Herons, è iniziata l’era Sacchetti: «Non mi aspettavo questo entusiasmo»

Il nuovo coach si presenta: «Ci sono tante cose da aggiustare, a partire dall’atteggiamento». Il presidente Luchi: «Ora tutti sul pezzo»

Il triplete con Sassari, il ritorno a Mondiali e Olimpiadi della Nazionale italiana. Due medaglie al valore memorabili eppure riduttive per raccontare la sua grandezza. A 20 anni dalla promozione nell’allora Legadue con Castelletto, coach Romeo Sacchetti, a 72 anni compiuti, è intenzionato a ripetersi ancora una volta. L’allenatore Hall of Famer, autentica leggenda della pallacanestro italiana, ha scelto il progetto della Fabo Herons Montecatini per rilanciarsi dopo l’ultima amara esperienza con Pesaro, conclusasi con la retrocessione in A2 nonostante la rincorsa tentata sotto la sua guida.

La decisione di chiudere con il basket sembrava dietro l’angolo ma nonostante gli oltre 30 anni di onorata carriera, è troppo l’amore che il tecnico nativo di Altamura prova per questo sport. «Avevo deciso di non allenare più, stavo bene a casa mia ad Alghero e inizialmente non avevo intenzione occuparmi di una squadra già fatta. È stata mia moglie a spingermi verso il basket. “Ami ancora troppo la pallacanestro“, mi ha detto. Ed eccomi qui. Onestamente non pensavo di trovare un entusiasmo così e non mi aspettavo una struttura di club di questo livello in Serie B». Con queste parole ha esordito nella sua conferenza stampa di presentazione da nuovo head coach degli Aironi.

LUCHI: «A2 NON UNA OSSESSIONE»

Ad introdurlo ci ha pensato il presidente Andrea Luchi, il quale ha puntato dritto su un coach di rinomata caratura per ripartire dopo l’addio di Federico Barsotti. «Quello di Romeo Sacchetti è un profilo semplice da presentare – ha ammesso il numero uno degli Herons -. Un coach protagonista da anni e anni nella pallacanestro nazionale e mondiale. Oltre alle sue doti professionali però, sono stato colpito soprattutto da quelle umane. È bene ricordare comunque come l’allenatore sia sì un ingranaggio importante ma non ha certo la bacchetta magica. Tutti, a partire da me, dobbiamo essere sul pezzo e lavorare con sacrificio, impegno, entusiasmo e professionalità. Società, coaching staff, giocatori e pubblico, di cui sentiamo sempre il calore: tutti devono fare la loro parte. Insieme ci toglieremo delle belle soddisfazioni. Serie A2? Non deve diventare un’ossessione. Abbiamo perso tre finali è vero ma solo chi arriva in fondo può perderle».

Soddisfazione anche per la famiglia Fagni, presente con il presidente Maurizio e la CEO Maria Sofia, che hanno ospitato l’evento di presentazione di Sacchetti presso il Castelmartini Hotel Wellness di Larciano. «Speriamo con Romeo di arrivare più in alto possibile – ha dichiarato il proprietario dell’azienda main partner del club da oltre tre anni -. Non sempre le somme fanno numeri precisi nello sport ma noi siamo felici ed orgogliosi che una persona di così alto livello sia qui per darci una mano».

«Non seguo il basket da sempre ma la passione e l’emozione attorno alla squadra sono tali che è impossibile non farsi coinvolgere – ha affermato l’amministratrice delegata di Fabo -. Mi auguro che con l’avvento del nuovo allenatore si possa scrivere una nuova splendida pagina di sport e del nostro territorio».

L’ESORDIO, I PRIMI ALLENAMENTI E IL LAVORO DI SQUADRA

La presentazione arriva a tre giorni dall’esordio ufficiale di coach Sacchetti sulla panchina degli Herons. Già seduto sugli spalti durante la trasferta di Omegna ad osservare la squadra, il nuovo tecnico rossoblù ha preso le redini durante la scorsa settimana debuttando al PalaTagliate contro Vicenza. I veneti si sono confermati squadra di livello – sono secondi in campionato – e, dopo aver forzato l’overtime con una gran rimonta, si sono imposti in volata. Un esordio amaro per Sacchetti, che ha soltanto sfiorato la prima vittoria nonostante i suoi ragazzi abbiano guidato la gara per larghi tratti.

