Herons, il vicepresidente Severi: «Noi la Cenerentola che va al gran ballo»

Dalla bomba di Carpanzano al finale di Piombino-Oleggio: Stefano Severi degli Herons commenta la sua (ottima) prima stagione in serie B

Contatto Stefano Severi, vicepresidente della Fabo Herons, in un ventoso pomeriggio di inizio maggio. Meno di 48h prima la sua squadra ha raggiunto il quarto posto nella regular season del girone A di serie B e lui non nasconde la propria soddisfazione, ma anche l’emozione: «Sono giorni intensi dove stiamo cercando di preparare al meglio le due gare a Orzinuovi e il match in casa» ammette Stefano.

In meno di due anni gli Herons sono nati, iscritti al campionato di serie C Gold, vinto quel campionato, disputato quello di serie B e sicuri di disputare anche la prossima Serie B d’eccellenza. Ma non solo: con il successo su Pavia la Fabo si è regalata la possibilità di disputare i play-off per la prossima serie A2. Un risultato storico per la società del presidente Luchi che affronterà nel primo turno Orzinuovi, capolista nel girone B.

Stefano, una stagione fantastica: primo anno della vostra storia in serie B e subito play-off per l’A2. Quali sono le tue impressioni a due giorni dalla conquista di questo traguardo?

«Per noi l’obiettivo che c’eravamo posti ad inizio stagione era quello di centrare il quinto posto per entrare nelle prime otto e giocare in casa più gare possibili nei play-in. Con Casale avevamo fatto il nostro dovere e l’emozione è stata enorme nel post gara. Stare lì tutti insieme insieme per vedere come sarebbe finita la gara di Piombino è stato indescrivibile, tra gli aggiornamenti sul netcasting e su chi sapeva i risultati con qualche secondo d’anticipo. Sulla sirena di Piombino ci siamo resi conto che ci sarebbe potuto succedere qualcosa di importante e ora sarebbe stato tutto nelle nostre mani. Oggi giochiamo con le migliori della serie B, ma siamo consapevoli di stare con i piedi per terra».

Meno di due anni fa Luchi ti propose il progetto: eri subito convinto di fare tutto questo o eri più cauto?

«Venivo dal mondo del calcio e il basket l’ho sempre seguito, ma come spettatore. Ai tempi di Boni e Niccolai ero uno di quelli che la pallacanestro l’aveva “subita”. Proprio per questo dato che la subisci sapevo che c’era un’aspettativa molto alta. Figure come Gino Natali e Mario Boni sono presenze importanti e “ingombranti” che impongono uno standard molto alto in città. Quando siamo partiti l’idea era di non far sparire la pallacanestro a Montecatini perché il progetto dei nostri cugini lo valutavamo con qualche falla e sembrava andasse oltre al nostro codice etico».

Sei stato uno dei primi a far parte del progetto o sei entrato in un secondo momento?

«Fin da subito sono entrato nel progetto su invito di Andrea Luchi, Federico Bartoli e Filippo Laico. C’è stata subito una comunione di idee da parte dei soci. Non esiste una corresponsabilità che non torna, non esiste un accordo che non si rispetta e vogliamo restituire al territorio ciò che ci ha dato. Puntiamo sui fatti: abbiamo iniziato ad abbracciare associazioni come Frida Onlus, le borse di studio alle scuole e l’iniziativa del pandoro solidale per A.I.L.A e tanti altri progetti. La nostra sigla MTVB non riguarda solo Montecatini, bensì tutta la Valdinievole. Per ora ci limitiamo al basket, ma in futuro chissà, spero abbracci tutti: ragazzi, ragazze, persone con disabilità e tanta vicinanza alle scuole».

Sei anche l’intermediario con gli ultras: è cambiato qualcosa rispetto allo scorso anno?

