Poche le certezze della Pistoiese in questa prima parte di stagione: in attesa di una svolta, dobbiamo aspettarci un’altra annata di sofferenza?
La giornata, dal punto di vista atmosferico, era grigia, con minacciose nubi portatrici di pioggia. Gli spalti del “Marcello Melani” contavano 700 presenze, la stragrande maggioranza di esse spettatrici silenziosi. E in questo clima per nulla corroborante, cosa fa l’undici mandato in campo da Giuseppe Pancaro contro la Giana Erminio? Semplicemente si adegua, disputando una prima frazione sonnolenta.
Gli ospiti, al contrario, rivitalizzati dal subentro in panchina di Cesare Albè in luogo dell’esonerato Maspero, fanno la partita, spigliati, ordinati e con un centrocampo che, guidato da Remedi, soverchia in lungo ed in largo quello arancione.
Una Pistoiese rivedibile quella messa in campo dall’allenatore nel primo tempo, con scelte che non abbiamo compreso. Certo un tantino in più di audacia non avrebbe assolutamente fatto storcere la bocca. Vada per Vitiello collocato nella difesa a tre, vada continuare a dare fiducia a Bordin a centrocampo, ma perché non modificare sin da subito l’assetto dell’attacco facendo giocare assieme Gucci, Falcone e Stijepovic?
Lo ripetiamo, sono personali riflessioni, specie proiettate in una gara contro un’avversaria che, sebbene in ripresa, era collocata al penultimo posto della graduatoria. Una gara da vincere per dare continuità e fiducia alla squadra in vista delle due difficili trasferte di Alessandria e Novara.
Dispiace essere così drastici nei confronti di una squadra che non si è mai risparmiata niente – specie dal punto di vista tecnico – ma in un girone dove l’equilibrio la fa da padrona, ad eccezione del Monza che sembra disputare un campionato a parte, questi continui passi falsi, il non avere ancora un’identità ben delineata, contribuiscono a far si che anche la stagione attuale per i colori arancioni sia di sofferenza.
Ci auguriamo di sbagliare, di svegliarsi da questo che rappresenta una sorta di incubo, così come auguriamo a Giuseppe Pancaro di mostrarsi più “cazzuto” con i suoi ragazzi, nei gesti e nelle scelte.
In fin dei conti se ci spingiamo a criticare la squadra, l’allenatore, è solamente per il grande affetto che da sempre nutriamo per quei colori e perché vorremmo finalmente vederli alla ribalta come la “vecchia” tradizione insegna, in cammino verso il centesimo compleanno, in una veste più dinamica e consone alla storia dell’Olandesina.


