Lippi, due sorelle sulla vetta del Montebianco…Pieve

Compagne in campo, sorelle di professione: alla scoperta di Chiara e Gemma Lippi, banda e libero di una Pieve che in C ha rialzato la testa

«Sempre e per sempre/ dalla stessa parte/ mi troverai» canta Venditti in questo periodo durante la sua lunghissima tourneé italiana insieme a De Gregori. E non può essere che questa la frase che lega in campo Chiara e Gemma Lippi, sorelle e compagne di squadra che sanno benissimo contare sull’altra e trovarla sempre nella stessa parte. Chiara (classe 1998) è una banda, Gemma (2000) è un libero: entrambe sanno comunque che a riprendere un pallone difficile o attaccare la palla della disperazione ci sarà sempre la sorella.

Le due ragazze dopo esser cresciute pallavolisticamente all’UPV Buggiano sono approdate al Montebianco Pieve ormai da 8 anni e dalla stagione 2017-18 sono titolari nella stessa squadra. Proprio in quella stagione trionfarono nel campionato di Prima Divisione sotto la guida dell’attuale coach Lorenzo Branduardi, un tecnico che ha fatto e sta facendo tanto anche per le due sorelle.

Specialmente per Chiara che alcuni anni fa ha effettuato un cambio importante…

«Fino all’under 14 ero palleggiatrice quindi non attaccavo» ammette la Lippi più grande. «Poi al Buggiano, dov’ero in quegli anni, serviva un attaccante e scelsero me perché ero fisicamente la più portata. Per necessità ho adottato la rincorsa invertita quella del mancino; in questo modo ho attaccato e servito fino a 5 anni fa. Nessuno me l’aveva mai corretta fino a Lorenzo che si è messo lì con una pazienza incredibile e ha trovato una soluzione. Con il passare del tempo è diventato un coach affidabile e insieme al vice Lastrucci sono stimolanti a livello tecnico, studiando tantissimo le partite per migliorare i nostri pregi e limarci i difetti».

Passiamo a Gemma. In tutti questi anni hai avuto davanti a te liberi d’esperienza e di valore come Farci, Frangioni e Spadoni che ti hanno trasmesso qualcosa. In cosa pensi di essere migliorata e in cosa pensi di doverti ancora migliorare?

«Sicuramente mi manca ancora un po’ di tranquillità quando si parla di ricezione, mentre penso di esser migliorata nello stare in campo e andare su tutti i palloni in maniera esuberante. Una guida per me è stata Martina Frangioni tanto da vederla come una figura mitologica quando mi allenavo e giocavo con lei. Riusciva ad essere sempre tranquilla e pronta a darmi un consiglio. Quando sei piccola e vieni inserita in un gruppo più grande è oro colato avere persone col sorriso che vivono la pallavolo come una partita, rispetto a me che la sentivo come una questione di vita o di morte!».

LA STAGIONE IN CORSO

Con l’arrivo di Belli, Filippini e Starnotti quest’anno è un Montebianco che ha acquisito tanta esperienza in questo mercato estivo?

«Esattamente, sono tre pedine che riescono a portare una nota d’ironia durante la partita» ammette Gemma «sdrammatizzando anche nei momenti più difficili. Anche negli anni scorsi abbiamo avuto un gruppo di elementi d’esperienza, ma preferivano rimanere isolati, mai così aggregati. Per me in particolare Diletta (Starnotti, nda) è stata un toccasana in difesa perché mi riesce a dare tantissimi consigli e nei movimenti cerco di studiarla tantissimo».

«Camilla Filippini invece» continua Chiara «ci infonde tranquillità e poi davanti c’è sempre per dare sicurezza a muro. La Belli invece è il jolly della squadra che si presta a tutto: farebbe anche la palleggiatrice! Riesce ad essere un collante d’unione con questa energia che trasmette mixandola alla sua esperienza. Stiamo giocando col sorriso e questo è fondamentale!».

