Storicamente un maestro nell’esaltare le qualità offensive dei suoi giocatori, l’ex CT adesso dovrà rendere gli Herons infermabili
Un matrimonio storico: non ci sono termini più calzanti per descrivere l’arrivo di coach Meo Sacchetti alla Fabo Herons Montecatini. Non solo si tratta del primo cambio di allenatore nella storia del pur giovane club rossoblù, ma stiamo parlando anche del primo head coach scudettato a salire su una panchina di Serie B Nazionale. Un coup de theatre, dunque, da parte della società presieduta da Andrea Luchi, oltre che un’importante dichiarazione d’intenti dopo il faraonico mercato estivo: seconda serie, questo è il cammino.
Una lunga carriera e un ricco curriculum che parlano da soli, ma anche la voglia di mettere un’altra bella spunta: riportare Montecatini nel basket che conta. In prima battuta servirà rigenerare un gruppo apparso spesso troppo fragile a livello mentale in certi momenti della gara, nonostante il talento ben distribuito nei ruoli. La pressione della favorita avrà sicuramente giocato un ruolo in tutto questo, oltre al fatto che la Fabo deve ancora trovare un’identità definita di squadra. Potrà davvero essere Meo Sacchetti l’uomo in grado di riportare serenità e consapevolezza, ma soprattutto di trasformare gli Herons nella schiacciasassi che i pronostici estivi avevano descritto?
SUBENTRARE IN CORSA
Se si guarda al prestigioso storico in panchina del coach classe 1953 e lo si rapporta alle necessità in essere nella compagine termale ci appaiono subito diversi pro ma anche qualche contro. Partendo da quest’ultimi, Sacchetti non è mai stato dichiaratamente un allenatore da subentro in corsa. L’eccezione fu fatta proprio nell’ultima esperienza a Pesaro, quando raccolse il testimone da Maurizio Buscaglia il 10 gennaio 2024. L’annata si chiuse con un record di 5-11 e la retrocessione della Vuelle in A2.
Poco fortunate, in effetti, anche le ultime avventure con Meo al timone dall’inizio. Nel 2022/23 allena una Cantù favorita per la promozione: in regular season i brianzoli dominano e in entrambe le fasi rimediano solo 5 ko. Poi, in semifinale play-off contro Pistoia, subisce una rimonta che ancora oggi definisce il termine “turning point”. Così come lo fu, nel 2020, lasciare la Vanoli Cremona dopo tanti successi per sposare il progetto Fortitudo Bologna. A Basket City gli venne costruita una squadra a grande trazione offensiva: Banks, Aradori, Happ su tutti, ma c’era anche un certo Tre’Shaun Fletcher che poi si accasò proprio a Pistoia. Un’esperienza che finì presto, il 6 dicembre del 2020, dopo 9 gare e un solo successo raccolto.
Ma il punto preminente, sempre stando alle incognite, rimane il fatto che gli Herons hanno bisogno di trovare solidità difensiva. Un aspetto tecnico cui il nuovo coach, pure nelle stagioni più vincenti, non ha mai dato un’importanza capitale. La sua Sassari che vinse tutto nella stagione 2014/15, infatti, subiva 81.2 punti di media a partita (superiori anche agli attuali 80.8 della Fabo), mentre a Cremona nell’anno in cui si chiuse con il secondo posto e una Coppa Italia alzata al cielo (2018/19) si fece meglio con 78.7. A fare la differenza, nelle grandi annate sacchettiane, è sempre stata la costruzione di un roster in grado di compensare abbondantemente la limitata vocazione alla copertura con la propria produzione offensiva e con un gioco frizzante, fatto di corsa e possessi che non andassero troppo vicini al limite dei 24 secondi. Il cosiddetto run n’ gun, che negli anni ha ovviamente avuto le sue varianti più o meno accentuate. E che, senza dubbio, ha divertito e non poco gli amanti del basket italiano.
HERONS VERSIONE MEO
E quindi per gli Herons ripartire da Meo Sacchetti può rappresentare questo: dare ai tifosi termali una squadra che non si accontenti di vincere le partite, ma che sia anche in grado di coinvolgere, di appassionare e, appunto, di divertire. Gli elementi per farlo, a livello di roster, in effetti ci sono. La missione però non si limiterà soltanto a scatenare definitivamente il talento di Lukas Aukstikalnis, giocatore che si esalta soprattutto quando non viene troppo a mancare il contatto con la palla. C’è infatti tutto un team che potrà essere partecipe di questo switch. A partire da una batteria di esterni che potrebbe necessitare delle cure di un coach che proprio con i piccoli ha costruito gran parte dei suoi successi. Vengono in mente i cugini Diener (pietre angolari sia a Sassari che a Cremona), ma anche i vari Jerome Dyson e David Logan in Sardegna o Darius Johnson-Odom e Drew Crawford in Lombardia, per dirne solo alcuni. Senza dimenticare come il nativo di Altamura sia stato fondamentale nel produrre la versione definitiva di Simone Fontecchio e di Pippo Ricci, prima a Cremona e poi in Nazionale.
Chiaro che non si possono fare paragoni, ma nel contesto della B Nazionale giocatori esperti come Filippo Rossi, “Amos” Ricci e Alberto Benites sono chiamati ad essere centrali a livello tecnico, con gli ex Vigevano che dovranno dare ancora più dinamismo alla manovra e l’ex Libertas che dovrà ritrovare pericolosità al tiro. Senza dimenticare capitan Natali, Dell’Uomo e Mastrangelo, la cui adattabilità e verve balistica possono rappresentare più di una risorsa. E il discorso si può estendere anche al reparto lunghi, dove Riccardo Chinellato e Giorgio Sgobba (che Sacchetti fece debuttare a Brindisi) rappresentano già una garanzia. L’atletismo dei pivot sarà poi l’altra chiave tattica e tecnica su cui fondare il tutto. Yannick Giombini in primis rappresenta un prototipo per quello che è sempre stato il basket di Meo Sacchetti, ma sarà interessante vedere anche quanto si potrà investire in minuti su Youssouf Kamate che, nel poco tempo passato sul parquet, qualcosa di positivo aveva pur mostrato.
Il neo-coach degli Herons potrà dunque lavorare su un roster di acclarata qualità per la categoria, con diversi punti nelle mani e individualità in grado di determinare. Da sabato sera al Pala Cipir, dove Sacchetti siederà in tribuna per dare un primo sguardo alla sua squadra, avrà inizio un percorso di conoscenza reciproca tra la guida tecnica e il roster che dovrà portare semplicemente al raggiungimento della migliore versione della Fabo in vista della fase calda. Non ci sono ad oggi grossi gap di classifica da recuperare e il campionato sarà ricco di tappe intermedie atte a far guadagnare sempre maggior fiducia. Il 17 dicembre, data della stracittadina termale, sarà sicuramente una delle prime per vedere se l’influsso dell’allenatore campione d’Italia con Sassari si sarà già concretizzato. Gli appuntamenti con la storia, quelli a cui Meo è mancato raramente (tipo anche riportare l’Italbasket alle Olimpiadi), necessitano prima della giusta preparazione.



