Il libero fuxiablu Caterina Bini si racconta, tra il beach, la ricerca della perfezione e un imperativo: «Sabato in casa vogliamo vincere!»
Caterina sale in auto, sgassa, e da Pisa, dove studia scienze della comunicazione, farà tappa prima a Lucca, dove vive, poi passerà la serata a Pistoia tra palestra e palazzetto. Il giorno dopo è festivo, ma per coach Testi non ci sono pause in questo inizio di stagione. Nonostante il tempo pessimo, i 30 kilometri dell’A11 con il Lucca Comics alle porte e aver alle spalle una giornata di università, Caterina non si scompone e accetta volentieri l’intervista.
L’accento lucchese marcato, il sorriso sempre presente e dei salvataggi che strozzano l’urlo in gola alle avversarie, illuse di aver fatto punto. Questa è Caterina Bini, il nuovo libero classe 2001 della Fenice e che solo dopo 4 gare di campionato si è già fatta amare dal pubblico di casa…che però non ha ancora visto una vittoria! I due successi fuxiablu infatti sono arrivati lontani da casa, come l’ultimo di Fossato Di Vico.
Che succede: com’è che vincete solo fuori casa?
«Non lo so, forse è una strategia! (ride, nda) Certo, se facciamo così tutto l’anno arriviamo a maggio esaurite. Non è possibile stare sempre a rincorrere, è il momento di approcciare le gare nel modo giusto. Siamo una buonissima squadra che può fare grandi cose e spero già da sabato contro Arezzo di poter vincere in casa e far vedere una vittoria ai nostri tifosi».
4 punti in 4 gare: come sta la squadra e come sta Caterina Bini?
«Siamo molto cariche! L’ultima prova ci ha confermato il nostro buon momento di forma perché arrivare lucide dopo due ore di gara al tie-break non è facile; certo, potevamo fare meglio. In termini di prestazione non siamo quelle viste contro il Fossato, bensì la squadra che contro il Versilia difendeva tutto senza andare in agitazione. A livello personale non sono ancora contenta di me stessa. Da quando gioco a pallavolo sono pochissime le volte che esco dal campo soddisfatta. Mi soffermo troppo sull’errore e la giocata fatta bene passa spesso in secondo piano. Ho una personale ricerca della perfezione che non mi fa mai godere appieno anche le vittorie, ma cerco sempre il pelo nell’uovo».
UN TUFFO NEL PASSATO
Pantera Lucca, Barga, Dream Volley poi ancora Pantera: prima di approdare a Nottolini però c’è un anno particolare
«Esatto, quello in cui ho fatto beach volley»
Un anno di beach volley?! Ma abiti a Lucca o a Rio De Janeiro?
«Sì effettivamente fu una decisione strana, ma anche forzata. Con la società del Pantera non era finita nel modo migliore e un mio prestito lo avrebbero fatto pagare carissimo a qualsiasi società. Trovandoci nel post Covid nessuna avrebbe speso una cifra folle per il prestito e così scelsi di buttarmi sul beach volley, giocando al Beach Spaces di Pisa nella zona del Cus. Lì trovai tanti allenatori preparati e passai alcuni mesi divertendomi molto. Non fu un anno completo perché a marzo mi chiamò il Nottolini, ma un po’ di manualità l’ho presa…».
A proposito di manualità, hai sempre fatto il libero?
«Da piccola facevo l’attaccante, ma è durato poco: il tempo di crescere e mi hanno messo a fare il libero. Avevo alcune potenzialità per questo ruolo, ma non è quello che sognavo: volevo fare la palleggiatrice! Anche in quel caso con l’altezza però non è mai stato possibile»
Giocatrici e allenatori che ti sono rimasti nel cuore?
«Le tre dell’esperienza al Nottolini come Battellino, Coselli e Lunardi. Quando entravo in seconda linea erano sempre pronte ad aiutarmi ed è rimasto un grande legame nonostante oggi si giochi in squadre diverse. Con Ilaria pur facendo il solito ruolo non c’è stata mai invidia, ma entusiasmo da parte nel giocare insieme e apprendere qualcosa. A livello di allenatori son rimasta molto legata ad Alessandro Nelli conosciuto a Barga. Rimane il coach che mi ha insegnato di più e che mi ha formato anche caratterialmente. Se io riesco ad essere quella che sono ora è grazie a lui»
BINI A 360 GRADI
A Pistoia hai saputo far gruppo velocemente all’interno dello spogliatoio: è sempre così?
«Ho la fortuna di avere un carattere espansivo e non ho problemi a fare amicizia anche perché se non riuscissi a legarmi ad una squadra non si creerebbe un gruppo e giocheremmo con difficoltà. Le bimbe alla Fenice quest’anno sono state mega disponibili e molto alla mano, presentandomi anche la società nel modo in cui si è rivelata ovvero in gamba e capace ad accontentare le giocatrici».
Ma l’accento lucchese quanto te lo fanno pesare nello spogliatoio?
«Tantissimo! Dicono che è una delle parlate più brutte che conoscano, ma a me sembra così innocuo. Più che altro anche il loro non è il massimo, tra il pistoiese/pratese di alcune e soprattutto il marchigiano di Cicchitelli, alla gran lunga il peggior accento (ride, nda)».
I pregi e i difetti di questa squadra?
«Tra di noi siamo molto unite e nessuna si sente mai superiore all’altra. Gli aiuti vanno a chiunque e regna l’armonia. I difetti? Siamo molto emotive e alcune volte ci facciamo prendere dall’emozione, ci buttiamo giù se non riesce una cosa e andiamo nel panico. Il tutto e subito non è possibile, ma dobbiamo metterci lì e lavorare con pazienza».
I pregi e i difetti di Caterina Bini?
«Sono sempre pronta ad aiutare le compagne, ma non solo da un punto di vista sportivo (dato che ricopro un ruolo di responsabilità), ma anche al di fuori della pallavolo. Sul fronte opposto ho poca pazienza, pretendo tanto da me stessa volendo tutto e subito. Al momento per sto cercando di lavorarci…».
Il numero 4 che hai scelto ti rappresenta qualcosa?
«In realtà mi fu dato quando ero a Pisa. Da lì mi ci son affezionata e l’ho sempre indossato ovunque. In ogni squadra lo trovavo sempre libero e non capivo perché. Poi ho scoperto che porta male…ma non per me. Infatti non ci credo a queste cose e il lato positivo è che non devo litigarmelo con nessuno!».



