«Sono andato a parlare da pistoiese a pistoiesi e, al di là dei toni che possono esser stati forti visto il clima, il confronto è stato all’insegna del rispetto e non è successo nulla». Così Fabio Bongi ci ha raccontato cosa è successo nel post gara
Fabio Bongi stretto dalle forze dell’ordine mentre si rivolge alla curva dove, nella contestazione generale, qualcuno sembra prendersela (incredibilmente) proprio con il vicecoach pistoiese. Gli animi si scaldano e a sua difesa, intervengono altri tifosi e i due Johnson che provano a rientrare in campo dal tunnel degli spogliatoi. Kerron ci riesce, Dominique tenuto a forza no. Il play “sfoga” la sua amarezza per quanto visto in sala stampa dove arriva prima di Ramagli e dice: “Le accuse a Fabio mi hanno dato fastidio, non se le meritava. Nessuno va in campo per perdere, questo sia chiaro. Le persone sugli spalti devono dare l’esempio e tenere atteggiamenti adeguati come noi in campo”.
Una sensazione, quella data dal giovane play americano del Pistoia Basket, che vedendo Fabio Bongi a “muso duro” con alcuni tifosi, hanno avuto in molti nel vedere un siparietto di cui avremmo fatto volentieri a meno. Che, come succede spesso in questi casi quando la rabbia e la delusione si mischiano, è stato travisato ed ingigantito come tiene a dire lo stesso Bongi che commentando la situazione, in primis fa mea culpa: “Forse avrei dovuto avere un atteggiamento più da professionista quale sono- ci dice Bongi– forse in questi casi meno cose si dice, meglio è. Non si può dare spiegazioni a chiunque, è giusto mantenere un distacco di ruoli tra noi professionisti e i tifosi che hanno il diritto di fischiare se lo spettacolo non gli piace. Ma a caldo ho ritenuto di metterci la faccia, di andare a dire ad alcune persone che se la stavano prendendo con le persone sbagliate. Che se loro sono inferociti, che se per la gente questa situazione è pesante, non dimentichiamoci che i primi a sentirla così siamo noi. Per questo sono andato a parlare da pistoiese a pistoiesi e, al di là dei toni che possono esser stati forti visto il clima, il confronto è stato all’insegna del rispetto e non è successo nulla”.
Bongi lo evidenzia perché da domenica sera, il suo telefono è un continuo di messaggi di persone preoccupate. Ancor di più dopo le parole di Johnson. “La situazione è stata mal interpretata e per questo dico che non dovevo andare verso la curva, mi dispiace- continua Bongi- ma le parole di Kerron evidenziano l’alto livello umano suo e di tutti i ragazzi che stanno dando l’anima per il bene della squadra”.
La brutta scena, con Bongi separato dai tifosi agitati dalle forze dell’ordine, è stata per molti- e per chi scrive- la peggior chiusura di una serata nera.
Perché se ci sono delle storie che raccontano più di altre una passione, la passione per il basket a Pistoia ha il volto da eterno ragazzo di Fabio Bongi. Uno di quelli che al palazzetto ci vive, non certo da ora, e tra una sessione video e un differenziato, ogni tanto mette il naso fuori. E’ lavoro certo, ma non solo. E’ carattere da stakanovista, è passione infinita, è voglia di migliorarsi, è amore per la palla a spicchi. E per la propria città che ha portato l’ex coach delle giovanili, l’ex radiocronista di Emme Radio (tutto pur di non separarsi dalla palla a spicchi) ad essere un rarissimo profeta in patria. Uno di quelli che quando c’è da prendersi i meriti spesso è dietro le quinte, in linea con il suo lavoro tanto importante quanto oscuro ai più, ma che ci mette la faccia quando le cose non vanno.
Come domenica sera.
Soffermandosi nella mesta uscita della squadra nel diluvio di fischi, nei pressi della curva. Una curva dove la gente lo chiama per nome. Che lo conosce fin da quando giovanissimo grazie ai brillanti risultati della sua juniores a fine anni ’90, entrò nello staff tecnico della prima squadra. Energia pulita ed incondizionata di una società che stava ripartendo.
Che lo lancia da capoallenatore giovanissimo in una stagione a tinte forti (2002/ 2003), iniziata in paradiso con Bonaccorsi e soci in testa alla classifica e finita col purgatorio dei playout, franando dopo l’agitato derby di alta classifica con l’Agricola Gloria di Calvani, Spinelli e l’areoplanino di Niccolai jr. Una stagione dove a toccare l’inferno è come spesso succede nello sport è solo l’allenatore. Fabio Bongi, appunto. Ma quella ferita guarirà presto, il suo ritorno nel 2008 in Legadue è il giusto attestato di stima che Bongi ripaga aprendo un ciclo che proprio quest’anno tocca i 10 anni filati in biancorosso.
L’inizio è burrascoso perché l’era Lasi è ormai agli sgoccioli ma con Paolo Moretti forma una coppia indissolubile che riporterà Pistoia in serie A nel 2013. La prova del nove arriva col cambio di “guida”, ampiamente superata perché la coppia “angel&devil” con Enzo Esposito (arricchita dall’esperienza di Marcello Billeri) è un cocktail da sballo. Soprattutto per gli avversari che giocano contro le loro squadre.
Fabio Bongi si consacra come braccio destro affidabile, come assistente che gli allenatori si litigano tanto che Esposito lo voleva a Sassari. Lui rimane a Pistoia, in una stagione delicata. E in panchina come sempre porta tutta la città.
Per questo anche se abbiamo travisato, siamo convinti che contestare lui, è sfregiare la storia. E senza storia non c’è futuro.



