Montagna Pistoiese: il ricordo di Davide Gavazzi un anno dopo

Il 19 ottobre 2022 il portiere della Montagna Davide Gavazzi patì un malore improvviso nel riscaldamento del match di Coppa col Cintolese

Un anno fa a “La Ramoscina” di Gavinana si consumava il dramma di Davide Gavazzi, vittima di un malore improvviso a soli 28 anni giunto mentre si stava preparando a disputare un match. L’allora secondo portiere della Montagna Pistoiese infatti si stava riscaldando per giocare da titolare il primo turno secco di Coppa Toscana contro il Cintolese. Ad un certo punto, con le temperature che rasentavano i 30 gradi nonostante fosse metà ottobre, chiese di fermarsi per rinfrescarsi un attimo.

Dopo pochi secondi, sotto gli occhi dei compagni attoniti, si accasciò inerme a terra e non riprese conoscenza. Il soccorso dello staff medico della Montagna e del Cintolese furono immediati, così come l’intervento del 118 ed il seguente arrivo dell’elisoccorso. Davide però non riprese mai conoscenza e la situazione apparve subito disperata. Fu trasportato col Pegaso a Careggi dove, nonostante qualche timidissima speranza sorta nella notte, Davide perì nella mattinata seguente lasciando sotto shock tutto il calcio dilettanti.

MISTER IORI: «GAVAZZI ERA UN PUPILLO DI ELIANO FERRARI»

Ad un anno dalla tragedia la Montagna, che tornò in campo dieci giorni dopo a Mezzana (a 24 ore scarse dal funerale a Cireglio) e disputò l’intero campionato nel suo nome, lo ricorda con affetto. In particolare Marco Iori, l’allenatore che l’aveva riportato in biancoazzurro nell’estate 2022, ha voluto ripercorrere con noi quel maledetto giorno partendo proprio da quando convinse Gavazzi a ritornare a Gavinana.

«A me il dolore ancora non è passato e probabilmente mai lo farà. Quando lo convinsi a ritornare, visto che si era preso un paio di stagioni sabbatiche in cui giocò nell’UISP, gli dissi che Eliano Ferrari sarebbe stato contento da lassù. Eliano, nostra storica figura a Gavinana, stravedeva per lui e quando lasciò la Juniores si dispiacque per la sua partenza. Purtroppo ci lasciò a luglio e fra le motivazioni che diedi a Davide per tornare ci fu proprio il ricordo di Eliano. Mai avrei detto che a distanza di tre mesi si sarebbero riuniti».

L’ESORDIO RINVIATO PROPRIO IN QUELL’OCCASIONE

Iori conosceva bene Davide visto che l’aveva allenato già nelle formazioni giovanili. «Era esuberante come tutti i ragazzi della sua età. Fu bello ritrovarlo a distanza di qualche anno maturato e con tante ambizioni importanti. Si calò nella nuova avventura con serietà e dedizione e tutti in squadra non vedevano l’ora di vederlo giocare».  

Gavazzi, rientrato per fare da spalla al suo amico Pieri, nonostante la ruggine dei mesi lontano dalla porta (negli amatori s’era tolto i guantoni) aveva già bruciato le tappe. «Avevamo stabilito che avrebbe giocato in Coppa, ma a settembre, quando dovevamo giocare l’andata ed il ritorno col Cecina, mi disse che voleva aspettare ancora. Io lo vedevo pronto ma lui sentiva di dover ancora migliorare su determinati aspetti e quindi sarebbe stato ideale quel match col Cintolese di metà ottobre. Eravamo tutti contenti di rivederlo all’opera in una partita».

UN SORRISO INDIMENTICABILE

Iori ha ancora nitido l’ultimo sorriso che si scambiò col suo allievo: «Era nel pieno del riscaldamento. Gli dissi che mi sembrava raggiante come il difensore della Juventus e della Nazionale Barzagli e lui si mise a ridere di gioia. Quella risata e quel sorriso non me li scorderò mai. Dopo pochi istanti stramazzò a terra ed ebbe inizio l’incubo».  

Il sorriso di Gavazzi a Gavinana non lo scorderà mai nessuno: «Dimenticare un evento simile – conclude Iori – è impossibile. Ogni tanto ci risentiamo con la famiglia e ci facciamo forza a vicenda. Per loro passare una giornata come questa sarà terribile, come d’altronde lo è vivere col sentimento d’aver perso un figlio, la cosa peggiore che possa accadere. Davide comunque nei nostri cuori vivrà per sempre».  

Edoardo Gori
Edoardo Gori
Classe 1993, laureato nel 2018 in Scienze Politiche. Sviluppa la passione per lo sport in tenera età grazie alle discese fra i pali stretti di Tomba ed alle scalate sui monti italiani e francesi di Pantani. Nel mezzo, consapevole del cammino impervio che l'attende, inizia i suoi due grandi culti: l'Inter e la Ferrari. Ha due grandi sogni impossibili (o quasi): Leclerc campione del Mondo ed i Titans al Super Bowl.

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