L’australiano sembra essere il vero punto dolente nelle logiche che hanno portato alla costruzione del roster e intanto Quarisa continua a non trovare spazio
Nulla di nuovo sul fronte occidentale, potremmo sintetizzare col titolo di un grande romanzo storico l’esito della trasferta a Brescia dei ragazzi. In verità, una partita già considerabile complessa in condizioni normali è diventata sostanzialmente proibitiva a causa dell’ennesima assenza di Angus Brandt, dunque dopo il parziale iniziale di 8-0 in favore dei padroni di casa avevamo già riposto nel cassetto i sogni di gloria.
In verità, se si guardano i parziali dei quattro quarti, si vede chiaramente che, mentre dal secondo in poi le due squadre hanno offerto prestazioni in sostanziale equilibrio, il parziale di 28-19 con cui si è chiuso il primo tempino ha, di fatto, deciso la partita.
Dicevo dell’assenza di Brandt. L’australiano, ahinoi, sembra essere il vero punto dolente nelle logiche che hanno portato alla costruzione del nostro roster. Angus, infatti, non solo è l’unico cinque della squadra – non avendo un cambio di ruolo vero e proprio – ma ha già collezionato tre partite ai box per guai fisici in questo primo spicchio di campionato. Se si considera poi che, in un quarta partita, il suo utilizzo è stato limitato a 14 minuti per scelta tecnica, allora le domande su quanto sia stato azzeccato il nostro centro diventano legittime.
Carrea ci ha sempre detto che le qualità maggiormente apprezzabili del nostro Angus sono legate agli aspetti del gioco lontano dalla palla, resta il fatto che, per tamponarne l’assenza, il nostro coach ha proposto ancora una volta Carl Wheatle nello spot di 4, spostando Justine Johnson in quello di 5. Trentatré minuti di utilizzo per Carl, che ha impreziosito la propria prestazione, più che sufficiente, con 8 rimbalzi totali.
Va detto che, nel walzer delle rotazioni sotto canestro, sta diventando francamente inspiegabile la gestione del buon Quarisa. I bene informati sussurrano che Andrea sia un ragazzo d’oro, un uomo spogliatoio fondamentale per tenere insieme il gruppo, tuttavia non si può fingere non ci sia un problema se Andrea non trova nemmeno un secondo di utilizzo anche a Brescia, quando non devi necessariamente vincere a tutti i costi ed il pivot titolare resta a casa.
Alcune domande nascono spontanee: davvero Andrea non può giocare nella massima serie nemmeno mezzo minuto di media, per far rifiatare i titolari? Se davvero lo si considera come un giocatore nemmeno all’altezza del garbage time, perché allora non si è tenuto Di Pizzo, tra l’altro già di nostra proprietà? Un altro dubbio sorge spontaneo: non sarà che il nostro coach, che fa le sue legittime valutazioni sul valore del giocatore, sta mandando un chiaro messaggio alla società – al netto delle dichiarazioni di circostanza – facendo chiaramente capire che Andrea non lo vede per niente e che necessiterebbe, almeno in linea teorica, di un nuovo lungo?
Chissà poi come vive questa situazione lo stesso Andrea Quarisa. Sarà contento, a fronte anche di un ingaggio probabilmente non faraonico, di passare la stagione a scaldare la panchina?
Detto questo, non era dalla partita a Brescia che si sperava di racimolare punti salvezza. Le prossime due in casa, invece, ci diranno moltissimo sul proseguo della stagione. L’obiettivo, oggettivamente alla portata, è fare bottino pieno ed arrivare a 10 punti, che rappresenterebbe una quota notevole anche dal punto di vista psicologico.Non è un mistero, infatti, che le dirette concorrenti abbiano trovato sponsor notevoli. L’ingaggio di Joe Ragland rappresenta un bel salto avanti per le ambizioni di salvezza di Cantù, mentre Trieste è alla ricerca del colpo giusto favorito dall’ingresso di Allianz assicurazioni. A Pistoia lo sponsor pesante non arriva, pertanto sembra che dovremo andare avanti senza ulteriori innesti. Staremo a vedere.


