Dalla promozione in arancione a quella in terra abruzzese, Minincleri ha festeggiato ben sei volte: «Il primo amore calcistico? La Pistoiese»
Pistoia 2014, Siena 2015, Piacenza 2016, Rieti 2018, Mantova 2020, Pineto 2023. Se vi state chiedendo se questa sia la cronologia delle mie vacanze estive, la risposta è no (purtroppo, vista la bellezza delle città nominate). Se però lo domandate a Simone Minincleri, sicuramente sarà ben felice di raccontarvi il legame tra le varie realtà sopra citate. Pochi giorni fa il fantasista classe 1989 ha infatti conquistato la sesta promozione in Serie C della propria carriera, portando il Pineto tra i professionisti per la prima volta nella storia. Un successo arrivato sì all’ultima giornata grazie alla vittoria casalinga sulla Vastese, ma giunto dopo un’annata sempre condotta al vertice della classifica del Girone F di Serie D, davanti a corrazzate come Alma Juventus Fano e Sambenedettese. Vincere non è mai semplice, ma farlo sei volte nell’arco di nove anni colloca di diritto il trequartista nativo di Barletta nella storia del calcio dilettantistico.
«L’emozione vissuta domenica è stata bellissima – racconta Minincleri – perché so quanto significhi tutto ciò per una realtà come Pineto. Faccio parte di questa famiglia da tre anni e conosco i valori del club e delle persone che ruotano attorno alla società, ma anche gli investimenti e gli sforzi compiuti dal presidente. Ci giocavamo tutto in 90 minuti, pur avendo avuto nel corso dell’anno diverse chance per “ammazzare” il campionato. Nelle ultime settimane la Vigor Senigallia ci ha messo pressione ed abbiamo perso qualche punto pesante, ma per fortuna tutto è finito nel migliore dei modi. Ce lo meritiamo noi calciatori e soprattutto una città come Pineto, piccola (circa 15mila abitanti, nda) ma legatissima alla squadra».
Tornando indietro di nove anni, la prima promozione in carriera Minincleri l’ha ottenuta all’ombra del “Melani”, nella Pistoiese di Morgia che sapeva suonare lo spartito a memoria: «Chiaramente ogni vittoria ha un valore e un sapore diverso – sottolinea il trequartista – ma non posso negare che Pistoia, a livello calcistico, sia stato il mio primo amore. E come ben sappiamo, il primo amore non si scorda mai. Quell’anno riuscimmo veramente a realizzare un sogno per noi ma anche e soprattutto per la città, che aspettava da anni una gioia come il ritorno in Serie C. A livello di spogliatoio ho ricordi meravigliosi, coi ragazzi di quell’annata ci teniamo ancora in contatto perché si era creato un legame unico. L’unico rammarico che mi porto dietro è non aver potuto proseguire con quel gruppo anche l’anno seguente. In generale sono ancora legato agli arancioni e quest’anno ho seguito i risultati, sperando nella rimonta finale. Mi sarebbe piaciuto tornare a Pistoia per giocare la poule scudetto…»

Uno degli artefici di quello splendido campionato è stato Massimo Morgia, ritrovato poi negli anni successivi a Siena, L’Aquila e Mantova: «Per il mister parlano i campionati vinti e ciò che tutti raccontano di lui – conferma Minincleri. In pochi mesi riuscì a forgiare un gruppo unito in ogni situazione, ma anche a livello tattico mi ha aiutato moltissimo. È stato il primo allenatore che mi ha insegnato a giocare come attaccante esterno, mentre fino ad allora avevo sempre agito da trequartista. L’annata a Pistoia mi ha lasciato molto anche da questo punto e di vista e mi ha aiutato parecchio nel prosieguo della carriera. Credo che Morgia non abbia niente da invidiare ad allenatori di categorie ben più alte, in Italia pochissimi sanno di calcio come lui. Sotto la sua gestione ho ottenuto numeri importanti, come i 13 gol fatti a Siena e a L’Aquila. Devo molto al mister e lo ringrazierò sempre».
A 34 anni e con un palmares di spessore assoluto, Minincleri non vuole sentir parlare di pancia piena: «Intanto penso a finire in bellezza questa stagione a Pineto – puntualizza il fantasista – anche se al momento sono ai box per un problema fisico. Ci giocheremo la poule scudetto e la finale di Coppa Italia per provare a rendere ancora più magica l’annata. Gli obiettivi futuri? Mi piacerebbe giocare di nuovo in Serie C. Dopo averla vissuta ad inizio carriera e aver fatto tanti campionati di alta Serie D, vorrei respirare ancora l’aria del professionismo. Tutte le realtà con cui ho lavorato mi hanno trasmesso valori importanti e posso dire di aver imparato più dalle sconfitte che dai successi. Nella mia carriera ho avuto la fortuna di trovarmi sempre in gruppi fantastici, che sono poi il segreto delle vittorie. Un gruppo vincente può esistere solo se composto prima da grandi uomini e poi da grandi calciatori».




