«Gli stiamo chiedendo un piccolo miracolo sportivo» ammette Iozzelli ma la matematica è dalla parte di Pistoia. «E’ giusto non ci siano vincoli per la prossima stagione» ha spiegato un Moretti positivo e determinato
Il giorno del Paolo Moretti 2.0 è scivolato via come una grande riunione di famiglia. In ogni famiglia ci sono dei momenti di «attrito» ed è stato lo stesso Paolino ad ammetterlo ma adesso c’è da remare uniti per provare a salvare una situazione compromessa ma ancora non condannabile dalla matematica.
Attraverso il filtro della speranza va letto il suo ritorno al Pistoia Basket quattro anni dopo un divorzio difficile: «E’ l’ennesima dimostrazione che ci crediamo ancora – ha spiegato Peluffo portando i saluti del presidente Capecchi, assente per un problema personale -. Ci sono ancora 12 punti in palio e ce li vogliamo giocare fino in fondo. Per questo abbiamo riportato Paolo a Pistoia e siamo tutti molto felici del suo ritorno, ora la parola al campo». «Con Paolo abbiamo fatto cose stupende – gli ha fatto eco il padrone di casa Antonio Caso – e ci aspettiamo altrettanto. È un bene riaverlo».
Dura, anzi durissima, ma non impossibile. Un lumicino di speranza resta acceso anche per Giulio Iozzelli: «La matematica ce la concede anche se evidentemente è una situazione compromessa. Probabilmente se c’è una persona che può provare a far scattare quella scintilla e quel qualcosa in più che fin qui non si è verificato è proprio Paolo. Gli stiamo chiedendo un piccolo miracolo sportivo ma può essere il profilo che ci dà un piccola speranza per competenze tecniche, personalità e per il legame con la città. Il calendario non ci aiuta però nello sport bisogna sempre provarci».
Il più positivo di tutti, inutile negarlo, è proprio Moretti. Decisamente un bel biglietto da visita perché l’entusiasmo è una delle prime cose che dovrà infondere alla sua nuova squadra. «Sono ancora più positivo – esordisce con la felpa del Pistoia Basket addosso – e lo sono per tanti motivi. Alla fine siamo a una partita di distanza da una delle dirette concorrenti (Torino, ndr) e quindi abbiamo un obiettivo che non è così lontano. Una squadra che ha vinto 4 partite su 24 dovrà nelle ultime sei raddoppiare la percentuale di vittorie. È dentro di noi che c’è la chiave e lo spirito per invertire la rotta. La conoscenza dovrà avvenire in tempi così brevi che si faranno anche degli errori, i giocatori dovranno darmi disponibilità e rispettare le mie scelte. L’aspetto positivo è che io conosco il club e il club conosce me e non sarà necessario del tempo per l’ambientamento».
«L’obiettivo primario – prosegue – è tenere quello che di buono la squadra ha e fa e provare a far crescere il livello e la produttività di quei giocatori che per qualche motivo si sono persi o devono ritrovarsi. Non ho tempo di fare rivoluzioni tecniche o gestionali né per mettere il mio timbro al 100%. Sappiamo che dobbiamo vincere almeno tre partite».
«Non è un’operazione di marketing della società né per me per rilanciare la mia carriera – ci tiene a chiarire l’uomo della promozione in Serie A -. Niente dipende da queste sei partite e ci sono tante cose che possono incidere su questa coda di stagione. Sono qua per dare tutto me stesso e tenere viva questa fiammella che è ancora accesa». Parole forti ma necessarie, come qualche spiegazione su questo ritorno che sembrava difficile ma che ha ridato gioia e speranza alla piazza. E anche su un contratto che non presenta garanzie per il futuro. «In sei anni e mezzo ci sono state esperienze positive – spiega – e momenti di attrito. L’anno di contratto, ad esempio, che ci ha portato ad affrontarci in maniera dura e a portarci dietro delle scorie. Adesso abbiamo risolto il problema perché non ci siamo accordati per la prossima stagione. Alla fine dobbiamo vedere che cosa sono diventato io dopo 4 anni e che cosa è diventata la società ed è giusto dopo una stagione così difficile che la società si prenda il suo tempo per le valutazioni. Si è parlato di questo punto ma è la cosa migliore non aver preso oggi nessuna decisione per il futuro: è giusto che non ci siano vincoli e ognuno prenderà la sua decisione».


