Un abbraccio e una pacca sulla spalla. Il saluto di Luca Cipriani a Roberto Maltinti, presidente della gente
Sono stati giorni lunghi, difficili e dolorosi per tutti noi. La cosa che ha impressionato, ma certamente non ha sorpreso tutti quelli che lo hanno conosciuto, è stato l’oceano di amore riversato da centinaia di amici, sportivi, ex giocatori e tifosi nei confronti del nostro Roberto Maltinti.
Credo che la grandezza di Roberto, dell’uomo prima ancora che dello sportivo e del presidentissimo, sia resa evidente nel fatto che ciascuno di noi ne porterà nel cuore un ricordo intimo, privato e molto personale. Mancherà il Presidente, sicuramente, ma la tristezza che sentiamo oggi nasce dalla consapevolezza di aver perso un amico, uno zio, un compagno di viaggio, una persona con cui abbiamo condiviso mille storie di pallacanestro e di vita.
Personalmente, come ho già scritto più volte, il primo ricordo che ho di lui è molto risalente. Su un aereo in trasferta per Cagliari – avrò avuto 5/6 anni – Roberto mi regalò quella sciarpa biancorossa che ancora oggi indosso ad ogni partita. Lui era così, mi aveva visto piccolissimo alla mia prima trasferta importante e mi aveva fatto quel regalo. Con la sciarpona di lana pesante, tipica di quegli anni, mi sentii subito uno del gruppo. Ripensandoci con gli occhi e la testa di oggi, mi sono sentito effettivamente fin da subito tra amici, in famiglia.
Sì perché quel concetto di comunità, di ambiente familiare a misura di uomo – giocatore o tifoso che fosse – è stata la cifra della sua presidenza e del suo amore per la pallacanestro. In molti, io per primo, abbiamo a volte ironizzato su questo concetto, che in qualche occasione è sembrato più un escamotage per mascherare qualche difetto organizzativo che una filosofia di vita e di gestione della società vera e propria. Ci siamo sbagliati, mi sono sbagliato.
Non è difficile immaginare che quella simpatia immediata con cui ha accolto tutti, quell’atteggiamento fisico molto pronunciato, quella certa attenzione, quel grande affetto racchiuso nei suoi classici grandi abbracci possa aver semplificato l’impatto e l’adattamento alla nostra realtà di giocatori giovanissimi arrivati a Pistoia per la prima volta, a maggior ragione per tutti quei ragazzi che avevano lasciato i propri affetti oltreoceano.
E’ stato lo zio, il babbo di molti e prova ne è stata il numero impressionante di giocatori che hanno partecipato al dolore anche da lontanissimo. Giocatori che, probabilmente, hanno Pistoia nel cuore grazie a Roberto Maltinti. Lui è stato così, un uomo vero. Anche pieno di spigoli, per carità, ma di quei lati caratteriali tipici delle persone veraci, con cui puoi anche non andare sempre d’accordo ma a cui devi riconoscere la genuinità e la passione sincera.
Mi porterò nel cuore i nostri piccoli screzi, magari dopo la sua lettura di un mio pezzo polemico. Roberto non ce la faceva, non poteva farmela passare, se leggeva una critica ingenerosa doveva difendere la sua squadra, i suoi allenatori, l’operato di tutti i suoi collaboratori. Magari me lo diceva anche a muso duro, ma bastava che gli fosse chiaro che anche la mia rabbia e la mia delusione, in quello specifico pezzo, erano una forma di amore per i nostri colori che finivamo il battibecco col classico grande abbraccio. Io con la promessa di essere più conciliante con chi, come lui, si barcamenava con le mille difficoltà quotidiane del Pistoia basket, lui con la promessa di contare fino a dieci quando avesse letto qualcosa che non gli tornava. Promesse entrambe disattese all’occasione successiva, ma era davvero bello così.
Mi mancherai tantissimo, Roberto, non so nemmeno renderlo in parole quanto mi mancherai. Forse è banale scriverlo, però è vero, la consolazione è saperti riunito con Piero Becciani, Valente Palandri, Alfredo Piperno, Piernicola Salerni e tutti quei tuoi amici cui la Pistoia dei canestri deve tutto. E’ bello saperti abbracciato con Teo, sicuro che da lassù farete per sempre il tifo assieme al popolo biancorosso.



