Il nuovo tecnico si presenta con umiltà, personalità e idee chiare. Meno proclami e più lavoro: tutti sono chiamati a remare dalla stessa parte
Ci sono conferenze stampa che servono a presentare un allenatore. E poi ci sono conferenze che raccontano un modo di essere. Quella di Pierpaolo Bisoli è sembrata appartenere alla seconda categoria. Niente frasi costruite, niente slogan di circostanza. Solo un concetto ripetuto più volte, con parole diverse ma sempre nella stessa direzione: per vincere serve l’aiuto di tutti. È probabilmente questo il messaggio più importante lasciato dal nuovo allenatore arancione nel suo primo giorno a Pistoia. Bisoli si è presentato con l’umiltà di chi, nonostante oltre seicento panchine tra Serie A, Serie B e Serie C, ha ammesso senza problemi di affacciarsi per la prima volta al mondo della Serie D.
Ma lo ha fatto anche con il carisma di chi sa perfettamente cosa significhi gestire una piazza importante. «Sono qui per vincere». Poche parole, chiare, dirette. Non un proclama, ma un’assunzione di responsabilità. Perché Bisoli non si è nascosto dietro i soliti discorsi sul “faremo il massimo”. Ha detto quello che ogni tifoso sperava di sentire, aggiungendo però un dettaglio fondamentale: da soli non si va da nessuna parte. Ha chiamato in causa il presidente, il direttore, lo staff, i giocatori, la stampa e i tifosi. Tutti. È un messaggio che va oltre il rettangolo di gioco. Perché il campionato scorso ha insegnato una cosa, ovvero che in Serie D il valore della rosa è importante, ma da solo non basta. Servono equilibrio, continuità e soprattutto un ambiente compatto. Anche la società, rispetto a qualche mese fa, sembra aver cambiato modo di comunicare.
Il presidente Sergio Iorio è apparso diverso. Più concreto, meno incline ai proclami, più consapevole delle difficoltà di una categoria che troppo spesso viene sottovalutata. Ha parlato di progetto, di lavoro e di continuità, confermando uno zoccolo duro della squadra e annunciando ulteriori rinforzi senza promettere miracoli. Anche Massimo Taibi è sembrato seguire la stessa linea. Il direttore ha spiegato come la costruzione della squadra sia iniziata settimane fa, ben prima dell’ufficialità di Bisoli. Una rosa già vicina al completamento, costruita insieme al nuovo allenatore e pensata per le sue esigenze.
È il segnale di una programmazione che, almeno nelle intenzioni, vuole evitare gli errori del passato. Del resto, chi conosce Bisoli sa bene che difficilmente accetterebbe una squadra che non gli assomigli. Le sue formazioni hanno sempre avuto un’identità precisa: grintose, organizzate, intense, capaci di sacrificarsi l’una per l’altra. Non necessariamente devono essere spettacolari, ma certamente tra le più difficili da affrontare. È facile immaginare che anche la nuova Pistoiese avrà questo DNA. Una squadra chiamata a lottare su ogni pallone, a non mollare mai e a trasmettere in campo la stessa determinazione che il suo allenatore ha mostrato fin dal primo giorno.
Adesso, però, le parole dovranno lasciare spazio ai fatti. È inevitabile che ci siano opinioni diverse. C’è chi avrebbe preferito un altro allenatore, chi avrebbe confermato altri giocatori e chi, ancora oggi, continua a portarsi dietro la delusione della scorsa stagione. Fa parte del calcio. Ma forse questo è il momento di mettere tutto in secondo piano. Perché criticare a luglio è sempre semplice. Costruire qualcosa di importante, invece, richiede tempo, lavoro e fiducia. Poi sarà il campo a emettere il verdetto. La stampa continuerà a fare il proprio lavoro, raccontando ciò che accade con spirito critico quando servirà e riconoscendo i meriti quando sarà giusto farlo.
I tifosi continueranno a sostenere una maglia che, a Pistoia, pesa come poche altre in Serie D. E proprio quella maglia dovrà diventare il punto di incontro di tutti. Perché finché undici giocatori entreranno in campo con l’arancione addosso, l’obiettivo dovrà essere uno soltanto: spingere tutti dalla stessa parte. È questo, probabilmente, il senso più profondo del primo giorno di Pierpaolo Bisoli. Meno parole, più lavoro. Meno individualismi, più squadra. Perché, come ha detto lui senza troppi giri di parole, l’unica cosa che conta è vincere. E per riuscirci, stavolta, servirà davvero l’aiuto di tutti.

