Pistoia-Sassari, ricordi di un caldo maggio da play-off

Se si pensa ai sardi a Pistoia, la mente va ai play-off di tredici anni fa, tra le provocazioni di Hubalek e quell’aeroplano di Vanuzzo

Mai stati rivali o acerrimi nemici, questo è sicuro. A volte però lo sport, con le giuste condizioni, può portare due schieramenti a mettere in scena un vero e proprio regolamento di conti. Bastano, in effetti, i protagonisti più adatti a renderlo possibile. La storia tra Pistoia e Sassari, che domenica si arricchirà di un nuovo capitolo, potrebbe in effetti iniziare da quel maggio del 2010, quando il tabellone dei play-off mise i toscani ed i sardi gli uni di fronte agli altri.

Una storia che poi è tornata ad essere quella più semplice di due squadre che si devono affrontare per la più comune delle poste in palio. Ma tredici anni fa ci si giocò qualcosa di più di una vittoria o di un accesso alle semifinali play-off. Tredici anni fa c’erano due schieramenti che volevano avere ragione dell’avversario. Una storia, dunque, cui è bastata una scintilla per poi divampare fino ad un finale davvero ustionante.

I PROTAGONISTI

L’allora Carmatic Pistoia di coach Paolo Moretti aveva raggiunto i play-off grazie ad un team di indubbia qualità. L’americano ex NBA Tamar Slay aveva dimostrato di appartenere a tutt’altra categoria, trascinando i biancorossi per tutto l’arco della stagione, coadiuvato dal play nigeriano Tony Skinn. A loro si erano aggiunti, a stagione avviata, due lunghi capaci di dare la svolta definitiva: lo svedese Martin Ringstrom (nell’A2 di allora si poteva schierare due USA e un comunitario) e la leggenda del basket italiano Gregor Fucka.

Sassari invece era già nelle mani di coach Meo Sacchetti, uomo che poi condusse solo cinque anni dopo i sardi sul tetto d’Italia. Agli americani Marcelus Kemp e Jason Rowe si aggiunse anche il pivot ceco Jiri Hubalek, uno degli assoluti protagonisti di questa storia nel bene e nel male. Nel gruppo anche un “Jack” Devecchi che sarebbe poi diventato l’uomo-simbolo dei successi sassaresi, anche se allora i gradi di capitano erano di Manuel Vanuzzo. Per quest’ultimo, tre stagioni ad inizio carriera a Montecatini: elemento, questo, che tornerà solo nel finale.

PISTOIA-SASSARI: UNA SERIE INFUOCATA

I biancorossi chiudono all’ottavo posto di quell’A2 che allora era raggruppata in un girone unico. Il tabellone li mette quindi di fronte alla terza forza del campionato, ossia proprio Sassari. Infatti, la prima classificata della regular season veniva promossa direttamente nella massima serie e quindi la griglia si allargava fino alla nona posizione. La serie comincia dunque in Sardegna, con due sfide che sorridono senza troppi patemi ai padroni di casa.

Nel frattempo però lo sguardo dei tifosi pistoiesi è tutto rivolto a lui, Jiri Hubalek. L’anno precedente, il ceco scuola Slavia Praga era stato vicinissimo a vestire i colori biancorossi, ma il destino ha avuto in mente qualcosa di diverso. In Gara 3 Pistoia si prende la vittoria trascinata da uno Slay da 19 punti, mentre il pubblico becca costantemente il pivot di Sassari. Difficile descrivere a parole cosa succede due giorni dopo, quando la Dinamo si ripresenta al PalaCarrara per chiudere la serie.

Hubalek entra in campo insieme ai compagni per il riscaldamento, accolto dagli assordanti fischi di un PalaCarrara che, senza remore, lo mette immediatamente nel mirino. La risposta del ceco è impressionante: approfittando dell’assenza degli avversari, ancora nel tunnel degli spogliatoi, si dirige sotto la Curva Pistoia e inizia ad effettuare qualche tiro. In quel piccolo frangente che però sembra durare minuti, gli insulti gli scivolano addosso. A posteriori, un segnale di sicurezza: oggi vi batto.

Trascinata da lui, oltre che dai soliti Kemp e Rowe, Sassari prende il comando della gara, con la Carmatic che proverà ad inseguire fino alla fine. Pistoia arriva anche vicina a completare la rimonta, ma nel convulso finale e sul -3, la bomba di Slay finisce corta e gli ospiti possono festeggiare il passaggio del turno. Quel che succede nell’immediato post-partita rasenta il caos: volano altre male parole, con Hubalek e Kemp in testa a rispondere per le rime come fatto costantemente nell’arco della serie. Volano anche oggetti in campo e persone non autorizzate scavalcano le balaustre: un putiferio che si chiude, idealmente, con l’aeroplano eseguito da Vanuzzo al momento di imboccare il tunnel degli spogliatoi.

DUE STORIE CHE SI INTRECCIANO DI NUOVO

Sicuramente non un bel finale, sia per il risultato sia per avvenimenti che nello sport vanno ben al di sopra del limite consentito. Comunque una serie play-off che chi tifa da tanto tempo biancorosso difficilmente può dimenticare. Per Sassari fu l’inizio di un percorso che la portò in A1 e poi, in poche stagioni, all’apoteosi del primo scudetto. Per la Pistoia targata Paolo Moretti fu, invece, il primo passo di un’avventura che la tenne costantemente nelle posizioni alte dell’A2, fino alla promozione che arrivò tre stagioni dopo.

Pistoia e Sassari si sono poi ritrovate costantemente al piano di sopra, sempre con obiettivi distinti. Due piazze caldissime che domenica si incontreranno nuovamente, con il tempo che adesso rende più sfocato, ma non meno vivo, il ricordo di quei giorni di maggio. Quei caldi e folli giorni in cui, forse, in via Fermi si è iniziato anche a sognare.

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