Dall’Empoli con Rugani alla serie C con Alvini, passando per Montecatini e Aglianese. Ora Lorenzo Tempesti vuole portare il Signa in serie D
Lui non smette di segnare, il suo Signa di stupire. Quello che si è venuto a creare fra Lorenzo Tempesti e il club del presidente Ballerini è un rapporto simbiotico, che ha rivitalizzato il bomber pistoiese regalandogli un nuovo ruolo da protagonista. L’anno scorso è stato capocannoniere del girone A d’Eccellenza, quest’anno ha ricominciato con numeri pazzeschi –13 goal in campionato e 3 in Coppa Italia, decisivi per portare il suo Signa all’atto finale della manifestazione. La carriera dell’attaccante nato nella nostra città, però, parte da molto lontano. Andiamo allora a ripercorrerla proprio insieme a lui.
DOLCI RICORDI
Lorenzo, partiamo dall’inizio: sei cresciuto nel settore giovanile dell’Empoli, che ricordi hai di quel periodo?
«Quella empolese è una realtà fantastica, che ovviamente fa maturare i calciatori sotto ogni punto di vista. Ho iniziato a giocare nell’Empoli all’età di 9 anni, concludendo la mia esperienza lì a 18. Ho avuto il piacere di stare insieme a giocatori formidabili come Rugani o Hysaj, tutta gente che adesso fa stabilmente la serie A. Eravamo un gruppo molto affiatato, arrivammo anche a disputare due finali scudetto. Proprio perché ai tempi si era venuta ad instaurare una vera amicizia, tutt’oggi, d’estate, ci ritroviamo insieme per delle cene. Lì, però, non parliamo di calcio. Cerchiamo sempre di distrarci dallo sport e aggiornarci su come vanno le nostre vite, sono sempre bei momenti».
Poi arriva la serie C con il Cuneo e con il Tuttocuoio…come è stato il grande salto?
«Molto emozionante, soprattutto durante la parentesi al Tuttocuoio. Col club di San Miniato ho disputato 3 stagioni, quasi sempre da titolare. Lì ho incontrato allenatori di livello come Alvini -attualmente alla Cremonese– o Lucarelli. In particolare del primo ho un ricordo bellissimo: durante le prime 5 o 6 giornate di campionato non ci capivamo più di tanto, poi, però, è scattata la scintilla. Mi fece entrare dalla panchina in un match a Savona, lo ricompensai con una doppietta e da quel momento non mi ha più tolto. Successivamente si sviluppò un grande feeling a livello umano, sono contento che sia arrivato così lontano».

DALLA SERIE D ALL’ECCELLENZA COL SIGNA
In serie D hai vestito due casacche importanti come quelle di Montecatini e Aglianese, stai seguendo i loro percorsi?
«Entrambe sono cambiate molto rispetto a quando ci ho giocato io. Ad ogni modo ricordo con più piacere l’esperienza all’Aglianese, a Montecatini onestamente mi sono trovato piuttosto male. So che comunque anche i valdinievolini stanno facendo bene, ma sinceramente non li seguo. Invece mi informo volentieri sui neroverdi, che stanno disputando un ottimo campionato grazie ad un allenatore serio ed un gruppo compatto. Non sono sorpreso dei grandi risultati che stanno ottenendo, perché conosco il modus operandi del club. Ho bei ricordi degli anni passati ad Agliana, anche perché giocare vicino casa per un calciatore è il massimo».
Successivamente sei sceso in Eccellenza fino ad accasarti al Signa: come è nata quest’opportunità?
«Venivo dal secondo anno a Montecatini, che fu disastroso sia per la squadra che per me. All’epoca il Signa era allenato da Enrico Cristiani, ex collaboratore di Alvini al Tuttocuoio, e secondo me poteva essere l’opportunità giusta per tornare a divertirsi. A quel punto furono fondamentali le parole del presidente Andrea Ballerini, che mi spalancò le porte facendomi sentire a casa fin da subito. La prima stagione, però, non si è giocata causa Covid, poi invece l’anno scorso ho vinto il titolo di capocannoniere del campionato aiutando i miei compagni a fare un percorso grandioso in cui abbiamo sfiorato la serie D. A Signa mi trovo veramente bene, ho un rapporto di amicizia con tutti, in particolare proprio col presidente. È per questo che sto dando il meglio di me».

QUESTIONE DI FAMIGLIA
Quant’è importante essere il riferimento offensivo della propria squadra?
«Segnare così tanto per me significa soprattutto una cosa: riuscire a rendere orgoglioso il presidente Ballerini. Fin da subito, infatti, ho detto che non avrei tradito le aspettative della dirigenza. Nella scorsa stagione ho segnato 16 goal in una ventina di partite, e quest’anno sono ripartito praticamente con la stessa media. Ovviamente a tutti piacere essere decisivi, ma in realtà per me non fa differenza una rete in più o in meno, l’importante è che la squadra raggiunga gli obiettivi. Il mio sogno è quello di disputare la serie D con questa maglia, traguardo a cui siamo andati vicinissimi nel finale della scorsa stagione. Riuscirci sarebbe il massimo, ecco perché ci riproveremo».
Da quest’anno giochi con tuo fratello Pietro…cosa pensi del suo percorso calcistico? E com’è nata per lui la possibilità di andare a Signa?
«Mio fratello, secondo me, è stato molto sfortunato durante la sua permanenza alla Pistoiese. Inizialmente Pancaro e Frustalupi gli stavano dando fiducia facendolo giocare anche titolare, poi però la società ha iniziato a cambiare allenatore molto spesso impedendo a Pietro di trovare continuità. In quei momenti mi sono limitato a dare consigli da fratello maggiore, senza entrare in questioni di campo. Gli ho sempre detto di non mollare, proprio perché conosco le sue qualità. Quest’estate Pietro, a causa del lavoro, stava cercando una squadra che gli permettesse di allenarsi la sera: il Signa in Eccellenza faceva al caso suo. Al presidente l’idea è subito piaciuta e la trattativa è andata a buon fine».



