61 . Da quella stagione c’è sempre stato un legame forte tra noi. Luca ha scritto delle  bellissime pagine. Quando ci siamo visti a luglio lui ha scelto la foto di copertina prendendone una recente dove siamo con Dalipagic che non c’entra con quella stagione ma era la star della Reyer prima maniera. Poi io ho scelto il titolo e lui a chi devolvere il ricavato. A metà agosto è mancato, il libro è uscito a fine mese”.

Dopo gli eventi organizzati dalla Fineco di Treviso dai colleghi di Silvestrin e a Valdobbiadene, il libro è stato recentemente presentato a Pordenone e finalmente a Venezia in grande stile all’hotel Aquarius durante i festeggiamenti per i 150 anni della Reyer. Il libro è acquistabile su tutte le piattaforme digitali, il ricavato andrà in beneficenza all’associazione Tam Tam che a Castelvolturno fa giocare i figli di rifugiati. “E’ stato lui a scegliere così”, dice Vitucci e chissà perché non ci stupisce.  “Luca era una persona di grande spessore che ci manca molto– dice Vittucci, veneziano doc come Silvestrin – con cui parlare di tante cose. Sensibile, attenta con molti pregi e pochi difetti”. Uno per cui lo sport è passione e l’impresa di quella Reyer con l’ufficiale giudiziario alle porte ne è la prova. “Oggi forse un campionato come quello non sarebbe replicabile- dice Vitucci- a gennaio venne dichiarato il fallimento e nessuno prese più un soldo. Per tutti dovevamo retrocedere, invece vincemmo contro corazzate come Rimini e Montecatini”.

I tifosi durante la finale per la promozione in A1 del 1996

Già Montecatini che in quegli anni è sinonimo di Panapesca e Mario Boni. Corazzata assoluta decisa ad addentare il ritorno in A1. La semifinale contro la Reyer sembra una formalità. I veneziani hanno già fatto un mezzo miracolo. Con la società in liquidazione e l’autotassazione di giocatori e allenatore per mantenere in Italia l’unico americano Steve Burtt, sono destinati all’uscita di scena dignitosa al massimo con “l’applauso del pubblico pagante” per esser arrivati nonostante tutto secondi in regular season dopo l’imprendibile Polti Cantù. Ma quel “duri i banchi”, in quell’anno non è solo uno slogan. Dopo cinque battaglie, la brigata rossoblù di Mitraglia è costretta ad arrendersi di fronte all’avanzata inarrestabile di Silvestrin e soci che volano in finale con la Koncret Rimini. L’epilogo è un’altra epica gara5, 2 giugno 1996, in un Taliercio stipato, appiccicoso come certe sere sui canali, ma qui oltre al caldo è l’ adrenalina che toglie il fiato. E’ su questa gara che si concentra gran parte del libro di Vitucci e Silvestrin. In un altro libro “La Reyer e i cento anni della pallacanestro a Venezia” (edizioni Ve. Sport), merce rara trovabile solo nei fans club clandestini orogranata dei tanti innamorati nostrani della Reyer, c’è una foto in cui Luca Silvestrin all’intervallo è smarrito, disperato. Davanti ai propri tifosi la Reyer perde 35-53, trafitta dai colpi di Scarone, Fox ed Angeli. Sembra finita, invece è il punto basso da cui si può solo risalire.

La disperazione a metà gara di Luca Silvestrin

Si dice che Vitucci, veneziano di Cannaregio, studente di Scienze Politiche e allievo prediletto di un certo Paron Zorzi, uno che a nemmeno 30 anni  era già primo allenatore della squadra della sua città in serie A, chiedesse ai suoi di recuperare un punto al minuto. Si dice che Steve Burtt, draftato nel 1984 con mezzo futuro Dream Team, giramondo della retina nonostante diverse stagioni in Nba, 192 centimetri e poco più e un caratterino che te lo raccomando, avesse detto ai compagni “se avete paura, date la palla a me”. Con la gestione attenta di Vitucci, Burtt quell’anno riga dritto. In una squadra cementata dall’esperienza di Silvestrin, Mastroianni, Pietrini e forgiata dall’estro di Pippo Cattabiani, il dominatore dei campetti di Harlem, ne mette 31,1 a partita. In quella bella che diventerà bellissima, si supera e tocca quota 41, decisivi per trasformare una gara maledetta in leggenda. La Reyer vince 92- 88, è l’estasi di una città, di gente che col basket ha sfidato la storia (vedi la Reyer che nel 1943 osò battere la Mussolini Roma). Chissà dov’era Carlton Myers, già stella azzurra della Fortitudo, arrivato in tribuna per tifare la sua Rimini, quando l’allora sindaco Massimo Cacciari scendeva negli spogliatoi per brindare con i leoni dei canestri. Chissà in quanti hanno sperato che quel miracolo sportivo potesse cancellare una storia già scritta. 18 miliardi di debito e ripartenza dalla C2. Ma quell’impresa è comunque inestimabile.” Nell’ultima partita riuscimmo a  rimontare dal – 18 all’intervallo- chiude Vitucci- con le azioni di 30”, il basket più lento era molto più complicato di oggi. Invece quella vittoria è un fotogramma rimasto sui muri della città”.

Vittucci assieme a Burtt
Elisa Pacini
Elisa Pacini
Innamorata delle parole, che sono centrali nella sua “dolcemente complicata” vita professionale. In primis per raccontare il basket e lo sport, dalle colonne de Il Tirreno (con cui collabora dal 2003) alle pagine web di Pistoia Sport (che ha contribuito a fondare). E poi come insegnante di italiano agli stranieri.

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