La qualificazione alle Final Eight fa tornare alla memoria gli anni di Moretti ed Esposito, due coach mai dimenticati dal popolo biancorosso
A caccia dei mostri sacri. E’ questa l’ennesima sfida che attende il tandem Nicola Brienza-Marco Sambugaro che, dopo essersi ripresi la Serie A a colpi di record con una squadra costruita col portafoglio da Cenerentola ma più ammaliante e pericolosa delle sirene di Ulisse anche per i più esperti naviganti del campionato, si lanciano di fatto su un girone di ritorno con tante sfide e obiettivi intriganti. La parola d’ordine rimane “ salvezza” naturalmente e par di vederlo il glaciale diesse dell’Estra che lo ripete come un mantra stile fratellone saggio al coach, novello uomo copertina della serie A, che nella giungla di microfoni e telecamere spuntate in via Fermi per studiare il fenomeno Pistoia si muove con quella risaputa disinvoltura di chi ama godersi il bello della ribalta.
E’ in questo gioco delle parti che affondano le radici della rivelazione Estra, così come delle puntate precedenti di una trilogia sempre più amata dal popolo biancorosso. La terza parte della saga diretta dai gemelli diversi padani, come sempre ricca di colpi di scena ed effetti speciali che nemmeno il meraviglioso mondo di Tim Burton ad infarcire un canovaccio sentimentale che fa onore al miglior neorealismo italiano, è di fatto nella short list delle rivelazioni della stagione. Quella lista che in tempi di avvicinamento all’Oscar viene sfoltita fino a dare il lotto di candidati veri al premio. In questa lista c’è anche il film che Demis Cavina sta scrivendo a Cremona a cui Pistoia ha strappato il pass per la Coppa Italia dopo una gara molto combattuta. Due neopromosse, due squadre che hanno dato continuità al progetto tecnico che le ha riportate in serie A, due allenatori con tanta gavetta alle spalle, che si sono riconquistati un posto al sole senza regali nonostante esperienze e referenze eccellenti.
Il quasi ingegnere di Cantù, che ha riacceso la febbre pistoiese della domenica a spicchi con quella spalvaderia da Niki Manero biancorosso, si è preso la prima sfida con uno dei migliori nemici del popolo biancorosso. Demis Cavina, 50 anni il prossimo settembre, sfida il Pistoia Basket da quando era più o meno tornato dal militare. Ma il tempo per lui non sembra essere passato. Stessa grinta di sempre con cui sta plasmando l’ennesima squadra rivelazione, stesso accento dolce come i colli bolognesi intorno alla sua Castel San Pietro Terme buoni per far le pieghe, con cui ci ha commosso ricordando il presidentissimo Maltinti (“di questo palazzetto così caldo e bello sarà contento anche Roberto lassù”) .
Il girone di ritorno ci dirà se le belle storie di Pistoia e Cremona e dei loro ambiziosi condottieri finiranno nel lotto definitivo delle sorprese che certo non mancano in una stagione in cui ad oggi non c’è la spaccatura tra divine e comune mortali che ha caratterizzato gli ultimi campionati. Pur aspettando il ritorno delle big nel girone di ritorno tra equilibri trovati, allentamenti di Coppa e magari qualche colpaccio di mercato, i numeri dicono che oggi il campionato è il più equilibrato degli ultimi anni. Tra il Leone di San Marco reyerino che sventola dall’alto del primo posto e l’ottavo dell’Estra ci sono 8 punti mentre nelle ultime cinque stagioni dalla testa alla coda della zona playoff invernale si era sempre andati dai 10 ai 14. Solo 4 volte negli ultimi 10 anni si è scesi sotto la doppia cifra di distanza, con il minimo di 6 punti toccato (guarda caso) in un’altra stagione favorevole alle favole tra cui quella dei diavoli volanti biancorossi dieci anni fa esatti. La matricola biancorossa allenata da Paolo Moretti virò a 12 ma fu protagonista di una mega rimonta nel girone di ritorno e finì a spaventare i futuri campioni d’Italia di Milano costretti a sudarsi la qualificazione alla semifinale playoff.
Per chi pensa che i corsi e ricorsi storici siano roba da romanticismo nostalgico, ci sono i freddi dati a pensare che l’Estra targata Brienza possa insidiare numeri e traguardi dei dream team biancorossi del passato. Guardando col sorriso all’Hall of Fame dell’Academy biancorossa, anche perché – come da tradizione con la premiata ditta Brienza- Sambu – il girone d’andata ha già regalato i suoi record vedi le indimenticabili prime volte di Milano e Treviso e ad alzare l’asticella Pistoia ci ha pensato da sola. Della Rosa e soci hanno riportato Pistoia alle Final Eight di Coppa Italia dopo otto anni dall’unica partecipazione biancorossa, quella sotto il regno del Diablo I che illuminò il suo ritorno a Pistoia da coach con fuochi d’artificio più potenti di quelli con cui – da giocatore – riempiva lo zaino di ritorno dalle visite alla famiglia a Caserta per la disperazione dell’indimenticato custode Francesco. Girone d’andata alla mano, chiudendo con 16 punti, Della Rosa e compagni sono secondi solo alla squadra che iniziò a mille la stagione 2015/ 2016, rimanendo in testa per diverse settimane e girando a quota 20 in quarta posizione (finendo sesta e qualificata ai playoff).
Una squadra cortissima, con un allenatore che mancava da tanto in serie A, con talenti assoluti pescati nel mare magnum dei giocatori “born in Usa” (vedi il capitano Kirk e le ex stelline Ncaa, Knowles e Blackshear) accuditi e protetti dal gruppo di italiani. Una storia che – con le dovute differenze – ricorda molto quella attuale, compresa la rivincita sui pronostici estivi e la spensieratezza “on the road”. Sei i successi esterni di quella formazione capitanata da Ariel Filloy, numero che i Brienzas’ boy hanno messo nel mirino con 4 successi lontani da Pistoia, eguagliando già il dato delle prime due stagioni marcate Moretti che come Esposito qui vinse il premio di coach dell’anno. Per il Diablo galeotta fu la seconda meravigliosa creatura (settima alla fine ma che girò a metà stagione a 14), mentre Moretti trionfò proprio con la neopromossa con i (super) giocatori contati, che dieci anni dopo 4 ko filati, fu spinta verso il sogno di una semifinale scudetto con gli assist di Wanamaker, i graffi eleganti di 3J e un’unione d’intenti che – guarda caso- è il marchio di fabbrica di tutte le squadre del coach Carter canturino. Che domenica nel mezzogiorno di fuoco sardo, in un’altra di quelle gare che per i suoi sono un po’ come gli Incontri ravvicinati del terzo tipo, inizia il girone di ritorno sempre alla ricerca dell’attimo fuggente da cogliere al volo.



