Pistoia Basket, pazienza e fiducia

Dopo un’annata terribile, nella stanza dei bottoni è diventato realtà un necessario cambio generazionale. Laudicino l’elemento di discontinuità più evidente. Sambugaro? Lasciatelo lavorare in pace…

Perdonerete quel pizzico sano egocentrismo, ma ve lo avevo detto in tempi tutto sommato ancora non sospetti. Presentazione del Moretti bis presso l’azienda di Antonio Caso, ricordate? Nella parte finale del pezzo scrissi che le sei giornate a guida San Paolo erano il segnale che qualcosa era davvero cambiato. Era presente Peluffo quel giorno, ma non si erano visti né Robertone, né Lucchesi, né altri pezzi da novanta storici.

Era un segnale evidente, insomma, di un cambio di equilibri nella stanza dei bottoni, cui era lecito sperare seguisse un deciso cambio di passo nella gestione del Pistoia Basket. Era il momento in cui quel centinaio di sottoscrittori di quel famoso comunicato con cui, a fine della scorsa annata, veniva chiesto un ricambio generazionale, si vedevano dare finalmente ragione. Con una stagione sportiva agghiacciante nel mezzo, ahimè, ma questo oggi poco importa.  

Del resto, Roma non è stata costruita in un giorno. Non era pensabile – e non sarebbe stato nemmeno giusto – che si potessero scalzare gli artefici di annate importanti con una semplice pacca sulla spalla, ma era necessario maturassero i tempi per un avvicendamento tanto benedetto quanto fisiologico.

C’è un tempo per tutto, lo ripeto, ma alcuni segnali già oggi sono incoraggianti e gli oltre 500 abbonamenti già rinnovati nel momento in cui scrivo sono un segnale non banale di entusiasmo.

Onore al merito, dunque, ad un grande Laudicino, che rappresenta forse l’elemento che maggiormente impressiona in termini di discontinuità con il Pistoia Basket che abbiamo conosciuto fino ad oggi. Va dato atto al nuovo responsabile commerciale di essere un professionista vero, il solo fatto di aver riacceso curiosità e fiducia al termine della stagione più imbarazzante della storia biancorossa è un grande risultato. Chapeau.

Qualcuno dice, però, che per ora c’è tanto fumo e poco arrosto e tutto sommato lo spunto è anche comprensibile. Va dato tempo al tempo, però, lo ribadisco per la terza volta, ma dal mio punto di vista i segnali sono molto buoni.

Il lancio della campagna abbonamenti è stato un investimento importante, ma certamente il messaggio più intrigante non era rivolto tanto ai tifosi, ma a quel mondo imprenditoriale, pistoiese e non solo, che deve cominciare a percepire la società biancorossa in un’ottica diversa. Quanto al mercato, i due primi ingaggi sono comunque interessanti. 

Non ho parlato con Carrea, ma Carl Wheatle sembra essere il classico uomo di fiducia del coach, quello che ti porti dietro perché, anche se magari non garantisce chissà quali effetti speciali, è una sicurezza in termini di serietà, affidabilità e reciproca conoscenza. Di quel giocatore il coach sa esattamente come ragiona, come gioca, quali sono le caratteristiche migliori e quelle su cui lavorare. Il classico soldatino che ogni allenatore vuole con sé, insomma. Poi c’è Aristide Landi, e se quello è il primo cambio dei lunghi americani converrete con me che, almeno a pelle, pare un inizio più incoraggiante di quello di settembre scorso, con tutto l’affetto che pure provo per Luca Severini.

I bene informati sussurrano che Sambugaro è una macchina da guerra. Parks, da Capo d’Orlando con furore, ha declinato gentilmente l’offerta, ma il primo USA è nell’aria, per chiudere la prima fase abbonamenti con il botto. Staremo a vedere.    

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