Capitan Picchianti sul momento no degli aglianesi: «Sfortuna e infortuni ci hanno frenato, ma il gruppo è compatto e può riscattarsi»
Quando il gioco si fa duro, i duri iniziano a giocare. Dalle parti di Agliana si augurano senza dubbio che succeda questo agli uomini di mister Capecchi, scivolati in un preoccupante vortice negativo da tre mesi a questa parte. Gli ultimi due ko consecutivi -contro Lampo e Montecatini– certificano il momento no degli arancionero, la cui ultima vittoria risale al 19 novembre (1-0 contro il Maliseti, con goal di Picchianti). È proprio il centrocampista classe 1990 a suonare la carica dall’alto della sua esperienza. Mirko Picchianti, arrivato in estate dal Quarrata, ha subito preso la fascia di capitano, sintomo della leadership che naturalmente ha nelle sue corde: ora è giunto il momento di onorarla e aiutare gli aglianesi a salvarsi.
DENTRO LA CRISI
Partiamo dal momento che sta vivendo la squadra, da cosa dipende questa flessione negativa?
«Secondo me uno dei fattori determinanti è la giovane età della rosa, che in alcuni momenti si rivela un pregio, ma in altri un difetto. Durante la prima parte di campionato abbiamo infatti raccolto tanti punti e di conseguenza volavamo sulle ali dell’entusiasmo; poi, però, quando si è giovani e le cose iniziano ad andare male tendi a buttarti subito giù. Purtroppo quando ciò avviene non è facile uscirne, proprio perché i ragazzi non hanno l’esperienza necessaria per superare certe situazioni e reggere la pressione che ti viene addossata. Sconfitta dopo sconfitta le tue certezze iniziali vengono ovviamente minate, e anche la partita della domenica non viene più vissuta con la stessa spensieratezza. Quest’ultima, a parer mio, è la cosa che dobbiamo ritrovare più velocemente per riscattarci».
Essendo il capitano hai parlato in modo particolare alla squadra?
«Sicuramente avere la fascia è un onóre ma anche un ònere, ciò vuol dire che devo cercare di trasmettere qualcosa in più ai miei compagni, soprattutto a quelli più giovani. Avendo alle spalle tanti anni di calco giocato ho la maturità per sapere come parlare in determinate occasioni, così come infatti faccio settimanalmente. La cosa che ripeto è che si esce da questo momento solo sforzandosi di tenere sgombra la mente così da poter dare il 100% in partita. Anche perché sotto il piano della dedizione non si può rimproverare niente al gruppo: durante gli allenamenti siamo sempre in 22, nessuno vuole alzare bandiera bianca e questo è sicuramente un atteggiamento encomiabile. Ovvio che però se vogliamo ricominciare a vincere qualcosa dobbiamo correggere».
VERSO IL RUSH FINALE
E cos’è questo qualcosa che va corretto?
«A mio parere in questo momento è fondamentale che ognuno lavori sui propri punti deboli, così facendo andremo automaticamente ad alzare il livello. Poi ovviamente serve anche una buona dose di fortuna, che onestamente ultimamente ci è un po’ mancata. Ad inizio stagione, infatti, oltre a giocar bene concretizzavamo molto di più le occasioni che ci capitavano, ora invece sotto questo punto di vista facciamo più fatica, e non sempre per nostri errori. Il fatto di aver avuto tantissimi infortunati di certo non aiuta, io stesso sono stato fuori praticamente per tutto il girone d’andata. Però anche quando eravamo contati il gruppo ha sempre risposto presente, e questa è la cosa più importante. Il nostro spogliatoio, infatti, è compatto: dobbiamo trasportare questa compattezza in campo anche durante le partite, così facendo sono certo che torneremo presto alla vittoria».
Tra le squadre pistoiesi probabilmente gli Amici Miei hanno il calendario più tosto da qui alla fine: questo vi spaventa o vi motiva?
«Il calendario non deve assolutamente farci paura, anche perché in un campionato così equilibrato ogni squadra può vincere e perdere in qualsiasi momento. Inoltre va considerato il fatto che le formazioni di vertice, quindi in teoria maggiormente difficili da affrontare, ti permettono di giocare a calcio in modo più pulito rispetto ad una compagine che deve salvarsi. Quest’ultimo tipo di avversari, infatti, è particolarmente ostico perché spesso e volentieri la partita si imbruttisce divenendo sporca e spezzettata. Noi siamo consapevoli di essere forti, dobbiamo restare sereni perché sappiamo di avere tutte le carte in regola per fare 3 punti ogni domenica. Anche contro il Montecatini capolista, ad esempio, la differenza non si è vista, il match è stato combattuto ad armi pari nonostante la distanza in classifica. Secondo me appena ci sbloccheremo -anche a livello mentale- tutto andrà per il verso giusto».
IL LIVELLO SI È ALZATO
Quali sono le avversarie che temi di più?
«Non ce n’è una in particolare. Dal Casalguidi in giù tutte le formazioni proveranno a salvarsi, e secondo me anche a livello di valore assoluto siamo lì. Forse il Maliseti è quella da temere maggiormente in quanto praticamente ha la stessa rosa dell’anno scorso, con cui aveva fatto un cammino strepitoso. Proprio per questo onestamente da loro mi aspettavo qualcosa in più, ritrovarli invischiati nella lotta salvezza la dice lunga sulla difficoltà del torneo. Rispetto alla scorsa annata, infatti, la competitività è aumentata anche grazie all’assenza di squadre cuscinetto come lo erano Villa Basilica e Marina di Massa. In questa stagione, invece, non ci sono partite scritte, ogni week end è una vera e propria battaglia, anche per le compagini che sulla carta dovrebbero essere favorite. Nel precedente campionato la classifica era un po’ più spaccata, ricordo che ad un certo punto il mio Quarrata e il Ponte Buggianese presero il largo».
A proposito di Quarrata…anche loro stanno vivendo un momento negativo: li segui ancora?
«Certamente, e mi dispiace per le difficoltà che hanno incontrato nel girone B. Dall’esterno, però, è praticamente impossibile dare consigli o effettuare giudizi, poiché bisognerebbe vivere quotidianamente la situazione per capire cosa sta succedendo. Mister Riccardo Agostiniani, però, è espertissimo e sicuramente sa come uscirne. La cosa strana è che comunque tanti giocatori protagonisti della cavalcata dello scorso anno sono rimasti, evidentemente non sono riusciti a riassestarsi su quel livello. Le motivazioni alla base della crisi, infatti, secondo me non sono tanto da ricercarsi sotto il punto di vista tecnico o tattico».