Il gruppo dopo il successo contro Punto Sport

Infatti la squadra ne sta risentendo in maniera positiva

«Nelle ultime gare stiamo trovando fiducia dopo un inizio non facile perché siamo rimaste poche dalla scorsa stagione. A Poggio A Caiano avevamo preparato bene la gara in settimana e siamo entrate in campo da squadra, sapendo cosa fare e le abbiamo messe in difficoltà. Stiamo raccogliendo tanto in trasferta come i punti di Castelfiorentino e di Signa, ma abbiamo ancora tantissimo potenziale inespresso» ammette Chiara.

«Io vedo tutte squadre molto valide, ognuna con caratteristiche diverse che ne fanno il loro punto di forza. Abbiamo avuto qualche passaggio a vuoto, ma quando è emersa la forza del gruppo non siamo state seconde a nessuno. Vedi il match contro Punto Sport: nonostante qualche assenza in settimana l’unione di squadra e l’aiuto reciproco ci hanno condotto a grandi risultati. Poi quando giochi col sorriso è tutto più facile».

A CASA E DA SEMPRE

Com’è riportare gli umori della partita e degli allenamenti anche a casa?

Chiara: «Strano, ma anche divertente perché è una condivisione della pallavolo a 360 gradi. Certo, tante volte ci si porta la pallavolo anche a casa perché ovviamente se perdiamo l’umore non può che essere quello per tutte e due. Al tempo stesso è però bello perché siamo molto legate ed è un tipo di rapporto diverso: Gemma in campo si “veste” da libero, non più da sorella!»

Gemma: «All’inizio i primi anni è stato molto difficile perché essendo più piccole c’erano tante incomprensioni. Portavamo i litigi da fuori anche in palestra, ma poi piano piano ci siamo stabilizzato giocando sempre più insieme tanto. Ora Chiara è la mia compagna di palla a coppie, divenendo un punto di riferimento sia fuori che dentro il campo»

A quali allenatori e quali compagne siete rimaste più legate?

«All’unanimità possiamo dire Davide Ribechini» ammettono entrambe «perché se ha formato Chiara a livello caratteriale e tecnico, a Gemma ha dato le basi migliori. Un tecnico super preparato, uno dei migliori che attualmente è in zona». «Del periodo con lui – conferma Chiara – non posso che ricordare i tanti traguardi raggiunti a livello giovanile con compagne come Fichera, Bettaccini, Marcheschi, Francia. In seguito sono rimasta molto legata anche con le ragazze con le quali ha conquistato la serie D nel 2017-18 come Martina e Melania Mariotti e Silvia Martini».

Un cinque tra Chiara e Gemma

Gemma invece si sofferma su altre due figure: «La prima è Giuseppe Politi che ho avuto da piccola al Buggiano mentre l’altra Luis Camponovo. Questo è stato il primo che mi inserì come libero e che neanche a 15 anni mi fece debuttare in serie D con la maglia della Pieve. Proprio con sua figlia, Valentina, sono rimasta molto legata dato le annate in under 16 e under 18 che abbiamo fatto sempre lì alla Pieve».

Infine un pregio e un difetto dell’altra

Chiara: «Gemma non parla molto in campo, ma fortunatamente, è questo il suo pregio, riesce ad essere dappertutto e raccatta anche la polvere in campo. Anche se è una sicurezza dietro, ogni tanto riprende certi palloni che mi fa rimanere a bocca aperta!».

Gemma: «Non è mai tranquilla in campo, sentendo tantissimo la partita! Un pregio? Riesce a migliorare partita dopo partita, allenamento dopo allenamento, sfoderando colpi che non riusciva a fare fino a 10-15 giorni prima».

Matteo Mori
Matteo Mori
Assurdo amante della storia (da prenderci due lauree) e del calcio (da confondere van Basten con van Gogh), considera ancora il televideo più veloce di alcune app. Per lui la domenica senza calcio è un lunedì venuto male.

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