Errori madornali e mancanza di leadership condannano il Pistoia Basket a una classifica deficitaria: contro Trieste l’ultima chance per restare a galla
Qualche giorno fa sono passato dal PalaCarrara a metà pomeriggio per un caffè e mi sono fermato un minuto a guardare l’allenamento di un gruppo di bambini, avranno avuto nove dieci anni. Ho visto uno di questi ragazzini, durante una rimessa dal fondo, farsi prendere dal panico e gettare la palla in aria, regalandola agli avversari e facendo subire canestro alla propria squadra. Ho visto l’istruttore sospendere prontamente il gioco e predicare calma.
Cinque secondi possono essere lunghi, non c’è motivo di farsi prendere dal panico e, se proprio non si trova un buon passaggio, è buona regola farsi furbi e gettare la palla sui piedi di chi ci sta difendendo davanti, per guadagnare una nuova rimessa. Non è difficile, ci vuole calma e cervello, gli ha detto. E’ proprio così. Ora, voi penserete stia facendo ironia, ma questa scena l’ho vista davvero. Poi, però, ho visto anche la rimessa sciagurata del belga la domenica sera.
Nella palla gettata in aria di Salumu, in cui ho rivisto quel novello ragazzino impaurito, c’è tutta la fragilità mentale di cui parla coach Carrea. In verità, onestà intellettuale impone si scriva che – a livello di gioco – qualcosa di più e di meglio effettivamente si sia visto. Non sono nemmeno d’accordo con chi dice che gli avversari vanno sempre al piccolo trotto, spingendo in quei cinque dieci minuti che gli sono utili per scavare il fosso e vincere la partita. Credo, piuttosto, che i progressi vi siano stati davvero. Credo anche che Carrea le stia provando veramente tutte: a volte osa coinvolgendo di più la panchina, in altre occasioni spreme di più il quintetto base; fatto sta che il risultato, purtroppo, non cambia.
In verità, quello che siamo oggi avremmo dovuto esserlo un mese fa: adesso il cauto ottimismo – chiamiamolo così – sui piccoli progressi è mortificato dal tempo che scorre inesorabile. Oggi questa fragilità mentale di cui parla Carrea non ce la possiamo più permettere. La Fortitudo, che segna 8 in classifica, non è sembrata questa corazzata, come del resto anche Roma non era apparsa trascendentale. Il punto è che loro hanno comunque quelle due tre individualità che non tradiscono mai.
Non vi è alcun dubbio che Aradori abbia giocato una partita mediocre, però nel break dell’ultimo quarto si è vista la sua mano, quella del giocatore che spezza il ritmo partita. Roma non è uno squadrone, ma noi il Dyson ed il Jefferson di turno non lo abbiamo ed a loro evidentemente basta per fare bene. In verità, ora come ora, non ha nemmeno troppo senso interrogarsi su Salumu, sulla cabina di regia, chiedersi se la panca è all’altezza della categoria, sperare che Lollo D’Ercole si svegli davvero.
Tutte questioni interessanti ed importanti, ma domenica ci giochiamo la vita. Non è seriamente pensabile, infatti, sperare di mantenere la categoria se perdiamo in casa contro Trieste che, tra l’altro, ha un roster di tutto rispetto. Non possiamo più permetterci passi falsi. Dunque, tutti a palazzo, animati dalla voglia di muovere la classifica e muniti di tanta pazienza. Per sfogare la frustrazione che, sia chiaro, è legittima ed è pure la mia, si attenda eventualmente la sirena finale. Prima della fine, “gasse e botte nei vetri”, per citare Billero. Non so come, ma va portata a casa. Forza e coraggio.