«Ci sono tante cose da aggiustare – ha ammesso -. L’importante è che ognuno ci metta il suo come atleta e come persona. Io dico sempre che i grandi allenatori sono fatti dai grandi giocatori, il merito parte sempre da loro. L’allenatore bravo è quello che tira loro fuori il meglio, adesso dovrò prima di tutto imparare a conoscerli a fondo. Sono un tipo sempre positivo e se mi avessero visto i miei ex giocatori tanti resterebbero stupiti da quanto mi sono arrabbiato in questi primi allenamenti. Forse mai ero stato così nella mia carriera. Probabilmente è solo una questione di arrivare a raggiungere le corde giuste. Ammetto che lo pensavo un pelo più facile questo compito… (sorride, ndr)».

«Non mi piace che la gente non esprima il massimo delle proprie potenzialità, mi dà fastidio perché so che i giocatori possono migliorare sempre – ha proseguito -. Chi a 30 anni pensa di essere fatto e finito è una persona senza ambizione. Senza dubbio siamo meglio di quanto fatto vedere nell’ultima partita. Fare canestro o meno è importante certo, ma a far la differenza in questa fase deve essere l’atteggiamento. Non voglio vedere brutte facce, vorrei che le squadra fosse partecipe anche dalla panchina. Non voglio una panchina morta ma che esulti con chi sta giocando. Un giocatore deve essere contento anche se gioca solo 5 minuti. Come dicevo siamo strutturati per un livello superiore, ma il livello superiore va guadagnato».

Inevitabile toccare anche il tasto Lukas Aukstikalnis, stella del mercato estivo fin qui ancora non riuscita a brillare quanto lo scorso anno a Roseto, quando con il figlio Brian conquistò la promozione in A2. «L’anno scorso ho visto qualche sua partita visto che giocava con mio figlio. Era talmente in fiducia che era in grado di realizzare dei tiri che a volte sembravano senza senso. Sicuramente per questa squadra è importante ritrovarlo, ma è lui che deve avere una bella faccia. Deve cercare di sorridere un po’ di più. Per adesso è mentalizzato solo sul fare canestro, se non ci riesce si abbatte subito. Deve capire che può fare anche altre cose per la squadra».

A proposito di mercato, c’è curiosità nel capire se Sacchetti possa chiedere dei ritocchi ad un roster sì ricchissimo di talento e qualità ma difatti ereditato e non definibile al momento “la sua squadra”. L’obiettivo immediato però è soltanto l’avere contezza del materiale a disposizione e provare a sfruttarlo al massimo. «Siamo una squadra di 12 giocatori, nessuno si può risparmiare. Adesso che è rientrato Sgobba siamo in 10 e abbiamo in più Kamaté e Antonelli che ci danno una grossa mano. Specialmente il primo mi ha fatto una ottima impressione per i mezzi atletici a sua disposizione e voglio lavorarci a fondo. Bisogna capire che si fa parte di una squadra e dobbiamo vincere tutti assieme».

«Nell’ultima partita Mastrangelo ha sbagliato un tiro in una situazione di 3vs1 – ha continuato facendo un esempio Sacchetti -. Si è messo le mani nei capelli solo per un attimo e poi ha fatto uno scatto per rientrare in difesa. Qualcuno invece non l’ha fatto. Mi chiedo anche: quanti giocatori nelle scorse partite sono usciti per 5 falli? Nelle partite che ho visto forse è accaduto solo una volta. Si deve anche essere duri quando le cose non vanno. Non si può giocare a pallacanestro con la paura, ci vuole la faccia tosta. Sono stato un giocatore e capisco subito quando qualcuno dà tutto o dà poco, non ammetterò chi mi dirà bugie».

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