«Assolutamente sì, c’è un clima totalmente diverso. Abbiamo aperto un dialogo con persone eccezionali del tifo Herons e “imposto” delle regole perché vogliamo che il palazzetto sia un posto per tutti, senza violenza e senza alcun atto intimidatorio. Condannando lo scorso anno un piccolo episodio negativo i ragazzi della curva hanno emarginato taluni soggetti e cambiato totalmente registro. La scritta a Livorno sulla verità per il disastro Moby Prince, la squadra che a Pavia a fine gara canta “Orgogliosi di voi” sono i piccoli passi di un progetto di educazione al tifo che procede graduale. Sempre al Palaravizza i locali pur perdendo si sono uniti al coro “Chi non salta pistoiese è!” amalgamandosi subito con noi. Da dirigente questa è la soddisfazione massima perché abbiamo messo in moto un movimento sopito che aveva voglia di rispuntare fuori».

Tanta gente è curiosa del mondo Herons, ma le decisioni nel consiglio di amministrazione come vengono prese?

«Alla base di tutto c’è una programmazione in cui ognuno ha un ruolo ben preciso. La scelta di prendere Arrigoni e Chiera stravolgeva il bilancio, ma è stata un’azione condivisa in tutti i nostri passaggi. La nostra contabilità è quella di una vera società con un controllo di gestione. Certo, siamo fatti “male” per il dilettantismo, ma siamo tutti imprenditori e sappiamo lavorare in questo modo. Io, Andrea Luchi e Gianluca Meucci prendiamo le nostre decisioni sempre in modo assembleare. Va riconosciuta la differenza tra piano tecnico, finanziario e quello del marketing, le tre macro aree di quelle che sono un progetto».

«Luchi per noi è un leader che è “sprecato” in questa categoria: insieme a Barsotti sono loro che valutano le decisioni. La sostenibilità è un altro passo da fare perché devi vedere che cosa possiamo fare e che cosa no. L’ultimo è l’aspetto marketing, dove possiamo andare a prendere le risorse, dove possiamo avere le conferme da parti di tutti gli sponsor. Quando vai verso l’azienda devi essere chiaro riguardo a ciò che devi fare: nel nostro caso non è mai solo un ritorno come una scritta in una maglia, ma devi spiegare che te stai facendo un progetto inclusivo e duraturo per il territorio. Da qui si capisce l’attività nei confronti del settore giovanile MBJ e nelle ragazze della Nico Basket».

Qual è stato secondo te il momento di svolta della stagione?

«La bomba di Carpanzano ad Alba! Da un punto di vista tecnico sono il meno indicato perché fino a qualche tempo fa quando faceva canestro dicevo “gol”, ma lì ci siamo resi conto di esser diventati una squadra quando i ragazzi hanno visto lo spettro di una debacle. Lì eravamo messi male perché pur affrontando l’ultima della classe ci siamo comunque sentiti travolti. Siamo usciti da quel baratro solo con il cuore e grazie a una persona speciale come Gianluca, uno a cui tutti vogliono bene. La stagione svoltò lì perché da quel momento si è creato un feeling unico, partendo da Barsotti per finire a due che lavorano dietro le quinte come Ambra Baldi e Matteo Guinicelli che si prestano volentieri a creare un gruppo anche extra-parquet».

Infine ecco Orzinuovi: cos’è per voi questa sfida?

«Un premio. Fin da subito cerchiamo di organizzare al meglio questo mega-sogno, ma il nostro campionato è stato già “vinto”. Attenzione però: i ragazzi non hanno un freno e andiamo a Orzinuovi per vedere cosa succede. Noi siamo la Cenerentola che va al gran ballo e che non vuole perdere la scarpetta. Un gran risultato? Anche se sarà difficilissimo, puntiamo ad arrivare a gara-5!».

Matteo Mori
Matteo Mori
Assurdo amante della storia (da prenderci due lauree) e del calcio (da confondere van Basten con van Gogh), considera ancora il televideo più veloce di alcune app. Per lui la domenica senza calcio è un lunedì venuto male.

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