Sfida speciale per Cesare Pancotto, che ha allenato a Pistoia ai tempi dell’Olimpia: «Mi emoziono pensando a Piero Becciani, Mario Carrara, Alfredo Piperno e ora anche a Roberto Maltinti»
«Vivo lo sport con trasporto e amore, per questo tornare a Pistoia per me è sempre un’emozione». Sono passati 26 anni da quando ha lasciato l’Olimpia, al PalaCarrara è già tornato tante volte da avversario (spietato in verità visti i molti successi anche recenti con Barcellona Pozzo di Gotto e Cremona) ma non è stato mai un nemico. Anzi a Pistoia, Cesare Pancotto rimane un’istituzione e non può essere altrimenti perché il gentiluomo marchigiano per la prima volta le ha fatto assaggiare il dolce sapore del grande basket, l’ebbrezza di andare al gran ballo delle stelle della retina. E la prima volta, come si suol dire, non si scorda mai.
Pancotto tornerà in via Fermi domenica, per la prima volta al timone dell’Acqua San Bernardo Cantù con cui ha iniziato una nuova avventura con la grinta di un ragazzino con quasi 40 anni di carriera alle spalle. Torna con le sue 614 panchine di A1 e sfida, da decano degli allenatori italiani, l’allievo Michele Carrea chiamato ai miracoli nell’ennesima domenica bestiale dell’OriOra ancora una volta in emergenza formazione. Ma soprattutto, a distanza di quattro anni dall’ultima volta (13 marzo 2016), Pancotto torna in una gara a dir poco fondamentale sia per Pistioia che per Cantù in ottica salvezza.
«E’ da anni che sento la parola fondamentale per una partita – dice il tecnico di Porto San Giorgio, tornato in serie A dopo un’ottima stagione in cui ha condotto Montegranaro ai playoff di A2 – Penso che non esistano partite facili o difficili, ma partite che danno un’opportunità e dove mettere motivazioni forti. Pistoia per noi è una di quelle. Stiamo cercando la nostra identità, stiamo crescendo, dobbiamo fare un passo in più in continuità. Ecco chi tra noi e loro metterà più continuità, puo far bene».
Verrebbe da dire che sei punti contro gli appena due di Pistoia dopo 8 giornate, aiutano ad essere diplomatici. La sua Cantù è una delle rivelazioni di questa prima parte di stagione, eppure Pancotto tiene tutti sulla corda. Da vero professionista. «Sarò soddisfatto solo a salvezza avvenuta- dice l’ex allenatore dell’Olimpia – siamo partiti con la consapevolezza che sarebbe stato un anno difficile, sapendo che per affrontarlo al meglio dobbiamo condividere tutto staff, squadra e società. Stiamo trovando un gran sostegno del pubblico e considerando che siamo la squadra più giovane del campionato con 9 esordienti su 10, possiamo dire che stiamo lavorando bene. Ma sarò contento solo con la salvezza in tasca».
Squadra giovane, zeppa di esordienti consapevole delle difficoltà: la descrizione della prima Cantù post Gerasimenko, con la nuova proprietà che ha affidato all’esperto Pancotto il timone per rimettersi sulla retta via, sembra molto simile a quella dell’OriOra. A cui le cadute fin qui sono pesate doppio, visto che alla classifica precaria si somma una piazza disillusa, che sembra stanca di soffrire soprattutto dopo aver vissuto una stagione sportivamente tragica come l’anno scorso. «Ho grande stima per Pistoia- continua Pancotto – come club e come piazza. Mi emoziono pensando a Piero Becciani, Mario Carrara, Alfredo Piperno e ora anche a Roberto Maltinti. I primi mi hanno dato la possibilità di allenare e mettermi alla prova, Roberto era un amico, un vero uomo di sport. La squadra sta crescendo e so che il pubblico di Pistoia può generare una grande energia».
I due punti in palio domenica rimangono pesantissimi per tutti: per Pistoia lo sono per continuare a dare un senso ad un campionato che non aspetta, mentre Cantù si staccherebbe decisamente dai bassifondi. «Il campionato bisestile, come chiamo io questo torneo dispari, è già strano – chiude il tecnico di Cantù – C’è una frattura tra le primissime e le altre che, con budget diversi, hanno le loro difficoltà. Chi saprà aggredire al meglio queste difficoltà, sopravviverà».



