Aglianese all’esame Prato, il doppio ex Colombini presenta il big match

Due stagioni in neroverde, poi l’anno coi lanieri. Colombini in occasione della sfida di domenica: «Aglianese, Prato, Eccellenza e Pistoiese. Vi dico tutto»

Non c’è un attimo di tregua. Dopo il derby con la Pistoiese, l’Aglianese si prepara ad affrontare un altro big match: quello contro il Prato, in programma domenica alle ore 15:00. Anche l’avvio dei lanieri non è stato propriamente rosa e fiori, ergo: i punti in palio peseranno il doppio. Per presentare la sfida, abbiamo deciso di intervistare uno che le maglie di Aglianese e Prato le ha vestite recentemente. Francesco Colombini, difensore mancino classe ’93, ha infatti guidato i neroverdi durante le annate 2020/2021 e 2021/2022, prima – appunto – di trasferirsi per una stagione a Prato. Ora è in Eccellenza «per rinascere», e ci dice la sua sulla super sfida che vedrà impelante le sue ex squadre.

IL BIENNIO NEROVERDE

Francesco, partiamo dalla tua parentesi neroverde. Due anni all’ombra del “Bellucci”: che ricordi hai di quel periodo?

«Ne ho tanti, tutti positivi. Quelle all’Aglianese sono state due stagioni diverse fra loro, ma in entrambe mi sono divertito molto. Posso solo ringraziare le persone che ho conosciuto, dai dirigenti ai miei compagni: l’atmosfera era incredibile, a noi giocatori non mancava veramente niente. Al termine del secondo anno, in concomitanza con l’addio del presidente Giusti, ho poi deciso di salutare la piazza. Il “pres” era speciale, uno degli uomini di calcio con cui mi sono trovato meglio in tutti questi anni. Per quanto mi riguarda, la scelta di accasarmi altrove ha avuto tanto a che fare col suo congedo. Dico la verità, se non fosse andato via, e ovviamente avesse voluto trattenermi, sarei rimasto al 100%».

Nella prima stagione (2020/2021), invece, sfioraste la Serie C…

«Esatto. Quello è allo stesso tempo il ricordo più dolce e più amaro. Agliana non è una piazza grande come altre che ci sono in Serie D, eppure quell’anno stavamo per portarla a vivere qualcosa di grandioso. La squadra era fortissima, e anche nello spogliatoio si era venuta a creare un’amalgama unica. Poi durante il campionato sono successe varie cose, fra cui il cambio di allenatore. Anche adesso, a distanza di tempo, è difficile trovare un motivo ben preciso alla base della mancata vittoria del titolo. Non scordiamoci infatti che dall’altra parte c’era un Fiorenzuola in stato di grazia, capace di non sbagliare praticamente una partita. Pur non avendo la nostra qualità, sono stati più continui e hanno meritato di vincere».

A proposito, pensi che sia la continuità l’ingrediente fondamentale per trionfare in campionato? Dato che questa Aglianese condivide con la “tua” i medesimi sogni di gloria.

«Assolutamente. Se non sei costante diventi fragile mentalmente. Per vincere servono tanti fattori diversi, oltre alla continuità secondo me è fondamentale essere una squadra affiatata, che è diverso dall’essere un gruppo affiatato. I gruppi affiatati vanno a cena fuori, le squadre affiatate vincono le partite e si trovano perfettamente in campo. L’Aglianese in questo senso ha messo insieme tanti giocatori di livello, trovare la quadra non sarà facile ma sono convinto che col tempo potranno togliersi molte soddisfazioni. Ai neroverdi mancano solo i punti, appena cominceranno ad ingranare la giusta marcia potrebbero diventare realmente infermabili. Sono curioso di vedere dove arriveranno, a mio avviso hanno buone chances di poter andare in Serie C».

COS’È SUCCESSO A PRATO?

Passiamo alla parentesi pratese. Eravate tra le squadre favorite, cos’è che poi non ha funzionato?

