Cugini mai, quando Moretti e Djordjevic contribuivano allo splendore di basket city

Sei derby hanno visto contro Paolo Moretti e Sale Djordjevic con le maglie rispettivamente di Virtus e Fortitudo, al PalaDozza domenica si sfideranno da coach. Una chiacchierata con Enrico Schiavina

Ci sono le finali scudetto, ci sono le sfide europee. E c’è il derby di Bologna che, sotto canestro, da sempre, esalta lo spirito dell’unica Basket City italiana. Spaccandola in due, come spacca l’Italia dei canestri che davanti al derby (che sia davvero una sfida scudetto o sia in Legadue) sembra tutta racchiusa tra piazza Maggiore e la salita di San Luca, divisa tra virtussini e fortitudini.

Una gara che c’è sempre anche quando di fatto non c’è, perchè nonostante questa sia stata una settimana di festa di là dagli Appennini (tra la promozione della Fortitudo e la conquista delle Final Four di Champions League della Virtus), siamo lontani dagli anni dallo “splendore di basket city”. Come Enrico Schiavina intitola il capitolo dedicato ai derby degli anni ’90 nel suo “Cugini Mai”, libro da divorare per gli affamati di basket dedicato a 50 anni di derby nella pancia di “quella vecchia signora coi fianchi un po’ molli”. Lì ci sono i derby numero 55, 56, 57, 58, 59 e 60 con Paolo Moretti e Alexander Djordjevic avversari con le maglie rispettivamente di Virtus e Fortitudo. Domenica si ritroveranno (ancora) di fronte in un curioso gioco delle parti che rivede Paolino in sella all’OriOra contro la “sua” Virtus, guidata da un ex icona della Effe come Sale. Una sfida nella sfida di cui ricapitoliamo le puntate precedenti, grazie ad un narratore d’eccezione.

MORETTINOVIC

E’ il 30 ottobre del ’94 quando Paolo Moretti (che con la Virtus ha già vinto due scudetti) diventa ufficialmente Morettinovic. La storia è nota: Sasha Danilovic è squalificato e Paolino non fa rimpiangere la stella delle Vu Nere e con 26 punti porta la Virtus alla vittoria 85- 81 sulla Filodoro, riagganciandola in classifica. Diventando Morettinovic. “Per il suo gioco vagamente simile- dice Schiavina, cantore dei derby- ma a quella gara è legato il famoso caso della multa che la Virtus fece a lui e Morandotti. Il motivo? Avevano preso per goliardia la tessera degli “Orfani”, club di tifosi della Fortitudo non ultras, perchè probabilmente avevano degli amici in comune. Un gesto che poteva smorzare la tensione di quegli anni ma la società la prese male e non solo dovettero restituire la tessera ma vennero multati. Il giorno dopo Moretti giocò ed è stata la sua miglior partita con la maglia della Virtus, facendo vedere che è sul campo che si dimostra l’attaccamento. Questo episodio dà l’idea di chi era Paolo. Un giocatore che ha giocato da entrambe le parti, ha vinto di qua e di là ma è uno dei pochi non a caso benvoluto da tutti”.

LA PARTITA DEL DECENNIO

Schiavina definisce così il derby di ritorno. Sarà che si gioca il 4 marzo (1995) e a Bologna non è mai una data qualsiasi. La Virtus (di cui il grande Lucio Dalla era tifoso) è una potenza. “Ma per la prima volta nella storia- racconta- la Fortitudo poteva sfidarla. La Virtus era la Juventus dell’epoca, fa più strano ora non vederla una potenza quale è stata per 30 anni in cui l’unico obiettivo dichiarato della Fortitudo era raggiungerla. Lì, le due squadre si avvicinavano”. Alla stella di Esposito (arrivato l’anno prima da Caserta per sei miliardi di lire!), si aggiunge quella dell’ex play di Danilovic al Partizan Belgrado, Sasha Djordjevic. Davanti ad un PalaDozza traboccante di “colori” con cui i tifosi della Fortitudo esorcizzavano il bianconero della Virtus, la Filodoro rompe il digiuno. E vince 84- 83 il derby con 23 punti Enzino nel primo tempo e un superbo Djordjevic nel secondo. “Ci sono stati molti derby importantu- dice Schiavina- finali scudetto e di Eurolega ma quella fu una partita strepitosa. Sul piano tecnico. E il segnale che chi inseguiva, sta arrivando. Si capiva che iniziavano le guerre nucleari. Anni in cui le due proprietà milionarie spendevano, con l’obiettivo chiaro l’una di battere l’altra”.

SALE E’ USCITO DAL GRUPPO

Quando le guerre nucleari esploderanno davvero, Sale non ci sarà più. Lui ed Enzino apparecchiano la tavola per i futuri fasti della Effe e tra i tanti titoli del play c’è un sonoro 0 con la Fortitudo. Saluta, una sorta di Jack Frusciante baskettaro che esce dal gruppo, ma non per scelta sua, proprio negli anni in cui Enrico Brizzi racconterà Bologna in un libro cult per milioni di adolescenti. “Dopo due stagioni venne mandato via con un altro anno di contratto- racconta Schiavina- una scelta scellerata dell’allora proprietario, Seragnoli. Può darsi che lui se la sia legata al dito e quando è tornato a Bologna, qualche mese fa, lo ha fatto dalla parte opposta. Era già grande ma forse non si capiva quanto sarebbe diventato grande. Da quel giorno non è più arrivato un play straniero di buon livello, si parla di maledizione di Djordjevic”. Che nella stagione ’95- ’96 spinge la Fortitudo alla prima finale scudetto e soprattutto al 2-1 di vittorie nei derby stagionali. Per la prima volta giocati nell’oceanico impianto di Casalecchio e non nel romantico Madison di Piazza Azzarita. 20, 27 e 22 le cifre di Djordievic, stella luminosa nonostante l’arrivo di altre due supernova del calibro di Myers e Gay.

DAVIDE

25 marzo 1998, nasce a Bologna, il primogenito di Paolo Moretti. Un certo Davide che il basket lo ha nel sangue. Sarà perchè è nato tra il 24 e il 26 marzo, le date di due derby non certo casuali. A Casalecchio, le due anime di Basket City si affrontano per una final four di Eurolega. Scusate se è poco. Paolino è alla Fortitudo, non gioca molto ma nella gara d’andata viene comunque espulso come tutta la panchina della Effe in seguito alla storica maxi rissa a tutto campo. Myers e Fucka saranno cacciati insieme ai virtussini Abbio e Savic. La Virtus trascinata da Danilovic, che non è tra gli squalificati di gara2 vince e vola a Barcellona. “Sapete che il 25 marzo è anche il compleanno di Marco Belinelli – dice Schiavina- il primo italiano, bolognese, in una finale Nba. Come Davide , nato a Bologna, che è il primo italiano in una finale Ncaa. Una coincidenza incredibile, un passaggio generazione su cui il destino ha messo una mano pesante”.

D’altra parte si chiama Basket City e non è un caso.  

Elisa Pacini
Elisa Pacini
Innamorata delle parole, che sono centrali nella sua “dolcemente complicata” vita professionale. In primis per raccontare il basket e lo sport, dalle colonne de Il Tirreno (con cui collabora dal 2003) alle pagine web di Pistoia Sport (che ha contribuito a fondare). E poi come insegnante di italiano agli stranieri.

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