La T Gema accoglie un atleta fatto e finito che conosce questo campionato. Ottimo penetratore a canestro, se la cava bene anche in difesa
Il primo americano di nascita degli ultimi vent’anni circa di basket termale proviene da Donalsonville, sperduto villaggio di poco più di 3mila anime al confine tra Georgia, Alabama e Florida. La dirigenza de La T Tecnica Gema Montecatini tra le decine di profili osservati ha deciso di puntare forte su Jordan Ra-Quon Harris e ci sono tutte le premesse per far sì che sia l’uomo giusto al posto giusto. La guardia classe 1997 ha nell’arsenale di sua proprietà diversi elementi di buon auspicio, tra tutti la conoscenza della pallacanestro italiana, attitudine positiva sia in attacco che in difesa e quella fisicità e verticalità che si pretende da uno straniero chiamato a fare la differenza. Andiamo dunque a conoscere più nel dettaglio la sua storia e le sue origini.
DALL’ILLUSTRE COMPAGNO ALLO SBARCO IN ITALIA
La carriera scolastica del neo acquisto rossoblù parte dall’high school della contea natale, Seminole, e scorre dritta verso l’approdo al college del suo stato, l’università della Georgia. Come rimarca anche lo stesso comunicato di presentazione Harris si ritrova in spogliatoio assieme ad una delle superstar mondiali della palla a spicchi, ovvero un certo Anthony Edwards, star dei Minnesota Timberwolves; accadde per l’esattezza nell’ultimo dei quattro anni (il 2019-20) con la canotta dei Bulldogs, quello in cui ogni atleta NCAA deve spiccare il volo verso il professionismo. Per la verità la presenza dell’illustre compagno di squadra toglie minuti e visibilità ad Harris, il quale deve fermarsi a 7.1 punti di media in 23 partite (leggermente peggio rispetto alla stagione prima). Tra l’altro a Georgia la guardia termale ha condiviso il campo con un altro atleta attualmente in Nba, Nicolas Claxton, e persino con un ex-Pistoia, Derek Ogbeide.
Finita l’avventura collegiale, Harris trova la possibilità di giocare tra i pro oltreoceano in una terra, la Scozia, che non è esattamente terra di basket. Eppure con 17.6 punti di media e la nomina nel primo quintetto difensivo del massimo campionato britannico, incendia i cuori dei tifosi dei Glasgow Rocks e si fa notare in maniera importante dagli scout in cerca di nuovi talenti. L’esperienza successiva in Polonia rappresenta infatti lo step successivo nella carriera di Harris, all’Arka Gdynia però la scintilla non scocca e la guardia americana viene tagliata a metà campionato. Il tour dell’Europa prosegue così per il Belgio, nel quale Harris passa il successivo anno e mezzo indossando le maglie prima dei Mechelen Kangaroos e poi del Basic-Fit Bruxelles. A suon di giocate spettacolari e numeri interessanti, sia in attacco che in difesa, arriva la chiamata più importante: quella dall’Italia.
E’ un club di Serie A portare il neo-acquisto di La T Gema nel Bel Paese, una piazza storica come Varese. Harris debutta subito con una prestazione monstre, 17 punti e 6/7 dal campo contro Brescia; però le gerarchie di spogliatoio lo relegano a sesto uomo e, complice il campionato più che negativo dei lombardi, a dicembre si ritrova a margine del progetto. Dal piano di sotto si avventa su di lui la Sebastiani Rieti, alla spasmodica ricerca di un sostituto dopo l’addio di nientemeno che Jazz Johnson. I reatini trovano proprio in Harris il tassello chiave che permetterà loro di rilanciare il sogno promozione. La guardia chiude la propria seconda metà di 2024-25 con 11.0 punti di media (impreziositi da un season best di 31 punti contro Cividale) e la sorprendente qualificazione in semifinale playoff, in cui la folle corsa dei laziali fu fermata da Cantù. Nota di colore: era parte integrante di quella Real Sebastiani anche un altro dei nuovi volti in casa La T Gema, Ion Lupusor. I due si ritroveranno assieme al PalaTerme.
Harris ritrova la Serie A2 anche nella stagione successiva, a Bologna sponda Fortitudo dopo un’avventura a Bonn (Germania) terminata ancora prima di incominciare. La Effe però lo tessera a ‘gettone’ per un mese, a seguito dello stop di Lee Moore. Anche se per sole tre partite, Harris riesce a lasciare il segno al PalaDozza con ben 15.6 punti di media; la società però decide per non estendere il contratto lasciandolo di nuovo senza squadra. Chiude la campagna 2025-26 in una località piuttosto esotica, la Mongolia. Con gli Ihc Apes Harris colleziona punti e vittorie a ripetizione, anche se il primo posto a fine regular season non si tramuta in conquista del titolo nazionale. Il resto è cronaca recente.
RAPIDITA’, VERTICALITA’ E PRESENZA DIFENSIVA
Dalle cifre passate e dagli highlights che lo riguardano, si può definire Harris come un profilo che sa quando scatenarsi e quando è il caso di stare vigile e attento. Di sicuro una cosa la si può dire: quest’uomo è un’atleta, salta e corre che è una meraviglia. Sono decenni che a Montecatini non si vede un giocatore attaccare il ferro con tale veemenza e forza fisica nonché atletica. Non lo si può definire del tutto uno schiacciatore seriale, anche se in Italia più di un canestro è stato devastato dalle sue gesta; certamente però si tratta di un penetratore di professione. Si muove rapido, talvolta variando velocità o direzione in maniera improvvisa; il suo corpo di 1.94 metri regge bene agli urti e le mani sono quantomeno educate. E’ un elemento che può tornare estremamente utile in eventuali penetra e scarica, di cui è un ottimo interprete vista la facilità nel battere il marcatore ed una discreta visione di gioco (quasi sempre oltre i 2 assist di media a stagione). Se la cava piuttosto bene anche nel tiro da 3, pur non essendo il classico tiratore in serie.
Il punto di domanda principale sul 90% degli americani in A2 si chiama difesa, fondamentale sul quale però Harris è cresciuto di annata in annata. Il neo-termale a stelle e strisce sa far sentire la presenza fisica anche nella propria metà campo, essendo dotato di leve abbastanza lunghe da controllare i movimenti dell’attaccante e da limitarlo. Giocatore più da controllo del perimetro che dell’area interna, sa essere anche un buon rimbalzista anche se su questo fondamentale le statistiche sono calate proprio approdando in Italia. Ad Harris non mancano diligenza ed attitudine difensiva, fattori che di solito sono un elisir di lunga vita sotto coach Andreazza.
Nel duo Usa con Marquis Barnett dovrebbe, almeno sulla carta, ricoprire il ruolo di secondo violino in attacco e concentrarsi sul costruire vantaggi a tutto tondo e su tutto il campo. E’ chiaro però che non potrà mai mancare un buon apporto offensivo da parte sua, specie in una formazione che punta alla salvezza ma che non ha troppe bocche di fuoco abituate a fare sfracelli in cadetteria. E’ qui che potrebbero venir fuori i limiti di questo giocatore: se prendiamo per esempio la mezza stagione con Rieti, Harris ha alternato di continuo grandi serate a partite poco appariscenti. Una discontinuità di rendimento che la nuova guardia titolare de La T Gema non potrà permettersi se vorrà lasciare un’impronta indelebile nel nuovo capitolo del basket termale.
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