Il KO di Scafati dovrà far riflettere, ma la squadra ha dimostrato di essere viva. Adesso un bis in casa per allontanare ulteriori nubi
Puntuali come le tasse sono tornati i mugugni e le critiche nei confronti dell’Estra Pistoia, uscita sconfitta dal PalaMangano di Scafati al termine del tredicesimo turno di campionato. Il successo della scorsa settimana ai danni di Roseto è stato quasi un placebo per placare temporaneamente il clima che si era creato all’interno della piazza biancorossa a seguito della striscia negativa di cinque ko a fila. Ma quanto possono, questi malumori, essere fondati? Esiste veramente un problema serio nell’Estra allenata da Tommaso Della Rosa?
APPROCCIO, RIMBALZI E SINGOLI
Sicuramente nell’ultima sconfitta sono presenti elementi che hanno contribuito a ri-scatenare il borbottio. In primis un primo quarto tremebondo a livello di approccio, energia e convinzione: un trentello subito a fronte di soli 9 punti segnati che inevitabilmente ha indirizzato la gara. Un problema costante per l’intera durata della gara è stato invece l’impari lotta a rimbalzo contro una squadra non proprio copertissima a livello di reparto lunghi. Infine le prestazioni di alcuni singoli: Seneca Knight e Nicolas Alessandrini su tutti, con Zanotti che è riuscito a fare qualcosa in più ma è stato nuovamente rivedibile.
Non sono, questi, aspetti tecnici da poco. Si era parlato, in presentazione di gara, come Pistoia necessitasse di maggiore continuità su ambo i lati del campo per riuscire a competere. Non gli addetti ai lavori, ma proprio coach Della Rosa aveva insistito su questo, così come sull’impellente bisogno di non ripetere certi errori a rimbalzo. 21 seconde opportunità al tiro concesse a Scafati sono forse il dato più pesante su cui soffermarsi in questo post-partita. E in generale le 11.5 di media a gara fin qui registrate rappresentano un numero che, di partenza, deve preoccupare e non poco. Pensare infatti di poter affrontare ogni gara regalando così tanti possessi in più non è sostenibile.
Così come non è possibile ignorare il momento negativo di diversi giocatori, in particolare quelli citati. In certi momenti della gara alcune scelte o imprudenze sono state veramente deleterie per i tentativi di recupero dell’Estra. Knight si è bloccato quasi subito ripetendo l’errore di sfondare all’interno dell’area gialloblù e, nonostante qualche tentativo di rimanere in gara, è sembrato condizionato mentalmente dall’avvio pessimo di squadra. Allo stesso modo Alessandrini, non trovando le situazioni ideali del suo gioco, ha presto perso la traccia fino a capitolare nell’ultimo quarto quando ha di fatto vanificato gli sforzi dei compagni di completare la rimonta. Parliamo probabilmente dei due giocatori che meglio avevano approcciato la stagione e che adesso stanno attraversando un periodo tecnicamente complicato e vedono le loro prestazioni in preoccupante flessione.
ESTRA, SERVE EQUILIBRIO
Proprio per questo serve equilibrio nei giudizi così come nelle pur giuste critiche. L’attenzione deve essere indirizzata verso la lacuna dichiarata dalla società stessa attraverso le parole del direttore tecnico Alberto Martelossi. La mancanza di un 4 titolare, a livello di sistema e di lotta a rimbalzo, si fa sempre più sentire e rappresenta ad oggi un gap da pagare nei confronti di diverse squadre. Né Alessandrini né Knight sembrano essere in grado di assicurare un apporto continuo in quel ruolo, o comunque di mettersi sulle spalle tale responsabilità. Riconoscendo il problema, il club biancorosso è stato chiaro: si cerca un profilo nel ruolo, da selezionare tra italiani e formati. E di giocatori così, questo è un fatto, il mercato ad oggi non ne offre.
