Pistoiese, la mano di Bisoli si vede già. E Giuliani alza il muro

La Pistoiese sta assumendo sempre più il carattere di Bisoli, abbinando talento, corsa e sacrificio. Il portiere decisivo nei momenti chiave

(foto Fc Pistoiese)

Qualità, tanta. Sacrificio, forse ancora di più. E poi un muro davanti alla porta che si chiama Giuliani. Il 3-1 di Crema lascia in eredità molto più dei tre punti e del secondo successo consecutivo in campionato. La Pistoiese vista al Voltini comincia ad assomigliare sempre di più a ciò che Pierpaolo Bisoli vuole costruire. Una squadra tecnicamente superiore, certamente, ma soprattutto disposta a correre, rincorrere, sporcarsi le mani e aiutare il compagno.

Il primo tempo è stato per lunghi tratti uno spettacolo. Tre gol, un palo, una rete annullata, altre occasioni costruite e la sensazione che, quando questa Pistoiese decide di premere sull’acceleratore, per gli avversari diventi davvero complicato contenerla. Bisoli nel dopogara ha parlato di una frazione «praticamente perfetta», nella quale gli arancioni avrebbero potuto realizzare addirittura cinque o sei reti. Ma per raccontare Crema-Pistoiese conviene partire dall’altra parte del campo.

GIULIANI, IL MURO ARANCIONE

Prima di Motti, Lagomarsino e Contini c’è stato Giuliani. E non è un dettaglio. Erano trascorsi appena quattro minuti quando la Pistoiese, su un proprio calcio d’angolo, ha concesso al Crema una ripartenza che avrebbe potuto cambiare completamente la partita. Ricci si è presentato davanti al portiere arancione e lì Giuliani ha alzato il primo muro della giornata. Uscita, freddezza, riflessi e porta salva.

Non sarebbe stata l’unica prodezza. Poco dopo una deviazione di Lagomarsino sulla conclusione di Braidich ha trasformato un tiro in una traiettoria velenosissima. Giuliani ha cambiato direzione e con un colpo di reni ha evitato ancora una volta il gol. Nella ripresa, poi, sulla conclusione di Longhi indirizzata all’angolino, è arrivata un’altra parata da applausi. Quando si vince 3-1 segnando tre reti nel primo tempo è facile che gli occhi finiscano soltanto su chi ha fatto gol. Stavolta sarebbe profondamente ingiusto. Giuliani è stato un muro, un muro arancione.

E dietro la sua prestazione c’è anche una storia che merita di essere ricordata. Il portiere aveva possibilità di salire di categoria, ma ha scelto di rimanere a Pistoia perché qui aveva un conto in sospeso. Un obiettivo rimasto lì dalla scorsa stagione: provare a vincere questo campionato con la magli arancione. Una scelta tutt’altro che scontata per un ragazzo della sua età. Avrebbe potuto prendere altre strade e misurarsi subito con il professionismo. Ha preferito restare, giocarsi qualcosa di importante e continuare a mostrare un valore che ormai non rappresenta più una sorpresa. E a Crema, quando la partita era ancora sullo 0-0, è stato proprio lui a impedire che prendesse una strada completamente diversa.

LA PISTOIESE STA INDOSSANDO LA PELLE DI BISOLI

Poi c’è tutto il resto e forse è proprio qui che si trova la notizia più interessante. Questa squadra sta lentamente indossando la pelle del proprio allenatore. Chi conosce Bisoli sa bene quale sia il suo credo: dare tutto, sempre, sudare fino all’ultima goccia, non tirare mai indietro la gamba e considerare ogni pallone come quello decisivo. È questa la mentalità che il tecnico di Porretta sta cercando di trasferire alla sua Pistoiese. E a Crema se ne sono viste parecchie tracce. Motti ormai, da questo punto di vista, non fa quasi più notizia: corre, lotta, pressa, rincorre e si mette continuamente al servizio dei compagni. Lo avevamo evidenziato nelle precedenti uscite e continuiamo a farlo. Ma al Voltini intorno a lui c’era praticamente un’intera squadra disposta a fare la stessa cosa.

Contini, Maldonado, Biagi, Saporetti, Luperini, senza dimenticare i centrali difensivi: giocatori di qualità che non hanno avuto alcun problema a rincorrere gli avversari per decine di metri, andare a caccia di palloni che sembravano ormai persi, mettere la gamba e sacrificarsi per il compagno. E il segnale forse ancora più significativo è arrivato dalla panchina. Accardi, Rossi, Campagna, Oboe e Manzoni sono entrati con la stessa fame di chi aveva iniziato la partita: grintosi, aggressivi, immediatamente dentro il match. Nessuno ha interpretato lo 0-3 come il momento per abbassare i giri del motore. Sono cambiati gli interpreti, non l’atteggiamento. È qui che si vede maggiormente la mano di Bisoli. Non soltanto nella disposizione tattica o nelle scelte, ma nella mentalità che sta entrando dentro il gruppo.

Chi gioca dall’inizio e chi subentra sembra sapere esattamente cosa viene richiesto: correre per sé stesso, ma soprattutto correre per il compagno. È esattamente ciò che Bisoli ha sottolineato nel dopogara: «Il ripiegamento difensivo, il sacrificio, la corsa per il compagno» sono gli elementi che, secondo il tecnico, finiscono per fare la differenza nell’arco di un campionato. Non a caso ha definito quella di Crema «una vittoria del collettivo». Ed è probabilmente la fotografia migliore della partita.

Perché la qualità di questa rosa non la scopriamo certo oggi. La Pistoiese ha giocatori che con la Serie D hanno poco da spartire e altri che la categoria l’hanno già vinta. Il vero salto di qualità arriva però quando a tutto questo talento si aggiunge ciò che si è visto al Voltini. Corsa, fame e sacrificio. Quando chi possiede maggiore qualità dell’avversario riesce anche a correre quanto lui, e magari più di lui, la differenza inevitabilmente si allarga.

