Pistoiese-Gozzano, l’analisi tattica della gara

Cosa ha funzionato e cosa meno nella Pistoiese vista contro il Gozzano, capace di rimontare il doppio svantaggio approfittando del vistoso calo arancione

Sono bastati tre minuti al Gozzano per togliere alla Pistoiese il dolce piacere di una vittoria liberatoria, attesa ormai da tre settimane. Non bisogna però commettere l’errore di ridurre la gara a quei soli 180 secondi fatali, perché il risultato è frutto di quello che le due squadre hanno fatto prima e dopo. Andiamo allora ad analizzare dove è cambiata la partita per toscani e piemontesi. Di sicuro gli arancioni si sono resi protagonisti di un primo tempo cinico, in cui hanno disputato tutto sommato la partita che Indiani aveva preparato, ovvero una gara di copertura, costringendo gli avversari a giocare per poi ripartire in contropiede, senza però chiudersi troppo.

Così si spiega il tridente offensivo più leggero e veloce tra tutti quelli a disposizione dell’allenatore. La squadra orange nei primi quarantacinque minuti non ha brillato ma ha saputo tenere il giusto equilibrio, evitando di farsi schiacciare dagli avversari e al tempo stesso evitando di lasciare il totale controllo del ritmo alla formazione piemontese. I primi cinque minuti della ripresa poi hanno completato il piano tattico degli arancioni: appena gli ospiti hanno alzato il baricentro per provare a pareggiare la Pistoiese ha potuto scatenarsi in contropiede e dopo una prima occasione fallita è arrivato il raddoppio. A questo punto però sono subentrati tre fattori che hanno rovinato il piano partita di mister Indiani.

Il primo sono stati gli infortuni di Llamas e Cagnano, il primo antecedente alla rimonta del Gozzano e il secondo arrivato invece quando mancavano meno di venti minuti da giocare. Le due situazioni hanno costretto lo staff tecnico arancione a mettere mano ad una difesa che fino a quel momento non aveva sbandato e aveva retto degnamente l’urto degli avversari, seppur soffrendo molto le accelerazioni di Petris sulla corsia mancina. Con i cambi quell’effimero equilibrio trovato è andato perso, c’è stata meno sicurezza e le vecchie paure accumulate nelle tre precedenti gare piano piano sono riaffiorate, mostrando limiti e difetti di un reparto che paga dazio anche per la forma non perfetta e l’inesperienza di molti suoi interpreti.

Il secondo fattore è stato di tipo atletico, perché le due squadre hanno corso in maniera differente per tutta la gara. La Pistoiese non ha mai alzato troppo i giri nella prima frazione e anche nella ripresa ha avuto solo strappi con i suoi attaccanti supportati a turno da un centrocampista, nei momenti in cui le palle recuperate dalla mediana favorivano le ripartenze. Dopo i due gol poi la benzina è andata finendo, con gli arancioni che hanno chiuso la gara con un vistoso calo, sicuramente figlio del notevole dispendio energetico della battaglia di Piacenza, ma al tempo stesso poco comprensibile dopo il primo turno infrasettimanale della stagione e a inizio campionato. La riprova di questo si è vista nella prestazione del Gozzano che ha tenuto lo stesso ritmo per tutta la gara, alzando addirittura i giri a metà della ripresa, dimostrando più gamba e più corsa degli arancioni nell’arco dei novanta minuti.

Infine il terzo aspetto, di natura tattica, è quello che ha portato al secondo gol e di fatto alle difficoltà degli arancioni nella ripresa. Quando mister Soda ha effettuato tre cambi contemporaneamente è passato ad un assetto più offensivo, alzando anche il pressing sulla difesa arancione che è andata subito in difficoltà. Schiacciata ed incapace di avere qualità di palleggio nella fase iniziale della manovra non è più riuscita a costruire gioco, finendo per abbassarsi troppo e non avendo più modo di servire con continuità palloni agli attaccanti che a loro volta sono rimasti isolati in avanti e poco riforniti di palloni giocabili o adatti alle loro caratteristiche. Così si è spento il fuoco degli arancioni, soffocato da un Gozzano che ha saputo togliergli quegli spazi vitali per accendersi e divampare.

Federico Guidi
Federico Guidi
Originario di Montecatini, giornalista, dal 2005 scrive su Il Tirreno e dal 2014 anche per Pistoia Sport. Ama in maniera viscerale lo sport e le sue storie. Nel tempo libero cerca di imitare le gesta sportive dei campioni, con scarsi risultati. Tattico "ad honorem" della redazione.

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