Questo deve rappresentare anche un segnale di fiducia proprio nei confronti di chi in questo momento sta faticando in campo. Ma al netto dei demeriti dei singoli, ciò che magari può essere sfuggito è che l’Estra, in un campo storicamente ostico come il PalaMangano e contro una Givova costruita per il massimo obiettivo, ha concesso solo 47 punti tra il secondo e il quarto periodo, tenendo la gara viva fino agli ultimi secondi. I biancorossi hanno inoltre chiuso per la seconda volta consecutiva sotto la quota degli 80 punti subiti e sono anche riusciti a limitare i danni dinanzi alle principali bocche da fuoco di Scafati. Si guardi a Bruno Mascolo, giocatore che l’anno scorso ben impressionava a Treviso in Serie A: 14 punti con 6/18 dal campo. Ma anche il top scorer Caleb Walker ha comunque trovato percentuali basse e ha messo 11 dei 23 punti totali segnati dalla lunetta. Segno che la gara era stata preparata sull’idea di mettere grande aggressività sui due accentratori di gioco e che gli esterni biancorossi hanno indubbiamente seguito il piano partita.
Pistoia ha avuto l’inerzia della gara per buoni tratti, riprendendosi dall’avvio shock e ritrovando serenità nel giocare la sua pallacanestro. E se Jazz Johnson è stato come al solito condottiero del gruppo, la personalità di Filippo Gallo è ormai sotto gli occhi di tutti. Un giocatore che non ha paura di prendersi dei tiri pesanti, che affronta le difese avversarie con la giusta sfrontatezza e capace di crescere così lungo l’arco della partita è un’ottima notizia per l’Estra. Così come lo è l’ottimo atteggiamento delle cosiddette seconde linee, tra un Nicolò Dellosto che trova sempre il modo di essere utile e un Federico Stoch che non manca mai di mostrare il suo impegno.
FIDUCIA A TEMPO?
Difficoltà oggettive, dunque, ma anche diversi aspetti positivi faranno da introduzione ad una diade di gare che si svolgerà interamente alla Lumosquare di Pistoia. Mercoledì arriverà l’altra campana del campionato, una Avellino che ha appena cambiato la guida tecnica (Gennaro Di Carlo al posto di Maurizio Buscaglia) e che è reduce da un convincente successo contro Rimini. Un’altra avversaria, quindi, dal tasso tecnico non indifferente e contro cui non saranno ammessi passaggi a vuoto. Domenica a far visita sarà invece Cento, per quello che è a tutti gli effetti un altro importante confronto in chiave salvezza.
L’Estra avrà dunque l’opportunità di costruire in casa propria le prime fondamenta per il raggiungimento dell’obiettivo stagionale e quindi di placare i dubbi che oggi permangono sulla squadra, sulla sua costruzione e sull’allenatore. Il campionato di per sé è ancora molto lungo e tanti fattori possono intervenire negli equilibri e nella classifica: questo è pacifico ed è ciò che più di ogni cosa tiene Pistoia in linea di galleggiamento. Il club finora ha voluto esprimersi raramente e, nei fatti, ha rinnovato la propria fiducia a staff tecnico e giocatori. Un atteggiamento paziente e attendista in un momento in cui le possibilità di trovare il profilo ricercato per completare la squadra sono pressoché nulle.
Naturalmente quanto di estremamente negativo visto a Scafati non può non rimanere all’attenzione della società. Giusto e opportuno, ancora una volta, non mettere in discussione tutto e tutti, anche se pure l’idea di operare qualche cambiamento non deve per forza essere demonizzata. Il basket odierno, e questo campionato di A2 lo sta confermando, vive letteralmente degli aggiustamenti in corsa. Dinanzi al rischio di vedere compromesso il proprio obiettivo, in questo caso una salvezza serena, e nel caso in cui anche più avanti non si possa trovare il giocatore che manca, allora bisognerà per forza considerare eventuali piani B, con qualche sacrificio purtroppo da compiere. In particolare in un ruolo in cui ad oggi convivono ben tre elementi: un giocatore sta attraversando un momento molto complicato, un altro può solo dare qualche minuto e un altro ancora sembra ormai completamente ai margini delle rotazioni.



