La regular season della Pistoiese è finita e lascia dietro di sé numeri, sensazioni e qualche rimpianto. Adesso testa ai playoff
La Pistoiese chiude al terzo posto, con il miglior attacco del campionato (61 gol) e la seconda miglior difesa (22 subiti, uno in più del Desenzano): dati che parlano da soli. Perché se davanti gli arancioni hanno trovato continuità, soluzioni e alternative con tanti protagonisti diversi, dietro hanno costruito una struttura solida, capace di reggere anche nei momenti più complicati. Una squadra difficile da affrontare, equilibrata, che ha saputo abbinare qualità e concretezza. E poi c’è il percorso di mister Lucarelli.
Dodici vittorie, quattro pareggi e una sola sconfitta in campionato. A cui vanno aggiunte le quattro vittorie in Coppa Italia in altrettanti match e la conquista del trofeo. Numeri che, in condizioni normali, avrebbero aperto scenari ben diversi. Ma questa non è stata una stagione normale. Desenzano e Lentigione hanno tenuto un ritmo impressionante, costringendo la Pistoiese a non avere margine d’errore. Una rincorsa che ha sfiorato l’impensabile, senza però riuscire a completarlo. Si può parlare di rimpianti, ma senza dimenticare il contesto: fare l’en plein era praticamente impossibile e nella storia recente della Serie D non era mai successo. E non è lì che si deve fermare l’analisi, perchè adesso si guarda avanti.
I playoff sono un altro campionato. Si parte domenica contro il Piacenza, un’altra piazza storica, una squadra costruita per stare in alto. Una sfida vera, tra due realtà che meriterebbero categorie diverse. E qui il discorso cambia. Per il Piacenza può essere prestigio, per la Pistoiese può essere qualcosa di più. Perché, al di là del valore sportivo, come più volte abbiamo detto, i playoff rappresentano una porta aperta sul ripescaggio. Non una certezza, ma una possibilità concreta. E allora diventa un obbligo provarci fino in fondo. C’è poi un aspetto che non può passare inosservato: il pubblico. Il Melani non ha mai mollato, anche nei momenti più delicati, anche dopo le delusioni, la risposta è sempre arrivata. Qualche brusio è naturale, ma poi sostegno, presenza e attaccamento. E nell’ultima di campionato lo stadio ha risposto ancora una volta presente e domenica dovrà essere lo stesso.
Perché squadra, staff e società hanno bisogno di quel calore. Crederci insieme, spingere insieme, può fare sicuramente la differenza. Poi ci sarà tempo per il resto. Per analizzare, discutere, capire cosa sarà della prossima stagione. Ma oggi non è quel momento. Le polemiche, i discorsi ambigui, adesso contano poco. Pistoia è una piazza che ha una storia. E quella maglia arancione pesa. Pesa sulle spalle di chi la indossa, perché vincere qui non è mai semplice. Non basta il budget, non bastano i nomi ma servono testa, personalità, capacità di reggere pressioni diverse da altre realtà. Ma quella maglia porta con sé anche tanta energia. Quella di una città che ha ritrovato entusiasmo. Ed è proprio questo il punto da cui ripartire. Adesso niente distrazioni perchè c’è da pensare solo al campo, solo ai playoff. Il resto verrà dopo.




