Pistoiese, un anno fa spuntava Lehmann. Oggi dov’è?

Una retrocessione, un’inchiesta e tanti dubbi: il primo anno di Lehmann alla Pistoiese ha portato poche luci e molte ombre

Un anno fa, come un lampo nella notte, arrivò lo stringato comunicato con cui il presidente della Pistoiese, Orazio Ferrari, annunciava “l’accordo preliminare per il passaggio delle quote di maggioranza della Holding Arancione srl detenute dalla famiglia Ferrari alle società Digimark Group srl e Omega srl, entrambe facenti capo all’imprenditore tedesco Stefan Lehmann”. Una notizia che allora generò entusiasmo, aspettative e speranze in tutta la città e soprattutto in una tifoseria che si trovava con il morale a terra. Era la prima apparizione del teutonico nei radar degli appassionati di fede arancione e non solo. Riguardando indietro quella giornata, soppesando e valutando gli eventi e il cammino di questi 365 giorni, la figura di Lehmann non ha del tutto dissipato la coltre di mistero e intangibilità che già allora lo ammantava. Di certo c’è che quel giorno ha segnato in maniera epocale la storia del calcio a Pistoia e solo il tempo potrà dire con sentenze definitive se la rivoluzione germanica ha riscritto positivamente l’orizzonte degli arancioni.

In questo suo primo anno Stefan Lehmann a Pistoia, almeno qualche volta, è venuto. La sua apparizione più iconica resta quella del 20 gennaio, con il canuto tedesco per la prima volta in carne e ossa ma anche in camicia bianca e jeans strappati presente in città. Allora sollevò la sciarpa della Pistoiese durante la conferenza stampa tenutasi sulle gradinate dello stadio Melani, successiva all’atto notarile che mise nero su bianco il passaggio delle quote della Holding dalla famiglia Ferrari alla Digimark Group. Non si può negare che l’arrivo di Lehmann, saltellante in mezzo alla curva nella sua prima partita da presidente sui seggiolini del Melani, il 20 febbraio 2022, sia stata un’iniezione di simpatia e positività che ha dissipato, almeno in un primo momento, tante perplessità. Il tedesco, vestito in pieno inverno con la sola maglietta della squadra recante il suo nome sulla schiena, è stato la vera star di quella giornata, anche più della squadra in campo vittoriosa nel derby con la Carrarese. E quegli abbracci, selfie e cori con i tifosi a fine incontro restano la fotografia di una speranza ad oggi disattesa. Perché stridono, ad esempio, con l’immagine del presidente tedesco che rimasto solo e abbandonato da tutto il suo entourage nel dopo partita dello spareggio di Imola, si avvia, un’ora dopo il triplice fischio finale della gara che ha decretato la discesa dell’Olandesina in D, mestamente verso la sua auto parcheggiata in un grande prato di fronte lo stadio, mentre poco più in là la rabbia e la contestazione del popolo orange tuona per una sconfitta che ribolle di delusione.

E poi, ancora, l’assenza del patron teutonico praticamente per tutto il girone d’andata di questa Serie D, negandosi anche adesso, quando la stampa ha riportato l’indiscrezione, poi confermata anche dall’amministratore unico Gammieri, di Lehmann e della sua Digimark indagati dalla Procura di Venezia per un’inchiesta su evasione milionaria d’iva. Una vicenda che ha riproposto, stavolta in chiave negativa, l’intangibilità di un patron che a Pistoia è passato di rado e che in Italia, oltre ad una domiciliazione poco oltre il confine italico, ha solo un’azienda con un dipende capace di fatturare milioni ogni anno e su cui, dopo le ultime vicende, in molti si interrogano quantomeno dubbiosi.
Dal punto di vista sportivo, il 2022 di Lehmann è stato disastroso. La squadra nel passato campionato è retrocessa sul campo, perdendo la spareggio di Imola, replicando così il misero risultato di un anno prima, con l’aggravante di non poter essere ripescata, avendo già sfruttato l’opzione l’anno prima. In più, i progetti di una Serie D da dominare con una rosa dal valore che sfiorava quasi i due milioni si è subito arenato sulla serie di pareggi collezionati dalla squadra guidata da Cascione. A fine girone d’andata per gli arancioni c’è un secondo posto che di per sé non sarebbe affatto male, ma gli undici punti di distacco dalla Giana Erminio rendono la rincorsa orange un’impresa in cui non sono ammessi passi falsi, perché scivolare ancora più giù nel mese di gennaio vorrebbe dire abbandonare ogni speranza di miracolo.

Dal punto divista dell’organico, la gestione Lehmann conta già quattro allenatori a libro paga in un anno solare: da Giovanni Lopez, ereditato dalla passata gestione e liquidato nell’arco di pochi giorni, a Marco Alessandrini con cui la società ha fallito l’obiettivo di mantenere la categoria, passando poi per l’azzardo Emmanuel Cascione e ritrovandosi ora con Luigi Consonni, promosso in corsa dalla Juniores arancione. Il numero degli atleti tesserati, tra mercato di riparazione di gennaio, ripartenza estiva e l’ultima finestra di mercato tocca le cinquanta unità. Numeri che fanno impallidire anche le realtà calcistiche italiane più pirotecniche e umorali. Anche dal punto di vista empatico la percezione di Lehmann e di riflesso quella della sua Pistoiese, è andata calando drasticamente in questi primi 365 giorni dell’imprenditore tedesco. La questione “Frascari”, con la disdetta data dalla società a giugno, fatta salva poi una veloce retromarcia e il disimpegno ufficiale nei tempi tecnici necessari condito da polemiche conferenze stampa per ritardi nella potatura di una pianta, hanno ridimensionato e sminuito il ruolo sociale di un club, il più importante e storico a livello calcistico della città, che dovrebbe fare da volano e da stimolo anche per tutto il movimento, piuttosto che rivendicare spazi comuni e condivisi a proprio e prioritario utilizzo.

Se poi si guarda al piano economico e finanziario il 2022 di Lehmann in chiave Pistoiese segue di pari passo gli sprofondi sportivi. Il bilancio del club a giugno è stato chiuso con un pesante passivo. Questo senza poter quantificare e quindi considerare quello che poi andrà sommato da metà estate in avanti. Inoltre, sotto la gestione Lehmann è anche esplosa la grana degli stipendi non pagati nei tempi concordati con giocatori e staff, che ha creato altri malumori nella piazza. Tutto questo, messo insieme, fotografa e amplifica ancor di più la percezione negativa dell’epopea Lehmann a Pistoia nel suo primo anno a tinte arancioni. Un anno denso e pieno di avvenimenti, dentro e fuori dal campo, che ci auguriamo di poter analizzare e commentare presto con il proprietario della Pistoiese.

Federico Guidi
Federico Guidi
Originario di Montecatini, giornalista, dal 2005 scrive su Il Tirreno e dal 2014 anche per Pistoia Sport. Ama in maniera viscerale lo sport e le sue storie. Nel tempo libero cerca di imitare le gesta sportive dei campioni, con scarsi risultati. Tattico "ad honorem" della redazione.

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