Nella conferenza stampa pre-Cantù, Carl Wheatle analizza anche la débacle contro l’Armani Exchange Milano: «Non doveva andare così»
Carl Wheatle è il protagonista settimanale dell’intervista pre-Cantù. La gara di domenica 17 novembre (ore 19 al PalaCarrara) potrebbe rappresentare un buon punto di svolta per Pistoia Basket. Dopo la disastrosa sconfitta contro Milano ogni gara risulta decisiva per riscattarsi e, soprattutto, per avvicinarsi alla zona salvezza. Proprio Wheatle è una delle note lieti di Pistoia Basket. Dopo aver impressionato tutti in A2 lo scorso anno, ha un po’ faticato ad inserirsi nel roster biancorosso e nel campionato in generale. Però adesso che si è sbloccato non vuole certo fermarsi.
Partendo proprio da Wheatle stesso, il punto sulla stagione che ha disputato fino ad ora: «Ci ho messo un po’ per ambientarmi in serie A1 – confessa Wheatle. Adesso però sto trovando sempre più fiducia grazie agli allenamenti che facciamo in settimana. Adesso ho capito quali sono veramente i miei punti di forza e le situazioni in cui posso dare un grande apporto alla squadra e lo farò con continuità per arrivare a nuove vittorie»
Con Armani Exchange Milano è andata come ci si aspettava, o probabilmente un po’ peggio: «No, sinceramente non era questo che ci aspettavamo – spiega Wheatle. Sapevamo di andare ad affrontare una delle migliori squadre di Europa ma la nostra mentalità quando entriamo in campo è sempre quella di provare a vincere. Che sia contro i LA Lakers o contro una squadra di serie D».
Cosa manca quindi, secondo il numero 24, al Pistoia Basket per migliorare la gestione della gara: «Dobbiamo migliorare sia nel gioco che nell’attenzione – chiarisce Carl – perché anche se giochiamo bene ma riusciamo a farlo per 10 o 20 minuti non conta niente. Dobbiamo dare il nostro meglio per reggere 40 minuti e giocare bene. Cosa manca per arrivarci? Non c’è un solo motivo, ogni match è diverso e ha i suoi problemi. L’importante è restare uniti».
Sguardo a domenica adesso, l’ala piccola di Pistoia sa bene quanto importante sia la gara con Cantù: «Stiamo lavorando duro in settimana. La sfida con Cantù – commenta Wheatle – è fondamentale per noi dato che loro, rispetto a Milano, sono più vicini a noi in classifica. Ciò che può veramente darci la carica in più è il nostro palazzetto».
Come si può arginare Cantù quindi: «Loro si muovono molto ed è una squadra alla quale piace correre. Hanno come punti di forza il rimbalzo offensivo ma soprattutto il contropiede – analizza il numero 24. Quindi per arginarli dovremo lavorare tanto sui nostri rimbalzi difensivi. E soprattutto prendere solo tiri sicuri per evitare contropiedi».
Parlando un po’ della sua storia si sa che il suo approdo al basket è stato tardivo rispetto ad altri: «È vero! Ho iniziato a giocare a basket a 15 anni, fino ad allora avevo sempre giocato a calcio. Poi durante un torneo scolastico di basket un allenatore mi ha notato e mi ha fatto provare per qualche allenamento. Da lì ho capito che a calcio non ero così bravo come a basket (ride, ndr). Mi sono appassionato a questo sport e ho lasciato il calcio».
Qual è stata quindi la vera svolta della sua carriera: «Il trasferimento in Italia – ammette sicuro Carl Wheatle – perché a casa mia non ero ancora nessuno. Mi sono trasferito qui a 15 anni e ho fatto 3 anni di A2 prima di arrivare in serie A1. Comunque ho solo 21 anni e quindi sono molto soddisfatto di ciò che ho fatto fino ad ora».