LE SECONDE PALLE ADESSO SONO ARANCIONI

Durante il precampionato avevamo evidenziato più volte un problema: le seconde palle. La Pistoiese appariva talvolta compassata e troppo vulnerabile quando la partita diventava sporca. A Crema è successo l’esatto contrario. Palloni vaganti inseguiti, contrasti affrontati senza tirare indietro la gamba, immediata riconquista dopo aver perso il possesso. Quelle seconde palle che sembravano una defezione sono diventate una delle basi della prestazione. E qui entrano inevitabilmente in gioco Biagi e Maldonado.

Non perché nella passata stagione fossero giocatori differenti o di minor valore. Tutt’altro. Ma sembrano aver aggiunto qualcosa al proprio modo di stare dentro la partita. Più aggressività, maggiore presenza, una disponibilità diversa al lavoro senza pallone. In poche parole, anche loro sembrano aver assunto un po’ di quella identità che il tecnico di Porretta sta cercando di imprimere alla squadra. Biagi corre e si inserisce, Maldonado detta i tempi ma contemporaneamente va a recuperare palloni. Tecnica e sacrificio non sono più due mondi separati e questa può diventare una delle chiavi della stagione.

Una menzione la merita anche Luperini. Sta ancora cercando la migliore condizione, ma a Crema ha fatto vedere quanto possa incidere dentro questo centrocampo. Inserimenti continui, presenza nell’area avversaria e soprattutto tanto lavoro senza palla: si era anche visto annullare un gol e nell’azione del possibile rigore era stato ancora lui ad attaccare lo spazio. La sensazione è che, quando avrà raggiunto il cento per cento, potrà diventare (lo è già) un elemento ancor più determinante nello scacchiere di Bisoli.

LAGOMARSINO E TAVANTI: CHIAMATELI PURE “QUOTE”

Poi ci sono i giovani. Anzi, ci sarebbero le quote, perché guardandoli giocare la carta d’identità rischia quasi di diventare un dettaglio. Di Giuliani abbiamo già detto. Ma la partita del Voltini ha consegnato un’altra prestazione enorme di Tommaso Lagomarsino: assist per il vantaggio di Motti, gol dello 0-2, corsa continua e una presenza sulla fascia che cresce partita dopo partita. Quel cross per Motti è stato semplicemente un pallone al bacio. Poi la rete personale, arrivata con una conclusione sulla quale Cattaneo non è stato impeccabile, a coronare una partita di grande sostanza. Lagomarsino sembra aver acquistato in pochissimo tempo la sicurezza di un veterano. Corre, propone, mette palloni dentro e soprattutto non sembra più avere timore di prendersi responsabilità.

Bisoli ha spiegato di averlo portato più dentro al campo e una ventina di metri più avanti rispetto all’esordio, ottenendo immediatamente gol e assist. Lo stesso ragazzo ha raccontato come il lavoro del tecnico lo tenga continuamente «sull’attenti», spingendolo a dare sempre qualcosa in più. Dall’altra parte c’è Tavanti. Che altro aggiungere? Ne avevamo parlato dopo le partite precedenti e non possiamo che confermare tutto. Personalità, corsa, qualità tecnica e una naturalezza sorprendente nel giocare dentro una squadra costruita per vincere. Anche a Crema ha partecipato alla manovra senza nascondersi mai. Giuliani, Tavanti, Lagomarsino. Se questo deve essere il problema delle quote, probabilmente Bisoli può dormire sonni piuttosto tranquilli.

QUESTA PISTOIESE MERITA SEMPRE QUALCOSA IN PIÙ

Infine c’è la piazza. La tifoseria ha risposto e continua a farlo. Il Melani contro la Solbiatese aveva offerto un colpo d’occhio importante e anche a Crema la squadra ha sentito la presenza dei circa 50 supporter arancioni al Voltini. Ma questa Pistoiese, per ciò che sta dimostrando, merita ancora qualcosa in più. Non significa pretendere che tutto sia perfetto dopo due giornate. Il campionato è appena cominciato, arriveranno momenti difficili e probabilmente arriveranno anche partite nelle quali la qualità non basterà. È proprio lì che servirà quella compattezza che oggi si vede in campo.

Il volume attorno alla squadra dovrà allora continuare ad alzarsi. Bisoli nel dopogara ha ricordato che la squadra ha il dovere di dare tutto per i tifosi, per la società e per un’intera città. Ma il rapporto può funzionare anche nella direzione opposta: se questi ragazzi continueranno a lasciare tutto sul campo, sarà difficile non riconoscersi in loro. Due partite di campionato non fanno una stagione, sarebbe assurdo pensarlo.

Ma qualcosa comincia a intravedersi. Una Pistoiese con tanta qualità, certamente, una Pistoiese che sa segnare e creare. La Pistoiese di Crema ha mandato un primo messaggio al campionato: qualità per far male, carattere per non concedere niente e alternative capaci di mantenere alto il livello. È soltanto settembre e la strada è lunghissima. Ma se queste sono le fondamenta, c’è parecchio su cui costruire.

Emiliano Nesti
Emiliano Nesti
Da sempre pretoriano della tribuna del “Melani”, ama il calcio e crede ancora che una palla a scacchi bianchi e neri possa dettare i versi della poesia d’amore più bella del mondo. Anima blucerchiata e al tempo stesso profondo conoscitore di tutto ciò che ruota intorno all’Olandesina, è a Pistoia Sport dal 2019 dove si diverte un mondo insieme a tanti giovani penne del giornalismo pistoiese.


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