Dopo l’esperienza da giocatore e da allenatore, Nardi sfiderà l’Aglianese, di cui è ex, anche da team manager: «Guardo le partite da un’altra prospettiva»
Giocatore, allenatore di diverse squadre del settore giovanile, ora team manager: si può dire che Alberto Nardi sia per la Pistoiese un vero e proprio jolly. Dopo le avventure sul rettangolo verde negli anni Novanta e le esperienze coi ragazzi più piccoli negli anni scorsi, dallo scorso campionato Nardi è di nuovo un membro della famiglia arancione. Questa volta però è tornato per vestire i panni del team manager, seguendo da vicino i giocatori dentro ma anche fuori dal campo, nell’ambientamento a Pistoia e nella loro quotidianità. La sfida di domenica sarà per lui un derby non solo di campo ma anche di cuore, visti i trascorsi all’Aglianese sia da giocatore che da vice allenatore nella stagione 2021/22.
«Non è una partita decisiva, dopo tre giornate è sicuramente troppo presto per guardare i punti in classifica, però potrebbe cambiare le dimensioni delle due squadre. Noi ci arriviamo dopo aver ritrovato il sorriso, ci siamo rialzati dopo la sconfitta di Ravenna e la squadra ha ritrovato la serenità necessaria per lavorare nel migliore dei modi in settimana. L’Aglianese ha perso ad Imola e sarà arrabbiata ma forse anche un po’ “scossa” da quanto successo domenica. Poi sappiamo che in questo girone troveremo sempre partite complicate ma sarà fondamentale evitare un inizio deficitario come quello dell’anno scorso. Penso che alla lunga la squadra che precederà le altre in classifica sarà quella che avrà trovato maggiore equilibrio: non vedo in questo girone una formazione nettamente più forte delle altre».
Il ritorno alla Pistoiese, concretizzatosi nell’estate 2022, è stato per Nardi molto particolare, con la nuova mansione di team manager tutta da scoprire: «Non nascondo di aver fatto fatica i primi mesi – ammette lui – più che altro per il poco “contatto” che si ha col campo e col calcio giocato rispetto a quando si allena. È questo forse l’aspetto che mi manca maggiormente, ma adesso mi piace moltissimo avere una visione differente della squadra e di tutto ciò che la circonda. Al tempo stesso ci sono comunque responsabilità importanti, perché devo relazionarmi coi calciatori e ognuno può avere esigenze e problematiche differenti, soprattutto per coloro che arrivano da fuori città. Il mio compito è proprio quello di fare da tramite tra il giocatore e la società, provando a limare i problemi e le situazioni di incomprensione che potrebbero generarsi. Quando posso però, un occhio agli allenamenti lo do volentieri…».

Sono molte e tutte di grande rilevanza le pagine di storia scritte da Alberto Nardi da calciatore. Quasi 200 presenze a referto, con la gioia di aver contribuito in modo decisivo alla promozione in B del 1995 con la rete in semifinale playoff ai danni del Ravenna: «Ho vissuto la seconda epoca d’oro della Pistoiese – ammette Nardi – dopo la prima sotto la gestione Melani con l’approdo in Serie A. La società arrivava da un amaro fallimento, ma negli anni Novanta abbiamo vissuto stagioni meravigliose e posso dire che gli anni a Pistoia sono stati i migliori della mia carriera. Mi sono legato in modo indelebile ai colori arancioni anche dal punto di vista umano e le esperienze fatte da allenatore gli anni successivi significano che con la maglia della Pistoiese ho fatto qualcosa di importante. Spero di aiutare la società a tornare a quei fasti e a rivedere il pubblico di quegli anni allo stadio».
Come detto prima, il passato di Nardi si è tinto anche di neroverde: «Avevo giocato ad Agliana nella stagione 2000/01 – racconta il team manager arancione – e ci sono tornato come vice allenatore a più di venti anni di distanza. Diciamo che scelsi l’Aglianese con voglia di rivincita, perché venti anni prima avevamo perso il campionato arrivando al secondo posto e mi sarebbe piaciuto ottenere una promozione da allenatore. Poi nel corso della stagione ci sono stati molti avvicendamenti e non siamo riusciti a mantenerci nelle prime posizioni, dopo un girone d’andata ottimo. Mi porto comunque dietro un ricordo positivo della doppia esperienza ad Agliana».



