Aumenta il pubblico in Serie A ma per il Pistoia Basket è stata un’annata negativa anche da questo punto di vista. Il rovescio della medaglia dice, comunque, che 2518 persone di media sono state vicine alla squadra nonostante le prestazioni deludenti
Ultimi sul campo e ultimi sugli spalti. Alla fine del girone d’andata come al termine della regular season, una triste doppietta (che sicuramente è strettamente legata) sancita dai dati ufficiali del pubblico diramati dalla Legabasket che vede il Pistoia Basket maglia nera della serie A anche per i numeri del seguito.
Numeri ampiamente prevedibili visto che, già al giro di boa, il tonfo era stato netto rispetto alle stagioni precedenti segnando per la prima volta una media ampiamente inferiore ai 3000 spettatori (2402). Dato leggermente aumentato nel girone di ritorno fino alla media pubblico di 2518 presone, che da una parte evidenzia come almeno lo zoccolo duro del tifo biancorosso sia rimasto sempre vicino alla squadra in una stagione tribolata finita con la retrocessione sul campo e l’assoluzione extracampo. Ma dall’altra vede il PalaCarrara desolatamente ultimo come presenze: un dato che arrivato proprio alla vigilia della presentazione di Maurizio Laudicino come nuovo addetto marketing, carica l’ex di responsabilità.
IN CONTROTENDENZA
Se la Legabasket vede aumentare il pubblico generale, Pistoia va in controtendenza, chiudendo con un saldo negativo di quasi 600 tifosi persi in una stagione dai 3195 del girone d’andata 2017/ 2018 ai poco più di 2500 di quella finita da un mese. Tutta colpa dei risultati negativi e di tante prestazioni incolori dell’Oriora? Ni, perchè se l’andamento dei dati del pubblico a Pistoia dice che i risultati contano, il calo sulle tribune di via Fermi era già iniziato prima dell’ultimo annus horribilis.
I numeri parlano chiaro: 3486 gli spettatori in media attratti dalla prima funambolica stagione di Pistoia in serie A, schizzati (passanto dai 3290 dell’anno seguiente) ai 3665 de “La più bella di tutte”, la prima stagione del Diablo.
Da qui il lento calo: 3323 spettatori l’anno dopo, più o meno tenuti nella terza e assai meno esaltante stagione del triennio di Vincenzo Esposito fino al crollo di quest’anno. Già suggerito dal dimezzamento degli abbonamenti e diventato realtà con i gradoni vuoti domenica dopo domenica.
IMMAGINE POCO CURATA
Un calo sottovalutato probabilmente dal club che, negli ultimi tre anni, ha ridotto in maniera drastica l’impegno nel marketing e nella cura dell’immagine. Lo ha fatto dopo il primo triennio dal ritorno in A in ascesa dove gli ottimi risultati sul campo (culminati con il prolungato primo posto “made in Esposito” nel girone d’andata 2015-16, non a caso il più partecipato dal pubblico con 3674 tifosi di media in via Fermi), sono stati “conditi” con iniziative ed eventi promozionali per squadra e società. Tante idee arrivate dal milanese Matteo Mantica, a cui si devono intuizioni significative come la spinta e l’impegno per la costruzione del Consorzio, la bella giornata biancorossa che venne organizzata alla vigilia della gara con Milano dall’allora matricola Tesi Group (gara tra l’altro fuori abbonamento) e la campagna abbonamenti lanciata all’indomani della chiusura della stagione, sull’onda dell’entusiasmo. Per non parlare di cene, eventi, magliette, gadget e presentazioni ad inizio anno degne di questo nome di cui da almeno due anni non c’è più traccia.
LE ALTRE
Due anni fa di questi giorni, il diktat dei palazzetti a 5000 posti arrivò a scaldare parecchio la corsa a sindaco per Palazzo di Giano. Ventiquattro mesi dopo con la Federazione a fare indietro tutta sulla questione, i numeri parlano di pubblico in serie A aumentato del 6% ma con sole 7 squadre a superare la media di 4000 spettatori a partita, dato più alto dai 4050 della stagione 1997-98. Oltre alla regina di pubblico ed incassi A|X Armani Exchange Milano (con 7409 spettatori di media), ci sono la neopromossa Alma Trieste (5802), la Segafredo Virtus Bologna (5094), la sorprendente finalista scudetto Banco di Sardegna Sassari (4340), la Germani Basket Brescia (4253) cresciuta del 13.4% con il nuovo PalaLeonessa, l’Openjobmetis Varese (4214 ) e la Vuelle Pesaro (4115). Le altre sono dietro: nell’ordine Fiat Torino (3770), Dolomiti Trentino (3609), Grissin Bon Reggio Emilia (3574), Venezia (3342), Cantù (3337), Brindisi (3143) e sotto le tremila unità Cremona (2809), Avellino (2725) e Pistoia.
Nella regular season (i dati non comprendono i playoff), sono 5 le squadre che hanno incassato più di un milione di euro dai botteghini: in questa classifica comanda la Virtus Bologna (con più di 1,6 milioni incassati), poi Sassari, Milano, Reggio Emilia e Trieste con Pistoia che si “ferma” a 460,536 mila euro. Nove su sedici le squadre che riescono a riempire i palazzetti oltre l’80%, mentre il PalaCarrara si è riempito appena per il 62,9% della sua capienza (fissata com’è noto a 3950). Peggio solo i ben più grandi Pala Del Mauro (52,5%) di Avellino (59,8%) e PalaVela di Torino, mentre Cantù (49,8%) giocava praticamente in campo neutro a Desio.