«Determinate questioni interne. La rosa era senza dubbio forte, ma dentro allo spogliatoio sono successe alcune cose che ci hanno impedito di ottenere i risultati sperati. Al di fuori del rettangolo verde, invece, non posso che ringraziare i tifosi. Prato ha una pubblico eccezionale fatto di appassionati che per novanta minuti cantano e incitano la squadra senza guardare al risultato…roba da Serie C. Purtroppo, però, non siamo riusciti a regalargli ciò che meritavano: questo è dipeso dalla presenza di alcuni individui, e non parlo di calciatori, che pensavano al proprio interesse piuttosto che a quello della squadra. A me i protagonisti non sono mai piaciuti, quelli che vogliono fare il proprio gioco facendo la parte nelle interviste. Il tempo, poi, ha dimostrato quanto poco queste persone siano durate in una realtà come quella pratese».

Veniamo alla sfida che domenica vedrà impegnate proprio Prato e Aglianese, come la vedi?

«Per l’Aglianese non sarà facile andare a fare risultato al “Lungobisenzio”, un campo ostico per chiunque. Conosco vari giocatori che questa stagione militano fra i lanieri, mi raccontano di un ambiente che ha voglia di stupire. Se non hai le spalle larghe, quando arrivi lì e vedi il muro blu che incita la squadrati iniziano a tremarti le gambe: da questo punto di vista, però, i neroverdi non dovrebbero avere problemi. Avendo tanta gente di assoluto valore, da Bocalon a Iacoponi, la squadra di Maraia non teme nessuno. Questi “big” avranno sicuramente già preso in mano le redini dello spogliatoio, riportandolo all’ordine dopo i due ko contro Imolese e Pistoiese».

«IN ECCELLENZA PER RINASCERE»

Francesco, adesso sei “sceso” in Eccellenza alla Cuoiopelli, cosa ti ha convinto ad accasarti lì?

«In primis mister Falivena, mio storico compagno di squadra. È stato lui ad illustrarmi il progetto convincendomi a firmare. Inoltre provengo da un anno complicato dal punto di vista umano, con una persona in particolare che mi ha fatto scendere sotto ai pedi la voglia di rapportarmi con certi soggetti. Avevo bisogno di un ambiente che conosco – alla Cuoiopelli ci ha giocato mio fratello e anche io, quando ero più piccolo – per rinascere. Non è uno staccare la spina perché l’impegno è comunque elevato, però dopo tanto tempo in C e in D dovevo un po’ rallentare. Quello biancorosso è un club dall’importante storia, che non può stare in Eccellenza. Il nostro desiderio, infatti, è quello di tornare velocemente in Serie D, anche se ovviamente non sarà facile. Vedendo le prime partite qualcosina da aggiustare c’è. La dirigenza e lo staff, però, sanno perfettamente qual è la strada da percorrere, e anche la campagna acquisti estiva, fatta di giocatori di categorie superiori, lo testimonia».

Tra l’altro in Eccellenza, nel tuo girone, ci sono altre due compagini pistoiesi (Montecatini e Ponte Buggianese): come ti sembrano?

«Parto dal Montecatini. Li abbiamo affrontati in casa nostra, dove tante squadre faticano. I bagnaioli, invece, si sono ben comportati mettendoci i bastoni fra le ruote e portando via tre punti. I termali mi hanno fatto un’ottima impressione, dimostrando di essersi già perfettamente calati nella mentalità dell’Eccellenza. Rispetto alla formazione che ha vinto la Promozione hanno cambiato qualche tassello andando a rinforzarsi: secondo me possono fare un campionato tranquillo, da metà classifica. Per quanto riguarda invece il Ponte Buggianese non mi sbilancio perché lo conosco meno. So che l’anno scorso i biancorossi hanno fatto comunque un buon torneo, e questo sicuramente gli avrà dato una bella base da cui ripartire».

La nostra provincia, oltre che per il biennio all’Aglianese, ti ricorda anche per aver vestito la casacca della Pistoiese. Come ti sei trovato in arancione?

«Da dieci. Anche dell’anno a Pistoia conservo bei ricordi, nonostante il campionato non sia andato come speravamo. La rosa era stratosferica, con tanta gente che poi è finita stabilmente in Serie A e Serie B, ma anche le altre non scherzavano affatto. Ricordo che i tifosi erano sempre presenti, giocavamo in dodici grazie alla loro spinta. Il derby di domenica scorsa? Ovviamente l’ho seguito e sono andato a recuperarmi tutte le informazioni. Hanno vinto gli arancioni all’ultimo respiro, testimoniando di essere una delle favorite per la vittoria finale».

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