Capitan Nicola Pinto, bandiera viola, racconta del suo legame con la Larcianese e dell’obiettivo stagionale: «Squadra costruita per vincere»
Il capitano Nicola Pinto, uscio e bottega con lo stadio “Cei” (abita poco lontano) dove è cresciuto, è quanto mai deciso a riportare la Larcianese, squadra del suo paese, in Eccellenza. A 37 primavere ha ancora voglia, passione ed energie per correre dietro al pallone. A parte la breve parentesi di Fucecchio, ha sempre indossato unicamente la casacca viola in carriera. Davvero merce rara. Ora che lo spettro del ritiro comincia a materializzarsi l’obiettivo è chiudere al meglio una carriera già ricca di trionfi. Sempre con la stessa maglia, sempre per la stessa causa, sempre per gli stessi colori.
DEFINIZIONE DI BANDIERA
Nicola, partiamo ripercorrendo le varie tappe della tua carriera: direi che il colore predominante è il viola…
«Esattamente. Ho iniziato come quota al Villa Basilica, poi ho fatto tanti anni a Larciano. Successivamente, dato che con l’allenatore dell’epoca si era rotto qualcosa, sono andato a giocare per 3 stagioni ad Orentano, salvo tornare nuovamente in viola. Diciamo che la mia vita calcistica l’ho trascorsa quasi tutta con questa maglia. Nel 2018, poi, mi si presentò l’occasione di firmare col Fucecchio in Eccellenza. Dopo una lunga chiacchierata con l’allora disse Beneforti accettai, ma l’anno successivo, quando il presidente Carbone mi chiese di tornare a casa, non seppi dire di no. In tutto, quindi, secondo me ho collezionato una quindicina d’anni con la Larcianese».
Come nasce questo legame simbiotico con la società?
«Per me la Larcianese ormai è diventata sinonimo di famiglia. Mi trovo bene con tutti, dai giocatori al presidente. Quando riesci a costruire un rapporto del genere con i vari componenti del club diventa difficile pensare di andare altrove. Inoltre io sono nato proprio a Larciano -spiega Nicola Pinto-, quindi per me è motivo d’orgoglio ancora più grande poter vestire questa casacca e portare al braccio la fascia di capitano. La società è da sempre una delle migliori sul nostro territorio, fatta di persone serie con principi sani. Di conseguenza per il sottoscritto non c’è posto migliore in cui poter giocare».
UN ADDIO IN GRANDE STILE
Ora che non sei più giovanissimo hai iniziato a pensare al ritiro?
«Sì, e posso dire che la mia volontà è quella di finire la carriera a Larciano. Alla mia età è difficile trovare un calciatore che abbia i giusti stimoli per tuffarsi in una nuova esperienza. Io, infatti, trovandomi benissimo in questo club non voglio lasciarlo. Come detto, anche dopo la parentesi al Fucecchio bastò una telefonata del presidente Carbone per convincermi a tornare. In quell’occasione lui iniziò dicendo che dovevamo trovare un’intesa economica, ma gli risposi subito che per quella non ci sarebbero stati problemi. Avendo un legame così forte con la piazza i soldi passano ampiamente in secondo piano. C’è una cosa che però mi piacerebbe fare: l’unico desiderio che ho è quello di chiudere alzando un trofeo».
In questo campionato, però, la possibilità di vincere c’è…è per caso un indizio sul tuo futuro?
«Può darsi. Le persone che mi conoscono dicono che ogni anno è la stessa storia, e alla fine decido sempre di rimanere. Effettivamente è vero, però logicamente prima o poi dovrò fare questo passo. È quattro o cinque stagioni che medito sul mio addio definitivo al calcio ma la verità è che, avendo passato una vita intera a fare questo, non so cosa mi accadrebbe dopo. Il mio amore per questo sport è infinito -ammette Pinto- quindi sto cercando di rimandare il più possibile il momento in cui dovrò dire stop. Mi piacerebbe farlo ancora in buona condizione, non voglio che sia il mio fisico ad imporre di ritirarmi. Dato che al momento sto ancora abbastanza bene cerco di godermi il più possibile il tempo che mi rimane».
TRA PASSATO E PRESENTE
Avendo attraversato tante epoche all’interno del club, qual è il ricordo più brutto e quello più bello?
«L’anno peggiore è stato il 2018, quello della retrocessione. Ricordo che comunque la squadra non era male, ma purtroppo entrammo in un vortice negativo e non riuscimmo ad uscirne. Cambiammo tre allenatori, ma la Larcianese non riuscì a riprendersi finendo la stagione in malo modo. Per quanto riguarda l’anno più bello, invece, direi quello in cui vincemmo la Coppa Italia Promozione e, conseguentemente, gli spareggi per andare in Eccellenza. Oppure anche quello in cui vincemmo la Coppa d’Eccellenza con Petroni in panchina. Ovviamente quando trionfi è sempre meglio, ma devo dire che ricordo con piacere ciascuna stagione qui a Larciano. Mi sono sempre divertito, cercando di dare il massimo sia in allenamento che in partita».
Come vedi la Larcianese quest’anno?
«A mio avviso siamo una squadra completa sotto tutti i punti di vista. Abbiamo una rosa lunga con tanti giocatori di qualità, e in panchina la saggezza di Cerasa ci dà una grossa mano. La società non ci fa mancare niente, si respira un clima ideale. I risultati si vedono, e penso che se il Montecatini non stesse facendo cose straordinarie probabilmente saremo noi al comando del girone A. Ad ogni modo è inutile nasconderci, l’obiettivo è quello di stare ai vertici e cercheremo di non tradire le aspettative. Sicuramente il campionato è molto equilibrato, e rispetto all’anno scorso non ci sono squadre facili da affrontare. Ogni partita è come una finale, ma secondo me ciò che potrebbe fare la differenza è la tenuta mentale. Noi, infatti, siamo un gruppo estremamente concentrato, con tanta esperienza».



