La storia della struttura di Masnago, casa di Varese da 65 anni a questa parte e uno dei palazzetti più famosi d’Italia. Qui il Pistoia Basket affronterà la sua ultima gara in trasferta della stagione
Non è solo per il cupolone sopra la struttura di Masnago che il palazzetto “Lino Oldrini” è considerato un tempio della pallacanestro italiana. Il rito del basket magistralmente celebrato da 65 anni a questa parte dà alle mura dell’arena varesina un che di sacralità sportiva. Qualunque sia la fede di chi vi entra perché Varese non è una piazza che mette d’accordo tutti. Eppure dagli anni del boom economico ad oggi, non c’è generazione di baskettari che non abbia almeno un giocatore di Varese nella sua squadra dei sogni: da Dino Meneghin a Bob Morse, fino ai ragazzacci di sir Recalcati (Poz, Menego junior, Gek Nazionale, De Pol) che 20 anni fa esatti vincevano lo scudetto della stella.
Al cospetto della storia del basket italiano, il Pistoia Basket giocherà l’ultima trasferta stagionale. E forse l’ultima gara esterna nella massima serie.
Dedicata al sindaco che spinse per la costruzione del nuovo impianto a Varese agli albori del ciclo d’oro dell’Ignis, negli ultimi anni legato al nome degli sponsor, l’arena circolare che dà su piazzale Gramsci, per tutti è semplicemente il PalaMasnago. Dal nome del quartiere di uno dei capisaldi del triangolo Milano- Cantù- Varese, zona ad altissima densità cestistica.
Inaugurato nel 1964, ristrutturato ed ampliato negli anni fino agli attuali 5017 posti a sedere, negli ultimi anni Masnago si è rifatto il look. Se i vessilli dei trofei vinti nella storia della Pallacanestro Varese e le maglie dei giocatori nella hall of fame troneggiano sopra le curve, dalla cupola di questo circo che ubriaca di ricordi gli amanti di questo sport, scende il tecnologico cubo a quattro facce. Che spinge verso il futuro, un palazzetto in cui si respira la storia. Il restyling degli ultimi anni, che coincide con la risalita e la rinascita non facile di Varese dopo la retrocessione del 2008 (nel 2009 la squadra tornò in A1), è frutto dei lavori voluti dalla società che gestisce l’impianto.
Una gestione regolata da una convenzione ventennale (rinnovata 7 anni fa) con il Comune di Varese, proprietario dell’impianto, che nel 2012 l’ha affidato alle cure del club fino al 2031. Nessuna illusione: anche qui il rapporto tra proprietario e gestore non è tutto rose e fiori. Ma l’accordo è chiaro ed è una bella base di partenza, quella che dopo anni lotte, manca ancora in via Fermi.
1000 euro simbolici al mese di affitto che il club versa al comune (a Pistoia sono 10 mila euro annui), in cambio della gestione straordinaria ed ordinaria della struttura. Lavori di ristrutturazione inclusi, con la possibilità da parte del club di trovarsi sponsor per il palazzetto (che solo negli ultimi anni ne ha cambiati diversi: da Pala2A a PalaWhirpool fino all’attuale Enerxenia), aperto 365 giorni l’anno con un calendario che spazia dallo sport alle fiere e ai concerti.
Che la Pallacanestro Varese negli ultimi anni si sia data da fare ne è prova il Consorzio “Varese nel cuore” che attualmente ha un impatto di un milione di euro sui 4 a cui ammonta il budget delle ultime stagioni.
In più, in una piazza in cui il basket è una fede e non solo perchè c’è un gruppo ultras che, come quello dei rivali canturini, non è proprio “gemellato” col tifo pistoiese, le iniziative legate alla promozione del basket e alla fidelizzazione dei tifosi sono molte. L’ultima è la creazione della “CourtSide Experience”, ovvero la possibilità di vedere la partita dalle poltroncine a bordo campo, dopo un ingresso privilegiato grazie al parcheggio vip e che a fine gara dà la possibilità di vivere live la sala stampa e di tornare a casa con la foto con l’Mvp della gara.



