Pistoiese, cosa ha funzionato a Piacenza

Nonostante la beffa nel finale, mister Indiani può essere soddisfatto per l’atteggiamento dimostrato dalla sua Pistoiese. E se l’attacco funziona sono guai per gli avversari

Il pareggio della Pistoiese in casa della Pro Piacenza ha offerto diversi spunti interessanti su cui riflettere. Di sicuro in campo si è visto un atteggiamento diverso rispetto alla gara di quattro giorni prima con la Lucchese, una squadra completamente trasformata, più piacevole e anche equilibrata. Certo, l’espulsione al 18′ di Dossena taglia immediatamente le gambe a qualsiasi tatticismo, costringendo la formazione di mister Indiani a un lavoro enorme a livello di energie e corsa, fatiche che poi hanno chiesto il conto nel delicato finale. Il momento migliore della gara degli arancioni è stato ad inizio del secondo tempo, almeno fino alla sostituzione dei due attaccanti, con la Pistoiese che di fatto è riuscita a mascherare perfettamente l’uomo in meno e addirittura a segnare due reti. Proviamo dunque a capire cosa ha funzionato molto bene in quei venti minuti.

Di sicuro l’attacco, dove la coppia Latte Lath – Rovini ha dimostrato di avere gambe e idee per fare male agli avversari, tenendo in continua apprensione la difesa rossonera. I due con la loro mobilità e con la libertà di svariare a tutto campo hanno saputo togliere qualsiasi punto di riferimento agli avversari, costringendoli oltretutto a rimanere spesso bloccati dietro per paura di essere presi d’infilata, ottenendo così il vantaggioso effetto di avere gli avversari molto allungati in campo e dunque meno efficaci in fase di interdizione.

Qui entra in scena il secondo aspetto di quei venti minuti, ovvero la capacità della mediana arancione di recuperare molti palloni, vincere quasi tutti i contrasti, catturare le palle sporche ed essere più presente nell’accompagnare la manovra, riuscendo a trovare tempi e spazi per inserirsi anche a supporto del duo di attacco. Le distanze in questo caso hanno fatto la differenza: da un lato la Pistoiese, corta e compatta, ha saputo gestirsi in maniera ottimale, creando quella densità e avendo posizione e gamba per togliere spazio e sbocchi ai rivali, dall’altro lato la Pro Piacenza che con sufficienza ha creduto di poter prendere in mano la partita in qualsiasi momento, sfruttando le difficoltà degli avversari. Un po’ lo stesso errore che aveva commesso la Pistoiese contro la Lucchese pochi giorni prima. Fondamentale a riguardo è stata la mossa di mister indiani che ha tolto Picchi e ha inserito Tartaglione, spostando conseguentemente Vitiello sul centrodestra della mediana. Così i compiti maggiori di interdizione e soprattutto di chiusura e schermo delle difesa sono passati sulle spalle del giovane centrocampista arancione che da mediano basso davanti alla retroguardia ha avuto la freschezza e la gamba per rincorrere e frenare tutti gli avversari, impedendo alla Pro Piacenza discese libere palla al piede con i suoi centrocampisti. Vitiello invece ha avuto più libertà e meno corse orizzontali, avendo così più energie da dedicare anche agli inserimenti e alle ripartenze, diventando un valido aiuto per la coppia d’attacco.

I cambi della Pistoiese ma soprattutto quelli della Pro Piacenza e anche il passare dei minuti hanno logorato, inevitabilmente, questo equilibrio. Dopo la Pistoiese, stanca e affaticata, ha abbassato inevitabilmente il baricentro, lasciando metri e iniziativa agli avversari, che con la complicità dei cronici errori individuali degli arancioni sono riusciti a pareggiare una partita che per spirito di sacrificio e voglia la Pistoiese avrebbe ampiamente meritato di vincere.

Federico Guidi
Federico Guidi
Originario di Montecatini, giornalista, dal 2005 scrive su Il Tirreno e dal 2014 anche per Pistoia Sport. Ama in maniera viscerale lo sport e le sue storie. Nel tempo libero cerca di imitare le gesta sportive dei campioni, con scarsi risultati. Tattico "ad honorem" della redazione.

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