Il coach del Pistoia Basket analizza la pesante sconfitta rimediata in casa di Trieste: «A fine primo quarto, quando serviva una scossa, abbiamo subito quel parziale che poi è risultato decisivo. Mercato? Non tenere gli occhi aperti sarebbe un peccato mortale viste le difficoltà della squadra»
Un’altra domenica da incubo per il Pistoia Basket, che a Trieste incassa la quinta sconfitta in altrettante uscite stagionali. Sempre più ultimi i biancorossi, seppur in compagnia di Trento. A preoccupare però è soprattutto la prestazione della truppa di coach Alessandro Ramagli, apparsa troppo remissiva dopo un buon inizio.
«Diverso livello di energia, diversa lunghezza di rotazioni, diverso livello di autostima. Nel momento in cui serviva una scossa – nel finale di primo quarto – abbiamo subito quel parziale che poi è risultato decisivo – analizza a fine partita l’allenatore dell’Oriora – La scarsa confidenza è tangibile vedendo la percentuale ai liberi. C’è da continuare a chiudersi in palestra. Stasera avevamo qualche problema fisico con Kerron Johnson che aveva male a un gomito e Krubally che si è bloccato alla schiena verso l’ora di pranzo. Ma la verità è che per essere competitivo a Trieste devi avere una durezza e un’intensità diverse, oltre a un altro livello delle rotazioni».
CHE SCIAGURA AI LIBERI
Fra i tanti mali del Pistoia Basket, coach Ramagli ne individua soprattutto un paio. «Quando andiamo sotto cominciamo a guardare il tabellone e purtroppo perdiamo di vista quelle piccole cose che servono per restare attaccati al match. I liberi? Se ne metti solo 17 su 31 non puoi pensare di vincere a Trieste, perché sai che sarai sottoposto a una difesa intensa e che ci saranno tanti viaggi in lunetta – sottolinea l’ex Virtus Bologna – Purtroppo non siamo stati capaci di tramutarli in punti con costanza. Ecco, ci manca la costanza di rendimento sia nella metà campo offensiva che in quella difensiva. Siamo troppo condizionati da quello che dice il tabellone».
ROTAZIONI NON ALL’ALTEZZA
Ramagli non si nasconde dal criticare più o meno velatamente l’apporto garantito dalla propria panchina. «Sul finire di primo quarto doveva esserci un’iniezione di fiducia e di intensità e invece abbiamo preso il parziale. Le rotazioni contano, perché non possono lasciare in campo per 40 minuti il quintetto base. In questo momento non siamo perfetti né con i primi cinque, né con i secondi cinque», la triste ammissione dell’allenatore biancorosso.
MERCATO
Con cinque k.o. alle spalle, impensabile non attendersi qualche cambiamento. «Se mi sento in discussione? Ogni lunedì sono abituato a mettermi io stesso in discussione. In questo momento serve però una visione un po’ più ampia e non dettata dalla pancia. Siamo tutti sotto la lente di ingrandimento e il primo a essere esigente con me stesso sono io – continua Ramagli – Mercato? Le partite che abbiamo giocato hanno dato delle risposte. In settimana la società si è espressa, ribadendo come pretendano molto di più da noi. Però è giusto tenere gli occhi aperti: sarebbe un peccato mortale non farlo di fronte a una squadra così in difficoltà. Poi c’è da tenere di conto gli aspetti di natura economica che non sono di mia competenza».


