Lunga chiacchierata con il coach che ha appena salvato Scafati: «Il futuro di Brienza? Via da Pistoia solo per un’offerta pazzesca»
«Per andar lontano bisogna essere bravi a vincere subito e anche il futuro di Pistoia passerà da quanto sarà brava nelle prime partite, sfruttando il fattore campo». A tracciare la guida pratica ai playoff da protagonista è Pino Sacripanti, un allenatore che – tra i tanti traguardi raggiunti – due anni fa l’A2 l’ha vinta. Dopo la promozione di Napoli nel 2021, è tornato in Campania per lasciare ancora il segno. E se negli ultimi cento giorni, avanti e indietro dalla casa di Pompei al PalaMangano, ha pensato solo a come salvare l’A1 di Scafati senza alzare la testa nemmeno un minuto e vedere come è bello “o mare fuori”, il coach canturino segue sempre da vicino e con affetto la Pistoia del suo “figlioccio” (testuali parole) Nicola Brienza.
«Quello con Scafati è stato un risultato eccezionale», chiosa Sacripanti, che il 15 maggio compirà 53 anni dopo la 21° stagione di A1 sulle 23 da professionista tra Cantù, Pesaro, Caserta, Avellino, Virtus Bologna, Napoli e Scafati senza contare tre medaglie europee, le ultime ahinoi, con gli azzurrini Under 20 dal 2007 al 2013. «Prima di andare in molti mi dicevano “chi te l’ha fatto fare”, Scafati veniva da una vittoria nelle ultime otto gare. Sono stati tre mesi in cui mi sono dedicato solo alla squadra che è stata bravissima nel riprendere possesso delle sue capacità e ha lavorato sodo. La questione dei punti di Varese è stata un elemento di disturbo, senza la restituzione dei punti, ci saremmo salvati prima, mentre una volta restituiti 5 punti, alla penultima giocavamo contro e per entrambe era gara fondamentale per la salvezza. poi la dovevamo incontrare. Domenica contro Brescia, gara decisiva, abbiamo giocato una buonissima gara. Quando siamo andati sul -17 abbiamo avuto la forza di reagire. Con tutta la passione e la fatica che ci abbiamo messo, senza mai un risultato favorevole dagli altri campi, è stato un godimento doppio. Per me sono stati tre mesi difficili: con la Costiera a 20’, non ho mai visto il mare ma sono stati tre mesi sott’acqua, di quelli che ti fanno tirare fuori il meglio di te».
Non è stato facile nemmeno isolarsi dalla pazza gioia dilagante anche nella cintura circumvesuviana per l’avvicinamento allo scudetto del tosco Napoli di Giuntoli e Spalletti. Ma mentre domenica la festa anche per il tecnico brianzolo è stata finalmente ai Quartieri Spagnoli sotto il murale di Maradona, a fare già le valigie direzione nord è stato David Logan. Per nulla appagato dalla firma a suon di triple sulla salvezza di Scafati, Logan l’highlander, l’eroe senza tempo di molte altre favole del basket contemporaneo che ci hanno fatto battere il cuore, è pronto ad addentare anche i playoff di A2. Mandato in missione “destinazione paradiso” nel nome di un padre nobile del basket canturino come Sacripanti. Mediatore dell’operazione forse più altisonante nello shopping di fine stagione delle vip di A2. «Quando Cantù si è interessata – continua il coach di Scafati – ho cercato di aiutare la trattativa, dicendo al ragazzo che andava in un posto splendido, rassicurandolo visto che è in gran forma e non sa se ritirarsi o no. Gli ho detto che finire provando a fare una promozione potrebbe essere buono per lui». Sicuramente meno per chi se lo ritroverà davanti, Nardò in primis, poi in caso di qualificazione alla semifinale dei brianzoli proprio la vincente di Pistoia-Piacenza.
Presto per pensarci ora che tutti sono concentrati sulle insidie del primo turno, da sempre ansiogeno e pericoloso, sono le uniche a soprattutto perché si arriva allo sprint finale dopo la maratona della stagione regolare più la fase ad orologio. «Il lavoro fatto durante l’anno ha il suo peso – continua Sacripanti – Alcune squadre sono più corte come Pistoia, altre sono più attrezzate. Per questo dico che è importante vincere subito. Con Napoli due anni fa arrivammo in finale con due 3-0 (il primo contro la Pistoia post auto retrocessione, nda), riposati e pronti. Il mercato può cambiare le carte in tavola, discutibile o no, è permesso dal regolamento e i nomi che sono arrivati possono sparigliare il banco. Anche in negativo, ricordate Gaines e i 50 tiri che si prendeva a Scafati? La squadra giocò peggio e fu eliminata in semifinale».
Sfruttare il fattore campo è fondamentale, afferma Sacripanti, che conosce bene l’effetto PalaCarrara dopo una vita da avversario di Pistoia. Temuto, stimato, spesso vincente ma sempre leale, dagli anni dell’EuroCantù con Brienza vice a quelli della Napoli milionaria di due anni fa. «Pistoia deve sfruttare le gare davanti al suo pubblico e chiudere il discorso a Piacenza – dice – ma non sarà facile. Piacenza è una squadra rigorosa, Salieri è bravo, hanno grandi tiratori da tre con cui vivono e muoiono, devi esser bravo a giocarci contro ma anche sperare che non siano nella miglior serata. Pistoia gioca bene e non lo dico solo per amicizia di Nicola. E’ ben allenata, non sono giocatori uno sopra l’altro ma uno di fianco all’altro. Stanno bene insieme e questo dà solidità. Certo, la squadra non è lunga per questo dico che il futuro di Pistoia passa dalle prime partite e dalla possibilità poi di riposarsi, di rimettersi a posto». Il futuro in questo momento è solo la sfida con Piacenza, ma dopo due anni di altissimo livello, un contratto in scadenza e una sana e mai nascosta ambizione, in molti si chiedono come farà Pistoia a tenersi stretta Nicola Brienza. «Non ho idea della programmazione di Pistoia – chiude il tecnico confermato a Scafati – Quando ci siamo visti proprio lì, gli ho detto che è sempre meglio stare dove ti vogliono. E’ normale ambire a qualcosa di sempre più grande, ma quando sei l’idolo di una città, è bene rimanerci a meno che non arrivi un’offerta pazzesca per cui a Nicola non potrei che fare l’in bocca al lupo».



