Tra alti e bassi il Pistoia Basket raccoglie i primi punti della stagione battendo Trieste. All’orizzonte il sentiero è ancora in forte salita
Per un attimo, solo per un secondo, mi è tornato in mente coach Ramagli. Ricordate la scorsa stagione? Sei sconfitte in apertura di campionato, poi le tre vittorie consecutive ed il livornese si sentì autorizzato a togliersi qualche sassolino dalle scarpe, in sala stampa. Non è stata un gran mossa, con il senno di poi, si spera davvero con tutto il cuore che Carrea abbia maggior fortuna. Son sincero, tutte le volte che un coach si prende queste piccole rivincite – per certi versi umanamente comprensibili, per carità – mi viene da chiedermi come mai abbia aspettato la prima vittoria per farlo.
L’allenatore dell’OriOra, a fine partita, ci ha comunque detto un sacco di altre cose. La prima è l’orgoglio di allenare questi ragazzi che, tra le altre cose, hanno giocato più di metà partita nel cosiddetto clima non semplice. Ora, il coach ha certamente ragione da vendere, quantomeno nella misura in cui non giudica chi fischia ma si limita a sottolineare quanto sia psicologicamente complicato per un giocatore tornare in campo dopo aver fatto qualche sciocchezza di troppo e sentirsi accompagnato da troppi mugugni.
Il punto, però, è che anche questi tifosi vanno un po’ capiti. Se è vero che non era colpa solo di questa squadra se non vincevamo una partita dal 6 gennaio, è altrettanto vero che, durante i 40 minuti, abbiamo visto un paio di tiri non prendere nemmeno il ferro, abbiamo visto un’inversione di campo senza che il portatore di palla fosse pressato, abbiamo visto un avversario sbucciarsi le ginocchia per recuperare il pallone mentre tre dei nostri restavano fermi ad osservare. Per non parlare delle 14 palle perse, alcune sanguinose. Insomma, qualcuno probabilmente esagera dagli spalti e certamente non aiuta, ma anche voi cercate di capirci se in questo inizio di campionato non ci siamo spellati le mani dall’entusiasmo. Sennò si va tutti a vedere il tennis, così il silenzio è garantito.
Carrea dice che bisogna giudicare il percorso e non la singola prestazione e che, parole testuali, questi ragazzi non erano merda prima e non sono improvvisamente diventati cioccolato adesso. Sottoscrivo e penso alle prossime tappe del percorso. Dopo la probabile sconfitta di Milano, c’è una partita tra le più sentite, delicate ed importanti dell’anno, ovvero la sfida interna con Cantù. Una partita da vincere in tutti i modi, per dare un seguito anche alla prestazione di domenica scorsa. Una partita da lottare con ogni goccia di sudore, perché contro gli amici dei termali non si tollera un atteggiamento dimesso. Una gara che, se portata a casa, rilancerebbe le nostre quotazioni salvezza. Un passaggio delicatissimo, insomma.
Va certamente dato atto a Carrea di essere bravo e di aver fatto una scelta non banale, quella di tenere Brandt in panchina durante il quarto tempo contro Trieste. Un coraggio, quello del coach, forse anche figlio della necessità – Angus non era certamente in palla – ma che ha pagato dividendi davvero sostanziosi e di cui va dato merito a Carrea. Insomma, il l’allenatore di Pistoia ha gli attributi, sa preparare e leggere le partite, è uno di quelli che sa il fatto suo. Forza e coraggio, dunque, ed avanti così. Qui vogliamo salvarci, ci crediamo.



