Cinque vittorie non fanno un campionato, soprattutto a fine settembre. Ma il tecnico sembra davvero avere in mano squadra e spogliatoio
Basterebbero i numeri per raccontare l’inizio della Pistoiese, ma probabilmente sarebbero anche il modo più sbagliato per farlo. Perché siamo ancora a settembre, perché il campionato di Serie D è lungo, complicato e spesso imprevedibile. E soprattutto perché dopo cinque giornate non c’è niente da festeggiare e nemmeno troppo da sognare ma c’è soltanto da continuare a lavorare. Lo sa bene Pierpaolo Bisoli, che dopo il 3-0 al Sant’Angelo ha detto di aver chiesto ai suoi giocatori di non guardare nemmeno la classifica fino a dicembre. Non è una frase buttata lì, è probabilmente il messaggio più importante che l’allenatore sta cercando di trasmettere a tutto l’ambiente. La Pistoiese è partita forte, fortissimo, ma non ha ancora fatto niente.
Una cosa, però, dopo le prime settimane si può cominciare a dire: Bisoli sembra avere la situazione in mano. Non soltanto per i risultati, quelli aiutano, naturalmente, ma raccontano solo una parte del lavoro. Si vede nella gestione della rosa, nelle scelte, nel minutaggio distribuito tra giocatori che in questa categoria potrebbero tranquillamente pretendere una maglia da titolare. E invece, almeno fino a questo momento, tutti sembrano aver accettato l’idea che il posto vada conquistato e che si possa essere determinanti anche giocando mezz’ora.
Non è semplice quando hai tanti giocatori importanti, forse è persino più difficile gestire l’abbondanza che l’emergenza. Bisoli ha già modificato più volte sistema di gioco anche all’interno della stessa partita. Ha utilizzato Della Latta in difesa, Campagna davanti alla retroguardia, Contini più basso sulla fascia. Ha alternato uomini e posizioni senza però dare l’impressione di togliere certezze alla squadra. Cambiano gli interpreti e qualche volta cambia anche l’abito. Per adesso, però, non cambia l’atteggiamento.
Poi ci sono i dettagli. E forse è proprio lì che si vede maggiormente il lavoro dell’allenatore. La ricerca continua della posizione migliore per un giocatore, l’attenzione alla fase senza palla, la richiesta di correre per il compagno. La grinta trasmessa dalla panchina e quella necessità quasi ossessiva di non accontentarsi, anche dopo un 3-0. Contro il Sant’Angelo Bisoli avrebbe potuto limitarsi a parlare della quinta vittoria consecutiva. Ha preferito ricordare che la partita avrebbe dovuto essere chiusa nei primi venti minuti e che il terzo gol sarebbe potuto arrivare già prima dell’intervallo.
È un particolare, ma racconta parecchio. Così come raccontano qualcosa alcuni gesti delle settimane precedenti. Le parole spese per chi gioca meno, l’attenzione verso i giovani, la gestione di Corazza e Russo nei rispettivi percorsi per ritrovare il ritmo partita. Oppure quel suo sottolineare continuamente l’importanza di chi entra dalla panchina. Con una rosa del genere, gestire gli uomini può diventare importante quasi quanto scegliere il modulo.
I meriti, naturalmente, non possono essere soltanto dell’allenatore. Massimo Taibi ha messo a disposizione di Bisoli una rosa straordinaria per la categoria, costruita con alternative praticamente in ogni reparto e con caratteristiche differenti. Tocca al tecnico trasformare questa abbondanza in una risorsa e non in un problema.
E intorno all’allenatore sembra essersi creata una macchina che lavora nella stessa direzione. Uno staff con competenze e ruoli differenti che, almeno da quello che si vede dall’esterno, sembrano essersi amalgamati velocemente. Lo stesso Bisoli domenica ha raccontato della cena organizzata insieme a staff e magazzinieri. Può sembrare un episodio marginale, forse non lo è. Perché una stagione non si costruisce soltanto la domenica pomeriggio.
Ed è qui che il discorso inevitabilmente si allarga. L’unione fa la forza e ognuno, con il proprio ruolo, può dare il suo contributo, nel bene e quando arriveranno inevitabilmente anche giornate meno belle. La Serie D è questa, un campionato nel quale avere la rosa più forte non basta. Servono continuità, pazienza, capacità di adattarsi e soprattutto la disponibilità a sporcarsi le mani quando la partita lo richiede. Bisoli lo conosce bene: non si può mollare un centimetro.
Forse il miglior pregio della Pistoiese di queste prime settimane non sono nemmeno i quindici punti. È la sensazione che, almeno per adesso, tutte le componenti stiano spingendo dalla stessa parte. E questa è una condizione da proteggere. Bisoli, fino a questo momento, sembra aver trovato la chiave giusta: testa bassa, attenzione ai dettagli e un passo alla volta. Senza proclami e senza mollare un centimetro.
