Dalla Porta: accoglienza da eroe nella sua Montemurlo

Lorenzo Dalla Porta è finalmente rientrato nella sua città, accolto dal Sindaco e da una folla festante. «Più emozionato qui che dopo una vittoria»

Montemurlo, ore 13 circa: amici, parenti, massime cariche cittadine e semplici appassionati aspettavano solo lui. C’era anche la maestra Fucà delle elementari che raccontava i suoi primi temi: «Scriveva sempre e solo delle moto. Lo chiamavo Vale perché coi riccioli pareva Rossi. Ricordo ancora l’ultimo anno come sua maestra, quando suo padre aprì la pista “Il Geko”: ci hanno sempre creduto, pure quando non li aiutava nessuno».

Poi, tra un aneddoto e l’altro, con qualche minuto di ritardo, è finalmente sceso dalla macchina. A poco più di 24 ore dal suo successo a Sepang, dall’altra parte del mondo, Lorenzo Dalla Porta ha finalmente potuto festeggiare a casa sua il titolo mondiale appena guadagnato. Il sindaco Simone Calamai e l’assessore allo sport Valentina Vespi gli hanno riservato un’accoglienza speciale. Subito il primo cittadino e Lorenzo sono saliti al piano superiore del municipio, per scrivere una pagina sul libro storico del Comune tutta per Lorenzo, che l’ha prontamente firmata con dedica. Ottima l’idea di aver invitato anche colui che finora era stato l’unico a portare Montemurlo sulla vetta del mondo: Marco Innocenti, olimpionico di double trap nel tiro a volo a Rio 2016.

Poi è iniziata la festa che ha emozionato Lorenzo e soprattutto babbo Massimiliano, più volte costretto ad asciugarsi le lacrime, nella sala “Bardi”. «Sono emozionato più ora che quando vinco un GP – ha esordito Lorenzo – Ho fatto il passo decisivo prima della Thailandia, quando è scomparsa mia nonna Nicoletta. Ho capito che dovevo vincere per lei, oltre che per me». Babbo Massimiliano scherza sul suo modo di concentrarsi: «La sua forza è proprio quella di non esagerare con le emozioni, anche quando negli anni scorsi si ritirava con la moto in fiamme». Sono poi intervenuti brevemente tutti gli amici e i familiari che non l’hanno mai lasciato solo in tutta la sua breve carriera.

Poi, dopo la consegna di una pergamena celebrativa, la chiusura perfetta del Sindaco: «A dicembre faremo un’altra festa più grande, ma speriamo che sia solo la prima di tante». Già, il capolavoro di quest’anno non deve restare l’unico. Lorenzo ovviamente dovrà farsi le ossa nella classe di mezzo, la Moto2, per almeno una stagione o due, ma per vincere non si deve mai accontentare: Rossi e Marquez insegnano.

Intanto, un cambiamento ha dovuto farlo: dal 2020 correrà col numero 19, per omaggiare ancora la nonna scomparsa con l’anno del suo addio. Il 48, che ne ricordava la nascita, in Moto2 non può usarlo poiché è ritirato. Era infatti il numero del compianto Shouya Tomizawa, il pilota giapponese che perì tragicamente nel GP di San Marino 2010. Sarà allora un nuovo numero per un nuovo obiettivo per scrivere un’ulteriore pagina non solo nel libro del Comune montemurlese, ma anche del motociclismo italiano. Che il meglio debba ancora venire, Lorenzo.

Edoardo Gori
Edoardo Gori
Classe 1993, laureato nel 2018 in Scienze Politiche. Sviluppa la passione per lo sport in tenera età grazie alle discese fra i pali stretti di Tomba ed alle scalate sui monti italiani e francesi di Pantani. Nel mezzo, consapevole del cammino impervio che l'attende, inizia i suoi due grandi culti: l'Inter e la Ferrari. Ha due grandi sogni impossibili (o quasi): Leclerc campione del Mondo ed i Titans al Super Bowl.


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