L’ennesima sconfitta al PalaCarrara, unita alla brutta prestazione offerta con Roma, ha generato la reazione del pubblico. A Reggio Emilia, il Pistoia Basket si porterà dietro diversi punti interrogativi
Niente da fare, ancora una volta è necessario rimandare il nostro primo nuntio vobis stagionale a data da definire e, visto che adesso ci attendono due trasferte proibitive, ci vorrà ancora tanta pazienza.
Il problema vero, si è visto sia a fine partita sia nei commenti sui social, sta nel fatto che la piazza davvero non ne può più. Puoi essere razionale quanto vuoi, puoi essere lucido e calmo nell’analisi, ma il dato oggettivo è che questo pubblico, tra le mura amiche, non gioisce di una vittoria da gennaio. Troppo tempo, troppe partite, troppe delusioni, i ragazzi ci vorranno quindi perdonare qualche fischio, oggettivamente prematuro in condizioni normali, e mi vorranno perdonare qualche considerazione piccata in questo pezzo.
Si è detto troppo tempo, troppe partite, troppe delusioni per spiegare il nostro stato d’animo. Si può dire anche troppe aspettative? Ho letto sui social qualcuno che reputa una beffa aver vestito con un abito molto buono un prodotto che pare più o meno lo stesso dello scorso anno. Ho letto altri scrivere che invece delle miss era meglio spendere soldi in giocatori. Non sarà quella macchina da caffè regalata con il pacchetto family il vero motivo per cui ci manca qualcosa nel roster?
Ora, io non sono un esperto di marketing, ma non ci vuole un genio per capire che il problema non è quanto possa essere stato investito in quel settore – molto poco, tra l’altro, stando a quel che si dice – il punto è piuttosto vedere cosa Laudicino ha portato nelle casse del Pistoia Basket. In verità girano voci, molto qualificate, per cui – nonostante un appeal della squadra per adesso pari a zero – i contratti di sponsorizzazione continuino ad essere firmati. Insomma, se non si capisce che le partite sul campo e nelle stanze dei bottoni sono completamente diverse, giocate con attori diversi e, almeno ad ora, con risultati del tutto diversi, non si fa un ragionamento serio.
Il problema vero, piuttosto, è il dato squisitamente tecnico. Com’è possibile sciogliersi come neve al sole alla prima vera difficoltà della partita? Com’è possibile che Salumu sembri più un cristallo che un atleta? Com’è possibile non aver mostrato un sussulto – parlo del coach – per tutto il secondo tempo, mentre la barca stava affondando? Il divario tra il budget di Roma ed il nostro, che pure esiste, giustifica il divario tecnico visto sul campo? Se posso anche capire che, in condizioni di continua emergenza, sia difficile creare fluidità in attacco, com’è possibile questa mollezza in difesa, dove la voglia di far fatica spesso conta più della capacità di picchiare?
Queste sono le domande che, fin dalla trasferta di Reggio Emilia, dovranno cominciare a trovare risposta da parte di Carrea e Sambugaro. Si possono anche perdere tutte, ma non come abbiamo fatto nelle prime quattro di campionato. Staremo a vedere.



