I segnali positivi registrati con Sassari non sono bastati al Pistoia Basket: ora i biancorossi si giocheranno molto, se non tutto, contro Reggio. Ramagli e società, idem. I tifosi sono pronti a fare la propria parte?
E’ la prova d’appello di una stagione. E’ l’ennesima (e probabilmente ultima) chance per sterzare il campionato, per dare un senso alle successive sette gare. Per dire ok, c’è ancora tempo per analizzare, riflettere e correggere quello che (di molto) abbiamo sbagliato. Rimandando i processi sommari di una stagione che sia per Pistoia che per Reggio Emilia è finora molto negativa. Quelli che, in qualunque caso, interrogano il Pistoia Basket in chiave futura vista la poca semina di questa stagione da tutti i punti di vista.
Quella di domenica sera, nella prima serata nazional popolare di Mamma Rai, è semplicemente la partita con la P maiuscola. Un duello vis a vis tra le due squadre che – dopo 22 gare – sono ultime in classifica con la miseria di 10 punti. E che insieme a Pesaro e Torino, appaiate a 12, stanno facendo un campionato a parte rispetto alle altre. Salvate dal baratro finora da questa corsa salvezza al rallentatore destinata giocoforza ad impennarsi, perchè con la bandiera a scacchi che si avvicina, chi si ferma potrebbe davvero essere perduto.
O almeno lo sarà quasi sicuramente chi uscirà sconfitto domenica sera dallo scontro diretto del PalaCarrara. Per questo noi di Pistoia Sport proveremo a raccontarvi questa settimana nella maniera più puntuale possibile.
Una stagione in una sera, tra l’altro ampiamente in anticipo sulla fine della stagione, con un carico di pressione non indifferente: tutto quello che non doveva succedere in casa Pistoia Basket è successo. Frutto amaro naturale di una striscia di otto sconfitte consecutive sul campo (record negativo), con l’ultima vittoria lontana più di due mesi. E l’ultimo colpo esterno un esatto girone fa, a guastare la festa novembrina del patrono di Reggio Emilia.
Una striscia, che peggiora lo 0-6 di inizio stagione, che nemmeno la buona Oriora vista contro Sassari è riuscita a chiudere. Non sono bastati i passi avanti in difesa, i “soli” 78 punti subiti che hanno portato la squadra a lottare per ritardare in tutti i modi quel calo finale che è arrivato dal 30′ in poi. Non è bastato avere in pugno la gara, con il meritato massimo vantaggio a metà terzo quarto (53- 44) o riprenderla con autorità nel finale con la bomba di Mesicek che a 120” dalla fine ha riportato avanti i biancorossi (76- 74).
Non è bastato fare tante cose buone mancate nella maggioranza delle 21 puntate precedenti, per girare la stagione. Per liberarsi da un macigno mentale e conquistarsi il privilegio di giocarsi le sue carte con un po’ di leggerezza. Ci sarà ancora quindi da soffrire e molto. Cosa che, almeno ieri, la squadra ha dimostrato di poter fare, sperando che Gianmarco Pozzecco abbia ragione quando ha detto di “non aver visto a due passi da lui, giocatori rassegnati nelle fila di Pistoia”.
Pronto a soffrire è sembrato Alessandro Ramagli che nel franco dopo gara ha parlato in maniera concreta, sapendo di essere nell’occhio del ciclone. Insieme a lui la presenza del suo staff al completo in sala stampa, quasi a fargli scudo, ha accentuato il contrasto con l’assenza totale del club. Nessun dirigente, nemmeno gli abituè della sala stampa, hanno fatto capolino a sentire quello che il coach aveva da dire in una serata fondamentale.
Ci sarà da soffrire. Dal campo alle tribune. E, dopo i tanti spazi vuoti sui gradoni e la smobilitazione finale del pubblico domenica, viene da chiedersi se il popolo biancorosso ne è cosciente. Se è cosciente che domenica ci si gioca la serie A, come sei anni fa in un’altra gara primaverile contro i nemici- amici di Reggio. Lì c’era l’adrenalina di chi sogna il salto, qui c’è la paura di chi vuole evitare il tonfo. Ma come è quella storia, nella buona e nella cattiva sorte?


