In un campionato che piano piano sta mettendo in mostra tutto il proprio talento, come può difendersi questo Pistoia Basket?
Questione di classe pura o classe operaia: per ora il Pistoia Basket è bocciato in entrambe. In un basket sempre più fisico, dove atletismo e muscoli fanno la differenza, la terza giornata di Serie A ha incoronato – menomale – anche il talento.
Il talento di Milos Teodosic che, al ritorno in campo, sembra aver subito voluto rispondere a chi si chiedeva se l’arrivo del “quintetto” di assi catturati dalle squadre più ricche potesse davvero illuminare il campionato. “Non crediate che possa sempre giocare così”, ha detto – tra il serio e il faceto – ai microfoni Rai dopo la vittoria virtussina su Venezia, in mezzo al PalaDozza bianconero in estasi per un campione che davvero ricorda quelli degli anni d’oro di Basket City.
Ma non c’è stato solo il play serbo (22 punti in 21′, dopo un’estate travagliata che l’ha tenuto lontano anche dai Mondiali) a distribuire tocchi di classe al popolo del basket. C’è stato l’eterno Adrian Banks che ha trascinato Brindisi contro la lanciatissima Brescia con 31 punti in 32′ (di cui 5/7 da tre e 12/13 ai liberi) e uno scatenato Jerome Dyson che ha mandato un chiaro messaggio a Pistoia dove arriverà sabato sera con la Virtus Roma. 25 punti in 30′ con 6/10 da lontano per il play americano, che si è esaltato insieme ad un altro volto simbolo come lui dello scudetto di Sassari qualche anno fa.
Tra gli incantatori di retine della terza giornata, tutti figli degli anni ’80, lupi che perdono il pelo ma non il vizio, c’è stato infatti purtroppo per l’OriOra anche un certo David Logan. Benda bianca extralarge sul capo, stile Pirata dei Caraibi, il quasi trentasettenne play della De’ Longhi ha riportato Treviso al successo in Serie A dopo sette anni, lasciando Pistoia all’ultimo posto in classifica. Due quarti in sordina e poi lo show nella ripresa, con la scarica di bombe impossibili, marchio di fabbrica di casa Logan ora allo scadere dei 24”, ora con la mano dell’avversario davanti, tre spezzagambe nell’ultimo quarto. Pennellate da Van Gogh dei canestri, un ritorno prepotente in A1 per uno dei giocatori che meglio di tutti ha saputo interpretare il “sacchettismo” votato all’attacco.
Ma oltre ad incantare il pubblico, le bordate di Logan sono una serie colpi di genio che danno sicurezza alla squadra. Che nel caso di Treviso contro Pistoia, ha espresso tanti castigatori: dal vivace Nikolic, allo spietato ex Severini fino all’atletico Fotu. Dimostrando che la De’ Longhi non sarà una squadra partita per vincere il campionato, ma che ha comunque talento ed aggressività. O comunque oggi ne ha di più di Pistoia.
Ecco il punto: in un basket fisico ed atletico dove il talento può – vivaddio – fare sempre la differenza, avere almeno una delle due componenti è fondamentale per non staccarsi precocemente dal sogno salvezza e peggio scivolare subito nell’anonimato. Dopo tre gare, in cui la squadra di Carrea è andata indietro come i gamberi rispetto ai primi 25′ di Trento, viene da chiedersi in cosa Pistoia può prevalere sulle avversarie anche alla sua portata come doveva essere Treviso e come dovrebbe essere Roma. Nel talento o nell’aggressività fisica? Le caratteristiche della squadra plasmata dal tandem Sambugaro-Carrea farebbero propendere per la seconda, ma nelle prime tre giornate è stata proprio l’incapacità di contrastrare la fisicità avversaria, di calarsi per 40′ nella battaglia ad esser mancata a Della Rosa e soci.


