La palleggiatrice rossoblù senza filtri, dalla promozione in serie C al suo impegno come allenatrice, passando per i 4 coach avuti a Pescia
Non è facile uscire dal campo di Montelupo con 3 punti, ma il Delfino Pescia ce l’ha fatta. Squadra strana quella rossoblù alla quale in questa stagione manca il guizzo e la soddisfazione di battere una big. Solo avversari “alla portata” sono state le vittime delle ragazze di Bigicchi, tra cui spunta la palleggiatrice Emily Bontà. La regista classe 1995 è al Delfino ormai da 6 stagioni, vero perno inamovibile del sodalizio di patron Giannoni.
Emily, cosa vi manca per togliervi una soddisfazione di battere una delle tre là in cima?
«Il tutto credo sia dovuto ai nostri continui sbalzi d’umore: ci chiediamo anche noi da cosa dipenda. Abbiamo perso tutti gli scontri diretti perché credo riguardi l’autostima, non la poca tecnica. Ci reputiamo autodistruttive. Certo, dopo il match contro Quarrata credo che si sia mosso qualcosa e che la vittoria di Montelupo derivi anche da questo. Dobbiamo credere di più in noi».
Sono due anni che volete confermarvi ai vertici in C: che differenze ci sono tra questa stagione e la scorsa?
«Credo il fattore mentale. Lo scorso anno siamo cadute nei play-off per aver perso in rimonta a Casciavola perché Arnopolis era sì ingiocabile, ma Cascina in casa l’abbiamo asfaltata. Quest’anno invece abbiamo avuto degli enormi buchi neri in alcune gare come il match contro l’Aglianese in casa o a Castelfiorentino. Le prolungate assenze di Angela e Giorgia ci hanno indotto a un certo squilibrio, ma è mentalmente che spesso andiamo giù. Il fatto poi di essere numericamente “contate” è un po’ un altro limite».
Chi ha giocato però non ha sfigurato…
«Assolutamente! Al centro Asia D’Otre ha fatto gare pazzesche, c’è solo da ringraziarla! Non è facile prendere così il posto di una pedina come Angela e rimpiazzarla senza rimpianti. Una leva importante è arrivata poi anche dal gruppo che in tutti questi anni a Pescia c’è sempre stato, dentro e fuori dalla palestra. Basta uno sguardo e in tante ci capiamo».
EMILY A PESCIA
Parlando di gruppo non si può non ricordare quello della stagione 2017-18 con il trionfo in serie D
«Una stagione incredibile con tante compagne fantastiche come Giannoni, Rosellini, Biagi, Giorgi e Verciani. Proprio quest’ultima pronti, via e si ruppe subito il crociato. Sembrava una stagione stregata, ma incredibilmente creammo un gruppo strepitoso con un ritmo alto e tanta allegria. La stagione più bella della mia vita perché tutto funzionava a meraviglia e la squadra non aveva pressioni per vincere a tutti i costi e guidata da un coach come Giuseppe Politi passò in serie C con un turno d’anticipo».

Partendo proprio da Politi a Bigicchi passando per Sassi e Francalanza: una caratteristica per ogni coach che hai avuto?
«Giuseppe sicuramente riflessivo: è uno che dice poco, ma quello che dice è fondamentale. Sassi lo definirei un po’ troppo attento a ciò che era all’esterno, puntando molto su ritmi e schemi da serie maggiori. Francalanza? Breve ma intenso: con lui si lavorava tantissimo tatticamente e tecnicamente e avremmo potuto fare grandi cose. Infine con Alessandro è un po’ un amore-odio: dice quello che pensa e può sembrare anche un po’ rude, ma è molto oggettivo e con lui puoi sviluppare un’enorme crescita a livello mentale».
EMILY OGGI
Lì a Pescia è importante anche il tuo lavoro nel settore giovanile: come sta andando?
«Seguo i gruppi dell’under 13 e 14 e nonostante l’inizio non sia stato buono le ragazze stanno facendo molti progressi. Spero che per tante di loro questa diventi una bellissima passione. Il lavoro dell’allenatrice? Non è facile perché spesso ci sono giornate-no in cui devi lasciare i problemi al di fuori della palestra. Una bambina una volta mi ha detto: “Ti vedo che sei arrabbiata, ma ti sforzi ad essere felice con noi”. Lì ho capito che le bambine sono le uniche cose che possono isolarmi dalla realtà circostante: quando vengo a Pescia per allenare penso solo a loro».
Chiudendo con l’attualità, come le vedi le altre pistoiesi?
«Allora, mettiamo le cose in chiaro: il nostro girone è il più tosto dei tre! Non puoi mai abbassare la guardia e permetterti di reputare già vinta una gara sulla carta. Oltre alla Blu Volley – che reputo costruita per vincere – ho visto bene anche Pieve e Aglianese. Le prime giocano e ottengono anche dei punticini contro le “big” a differenza nostra mentre le neroverdi in casa sono devastanti».
Scherzavo: ti faccio chiudere con il pensiero sugli altri due gironi
«Non mi sono fatta un’idea su quello di Firenze, ma nel girone C credo che il V.P. Volley sia la più completa…ma non ai livelli della Blu Volley. Nonostante la campagna acquisti le versiliesi non hanno fatto una stagione fantastica: con le giocatrici che hanno avrebbero dovuto mangiarsi la categoria! Da rivedere anche il Dream Volley, piuttosto deludente rispetto a quello che avevano annunciato d’estate…».



